BANCHE. Derivati a Milano. Le denunce dell’opposizione e le risposte del sindaco Moratti

"L’esposto è nei confronti delle banche, a tutela de Comune. Quindi siamo dalla stessa parte". Così, oggi a margine dell’intitolazione di un giardino a Marisa Bellisario, il sindaco Letizia Moratti ha risposto ai giornalisti sulla vicenda dei derivati venduti dalle banche al Comune di Milano

La replica del sindaco è la risposta alle critiche avanzate dall’opposizione contro l’Amministrazione comunale per la questione derivati che da ieri è ormai oggetto di un’inchiesta giudiziaria, con tanto di perquisizioni a carico di alcune banche come Ubs, Jp Morgan, Deutsche Bank e Depfa, coinvolte nella vendita di questi sofisticatissimi prodotti finanziari.

Letizia Moratti spiega di aver fatto già partire un bando internazionale per la scelta di un advisor. "Ho fatto partire la richiesta, accolta dalla direzione generale per nominare, per tutte le operazioni finanziarie del Comune, un advisor indipendente che non abbia avuto nessun legame con il Comune".

I tempi non dovrebbero essere troppo lunghi, secondo il sindaco: "Mi aspetto di avere a breve a disposizione un professionista indipendente per impostare tutte le nostre operazioni che non sempre sono facili. Le banche hanno tanti prodotti finanziari, è un mercato complesso, che si evolve in continuazione. Poi vedremo quali saranno le azioni da mettere in essere per la tutela del Comune stesso e quindi dei soldi dei cittadini".

"Adesso il sindaco venga in aula a dire quello che sa sui derivati", ha commentato l’opposizione, ma a chi le chiede un commento alle critiche che si sono levate da più parti, il sindaco ha ribadito più volte che l’esposto è del Comune e quindi opposizione e maggioranza per una volta sono dalla stessa parte.

Il blitz della guardia di finanza nelle sedi milanesi di Ubs, Deutsche Bank, Jp Morgan e nella sede romana di Depfabank nell’ambito dell’inchiesta sui derivati condotta dal pm Alfredo Robledo, infiamma invece ancora una volta Palazzo Marino. L’accusa della Procura è di truffa aggravata ai danni del Comune. I funzionari indagati – una decina in tutto – avrebbero approfittato del fatto che Palazzo Marino non ha utilizzato consulenti esterni per valutare le conseguenze di contratti firmati in tempi brevissimi, a tutto vantaggio degli istituti di credito.

Ma, secondo l’opposizione, che poche settimane fa aveva presentato un esposto alla Procura, la vera sostanza dell’accusa è un’altra.

"Nell’esposto – spiega il vicepresidente del Consiglio comunale e consigliere Pd Davide Corridore – abbiamo presentato una perizia secondo cui le banche hanno accumulato 73 milioni di euro di commissioni occulte contro i 168 mila euro di cui avevano diritto per la gara di emissione dei bond. Adesso l’idea è di impugnare i contratti. Stiamo perdendo circa 300 milioni di euro. Al di là dell’azione penale siamo al lavoro con legali italiani e inglesi perché la nostra intenzione è cancellare i contratti stipulati in modo illecito".

Basilio Rizzo della lista Uniti con Dario Fo si spinge oltre e chiede alla Procura di approfondire anche le responsabilità del Comune.

Da parte sua la Moratti replica che sono stati avviati delle operazioni interne al Comune per valutare cosa sta accadendo e aggiunge ancora una volta: "È una linea quella della tutela degli interessi del Comune che non possiamo non condividere".

Anche l’area cattolica della città solleva forti dubbi sull’operato dell’amministrazione comunale sulla questione "derivati".

"La vicenda dei costi occulti sui derivati stipulati dal Comune di Milano deve far riflettere tutti sul contributo che ciascuno può e deve dare al bene comune e agli interessi della città". Lo afferma Gianni Bottalico, presidente delle Acli di Milano, che aggiunge: "La politica appare troppo spesso distratta da discussioni futili e da personalismi. L’azione svolta dal consigliere Davide Corritore appare da questo punto di vista esemplare perché apre spazi nuovi di impegno, aiuta tutta la classe politica a drizzare le antenne su tutto ciò che concretamente contribuisce a creare degli oneri sulla vita dei cittadini. Infatti, l’uso eccessivo e distorto dei più sofisticati strumenti finanziari, come i derivati – prosegue il Presidente delle Acli – contribuisce alla erosione delle risorse disponibili per la collettività, indebolendo i bilanci degli Enti Locali e si configura come uno dei principali fattori che concorrono a depauperare la sfera pubblica, che appare al cittadino erogare sempre meno servizi e nel contempo imporre più tasse".

La vicenda "derivati" risale al 3 maggio 2005, quando una delibera della giunta di centro-destra guidata da Gabriele Albertini decide di selezionare alcune banche per emettere un bond. Dato che il Comune aveva contratto negli anni precedenti alcuni mutui, sembrava "vantaggioso" estinguerli anticipatamente "rifinanziandoli attraverso l’emissione di un prestito obbligazionario". Viene emesso così un bond trentennale da 1,68 miliardi. La scelta ricade su quattro banche: Depfa, Deutsche, Jp Morgan e Ubs. Successivamente, su suggerimento degli istituti, il Comune decide di stipulare contratti derivati collegati al bond. In particolare, trasforma con uno swap il tasso del bond da fisso a variabile, visto che all’epoca i tassi variabili erano più bassi di quelli fissi. Un’operazione che suscita le critiche dell’opposizione consiliare. L’opposizione sostiene che le possibili perdite (che potrebbero elevarsi a oltre 400 milioni di euro) in caso di aumento dei tassi, sarebbero cinque volte superiori al possibile risparmio, qualora i tassi scendessero. L’amministrazione risponde che l’operazione non espone a rischi.

La polemica riesplode nell’autunno del 2007,sempre per effetto dell’opposizione, che punta il dito sul cambiamento di tasso del bond. Il Comune (nel frattempo Letizia Moratti era diventato il nuovo primo cittadino dopo il doppio mandato di Albertini, ormai a Strasburgo come europarlamentare di Forza Italia), ribatte la bontà della scelta operata due anni prima e insiste dichiarando un risultato positivo, in linea interessi, pari a 3,6 milioni.

Nell’aprile del 2008, la Corte dei Conti esprime preoccupazione sui rischi che corre l’amministrazione comunale attraverso l’uso dei derivati. Si parla di perdite teoriche intorno ai 280 milioni. Il 9 maggio, viene depositato presso il Tribunale del capoluogo lombardo un esposto di Davide Corridore, nel quale viene richiesto all’ufficio del pm Alfredo Robledo la valutazione dell’applicazione del reato previsto dall’articolo 640, secondo comma, n. 1, del Codice penale: truffa aggravata.

Il 17 giugno, il Comune di Milano avvia la selezione di un advisor indipendente che lo assista nella sua politica finanziaria, a fronte di mercati finanziari caratterizzati, osserva Palazzo Marino, "da una rilevante e imprevedibile crescita dei tassi".

 

 

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