BANCHE. Credito al consumo, convegno CF

Secondo un’indagine svolta da Adoc, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori e Federconsumatori e presentata questa mattina nel corso di un convegno organizzato da Consumers’Forum, il 62% del campione intervistato (1725 cittadini) dichiara di essere ricorso a forme di credito al consumo negli ultimi due anni. Il 53% di chi vi ha ricorso dichiara di averlo fatto per acquistare beni di consumo; il 17% per arrivare a fine mese; l’8% vi ha ricorso per affrontare spese mediche. L’Italia, dunque, da Paese di "formiche" si è trasformato in un Paese di indebitati. Nulla di nuovo. Lo aveva già detto la Banca d’Italia. Secondo una sua recente indagine, infatti, il mercato del credito al consumo alla fine di settembre 2009 presentava finanziamenti complessivi per 110 miliardi di euro. La stessa indagine della Banca d’Italia riporta che a fine 2008, rapportata al reddito disponibile, la quota di credito al consumo della famiglie italiane si attestava attorno al 10% contro il 6% del 2003.

"Negli ultimi cinque anni il ricorso al credito è raddoppiato. Se le imprese del credito leggono questo dato come segno di progresso, noi – che difendiamo i consumatori – non possiamo non dirci preoccupati da questa crescita". Con queste considerazioni di Sergio Veroli, Presidente di Consumers’ Forum si è aperto il convegno durante il quale – dopo una presentazione dettagliata della ricerca condotta dalle cinque Associazioni – si sono confrontati esponenti del mondo consumerista e del mondo bancario.

Oltre ai dati già esposti, sono meritevoli di attenzione altri dati emersi nel corso della relazione di Antonio Gaudioso, Vice-Segretario Generale di Cittadinanzattiva: "Secondo la ricerca, nel 64% dei casi viene dichiarata la propensione a ricorrere al credito al consumo solo in caso di necessità a dimostrazione di un certo timore dei consumatori ad accostarsi a questi servizi a causa di una mancanza di trasparenza", sostiene Gaudioso che chiude il suo intervento sulla necessità di campagne informative destinate soprattutto alle fasce meno istruite della popolazione, le più vulnerabili.

Al prof. Pierfrancesco Bartolomucci, Dottore di ricerca in "Consumatori e Mercato", Università Roma Tre è toccato affrontare gli aspetti legislativi del credito al consumo. Il Professore ha richiamato la direttiva del 2008 che "in maniera molto significativa non parla più di credito al consumo ma di credito ai consumatori. Ciò aveva generato forti aspettative deluse dal vero fine della direttiva che, lungi dall’essere la tutela del consumatore tout court, è strumentale al raggiungimento del mercato unico del credito".
Francesco Avallone, Vice Presidente Federconsumatori, ha dato il via al dibattito e lo ha fatto puntualizzando, anzitutto, il forte ritardo con il quale si è intervenuti in questo settore. Nell’intervento di Avallone non sono mancate le proposte dirette a creare un mercato più trasparente, più comprensibile. Ha colto al volo l’invito ad una maggiore trasparenza Filippo Cannioto, Responsabile Ufficio Legale e Compliance di Consum.it – Gruppo Monte dei Paschi di Siena, sottolineando come il suo Gruppo abbia già adottato pratiche trasparenti considerate un fattore di competitività: "Evidentemente ciò non è ancora del tutto sufficiente; il prossimo passo deve essere una migliore prassi operativa che abbia l’obiettivo di creare consumatori critici e consapevoli. E’ necessario ricreare il circolo virtuoso della fiducia che si è momentaneamente interrotto".

Mario Finzi, Presidente Assoutenti, ha esordito apprezzando la ricerca. L’ha definita il "primo studio lato consumatore" che, seppur effettuato con un metodo non scientificamente corretto, ha il pregio di aver dato una visione del credito al consumo particolare. Lo studio, infatti, è utile per tenere sotto controllo il fenomeno del sovra indebitamento: "E’ vero che nel nostro Paese – ha detto Finzi – il ricorso al credito al consumo è minore che negli altri Paesi, ma è pur vero che ne fanno ricorso in misura maggiore coloro che versano in condizioni economiche non floride; coloro che vedono nel credito al consumo l’ultima spiaggia. Ciò può essere causa di sovra indebitamento". Finzi ha concluso sostenendo che il crescente ricorso al credito al consumo è divenuto un problema anche per le imprese bancarie e finanziarie dal momento che si è assistito, nell’ultimo periodo ad un aumento del 2% delle insolvenze. "E’ necessario smettere di negare che esista un problema; bisogna educare le famiglie alla pianificazione del proprio bilancio e a comprendere le caratteristiche del prodotto che stanno acquistando", ha concluso Finzi.

Da Agos Ducato, new entry in Consumers’Forum, giunge la completa disponibilità a lavorare per un mercato più semplice: "Attenzione, però, a non generalizzare – ha ammonito Enza Gioia ,Direttore Comunicazione Immagine AGOS – non fa bene ai consumatori e non li aiuta a comprendere il fenomeno".

Ha azzardato l’ipotesi di un cartello "al rialzo" messo in atto da tutti gli operatori presenti sul mercato del credito Carmelo Calì, Dirigente Confconsumatori, mentre ha ridimensionato il problema Roberto Catalano, Responsabile prodotti di Finanziamento Divisione Bancoposta – Poste Italiane: "L’identikit emerso dall’indagine ci restituisce un consumatore attento, in grado di fare scelte oculate seppur in un contesto normativo e informativo da migliorare". Anche Marco Siracusano, Responsabile Direzione Marketing privati-Famiglie Intesa Sanpaolo, ha sostenuto l’importanza di parlare del fenomeno del sovra indebitamento: "Tuttavia è necessario tener presente che esso riguarda una minoranza".
Le conclusioni sono state affidate all’Antitrust e alla Banca d’Italia che assolvono ad un compito di vigilanza. Massimo Ferrero, Direttore Direzione Credito – Direzione Generale tutela del Consumatore Agcm – dopo aver passato in rassegna gli ultimi interventi dell’Antitrust ha sottolineato l’importanza dell’attività di controllo "che questa fa se di difficoltà economica assume maggior rilievo e deve essere orientata a recuperare la fiducia andata persa". Vittorio Tusini Cottafavi, Sostituto Capo Servizio rapporti esterni e affari generali Banca d’Italia, ha fatto il punto sull’attività di Palazzo Koch in materia di vigilanza. "Dal 1° gennaio 2008 sono state messe in atto 90 procedure sanzionatorie, 187 richiami e 52 cancellazioni di intermediari (art.106 TUB)".

di Valentina Corvino

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