BANCHE. Crisi, stabilità e ruolo dell’Europa in un intervento Bankitalia

In un intervento al Bundesministerium der Finanzen a Berlino, il Direttore Generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, ha analizzato le varie fasi della crisi, per mettere in luce in che modo questa, nata negli Stati Uniti, si sia poi ripercossa sull’Unione Europea (UE) nonché le cause che hanno portato l’Unione Europea ad arrivare impreparata a gestire una crisi di natura globale e priva degli strumenti e delle procedure necessarie.

"La crisi globale che ha colpito anche la UE non è ancora superata" si legge nel discorso del Direttore Generale, "ci sono focolai di tensione ancora attivi nei sistemi bancari e nelle finanze pubbliche di vari paesi; permangono condizioni di incertezza e di volatilità sui mercati finanziari. L’attività economica è in ripresa nel 2011, ma è comunque prevista decelerare nel 2012, anche in Germania e negli Stati Uniti. Non vi può essere alcun dubbio che ricade sui singoli paesi la responsabilità primaria di mettere ordine nelle proprie finanze pubbliche e nei propri sistemi bancari. L’Italia è pienamente consapevole di questa necessità e farà la sua parte come ha sempre fatto anche in passato. Ma è altrettanto ovvio che paesi che hanno in comune la moneta hanno l’obbligo morale di cooperare per facilitare la correzione degli squilibri e per impedire che il contagio si trasmetta in tutta l’area, destabilizzando la stessa moneta unica".

Sui compiti dell’Unione Europea, Saccomanni sostiene: "Dobbiamo quindi fare uno sforzo particolare per migliorare la nostra comunicazione, per accrescere la trasparenza delle nostre istituzioni e procedure e per contrastare efficacemente la speculazione destabilizzante. Dobbiamo darci un assetto istituzionale adeguato alle sfide economiche e finanziarie che la UE e l’eurozona sono chiamate a fronteggiare e che non richieda periodiche interpretazioni o emendamenti dei nostri Trattati. Ma la UE non potrà risolvere i suoi problemi strutturali solo attraverso il consolidamento fiscale. Questo è necessario per stabilizzare i mercati finanziari e per lasciare più spazio agli investimenti privati. Ma occorre anche adottare una strategia di riforme strutturali per accrescere il potenziale di crescita dell’economia europea, per riassorbire la disoccupazione, specie quella giovanile e femminile, e per correggere gli squilibri di produttività e di competitività all’interno dell’eurozona".

Il Direttore Generale conclude che "occorre promuovere la piena integrazione dei mercati dell’energia, ancora frammentati a livello nazionale e dominati da monopolisti locali che impongono costi elevati alle imprese e alle famiglie. Inoltre, come indicato dal Rapporto Monti, è necessario rafforzare le infrastrutture fisiche che stanno alla base di un grande mercato interno, le reti di trasporti, di telecomunicazioni, di distribuzione dell’energia e dell’acqua. L’esperienza insegna che da questi processi di liberalizzazione e di integrazione viene la spinta per la ricerca e l’innovazione che sono il presupposto per lo sviluppo di nuovi investimenti e della produttività. Si tratta di un’agenda ambiziosa e per certi versi impopolare nel breve periodo. Essa richiede quindi uno sforzo di leadership da parte dei principali attori europei".

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