BANCHE. Draghi chiede di “tornare alla crescita”

Ricorda le prime parole pronunciate nel 2006, cita Cavour, analizza i mercati internazionali ed europei, affonda le dita nelle criticità dell’Italia e indica lui stesso lo slogan cui improntare non solo la sua relazione, ma l’esigenza e la progettualità futura del paese: "Tornare alla crescita". Queste le parole del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi nelle sue considerazioni finali, quest’anno di particolare rilievo in quanto il Governatore è ormai proiettato verso la presidenza della Banca Centrale Europea.

"La crescita economica del nostro paese è stata il mio punto fisso. Non è un problema nuovo, ma rivendico alla Banca d’Italia il merito di averlo messo al primo posto nelle priorità di politica economica", ha detto Draghi concludendo il suo discorso e offrendo indicazioni su quanto c’è da fare: "Oggi bisogna in primo luogo ricondurre il bilancio pubblico a elemento di stabilità e di propulsione della crescita economica, portandolo senza indugi al pareggio, procedendo a una ricomposizione della spesa a vantaggio della crescita, riducendo l’onere fiscale che grava sui tanti lavoratori e imprenditori onesti".

Le parole conclusive: "Già nel mio primo intervento pubblico da Governatore della Banca d’Italia, nel marzo del 2006, notavo come l’economia italiana apparisse insabbiata, ma che i suoi ritardi strutturali non andavano intesi quali segni di un declino ineluttabile: potevano essere affrontati, dandone conto con chiarezza alla collettività, anche quando le soluzioni fossero avverse agli interessi immediati di segmenti della società. Poche settimane dopo, mi rivolsi a voi in questa sede con le parole di apertura "Tornare alla crescita". Con le stesse parole vorrei chiudere queste considerazioni finali".

Nell’analisi della situazione economica italiana, Draghi ha evidenziato che "in Italia il disavanzo pubblico, prossimo quest’anno al 4 per cento del PIL, è inferiore a quello medio dell’area dell’euro; nelle previsioni ufficiali scenderà al di sotto del 3 per cento nel 2012. Il debito è tuttavia vicino al 120 per cento del prodotto. Appropriati sono l’obiettivo di pareggio del bilancio nel 2014 e l’intenzione di anticipare a giugno la definizione della manovra correttiva per il 2013-14".

Secondo il governatore di Bankitalia, la spesa primaria corrente dovrà però ancora contrarsi, di oltre il 5 per cento in termini reali nel triennio 2012-14. "Per ridurre la spesa in modo permanente e credibile non è consigliabile procedere a tagli uniformi in tutte le voci: essi impedirebbero di allocare le risorse dove sono più necessarie; sarebbero difficilmente sostenibili nel medio periodo; penalizzerebbero le amministrazioni più virtuose. Una manovra cosiffatta inciderebbe sulla già debole ripresa dell’economia, fino a sottrarle circa due punti di PIL in tre anni. Occorre invece – ha spiegato Draghi – un’accorta articolazione della manovra, basata su un esame di fondo del bilancio degli enti pubblici, voce per voce, commisurando gli stanziamenti agli obiettivi di oggi, indipendentemente dalla spesa del passato; affinando gli indicatori di efficienza dei diversi centri di servizio pubblico (uffici, scuole, ospedali, tribunali) al fine di conseguire miglioramenti capillari nell’organizzazione e nel funzionamento delle strutture; proseguendo negli sforzi già avviati per rendere più efficienti le amministrazioni pubbliche; impiegando una parte dei risparmi così ottenuti in investimenti infrastrutturali. Andrebbero inoltre ridotte in misura significativa le aliquote, elevate, sui redditi dei lavoratori e delle imprese, compensando il minor gettito con ulteriori recuperi di evasione fiscale".

Da quando è partita la ripresa, l’economia italiana ha recuperato solo 2 punti percentuali dei 7 persi e il ritmo di espansione nel primo trimestre di quest’anno "è stato appena positivo", ha detto Draghi, puntualizzando che si tratta di un risultato deludente "uniforme sul territorio, da Nord a Sud. Se la produttività ristagna, la nostra economia non può crescere".

Il Governatore di Bankitalia ha sottolineato la necessità di affrontare il problema dell’efficienza della giustizia civile – l’Italia si piazza al 157esimo posto su 183 paesi nelle graduatorie stilate dalla Banca Mondiale – e di proseguire nella riforma del sistema di istruzione innalzando il livello di apprendimento.

Ha speso inoltre parole per l’esigenza di introdurre una "concorrenza regolata"."La concorrenza, radicata in molta parte dell’industria, stenta a propagarsi al settore dei servizi, specialmente quelli di pubblica utilità – ha detto Draghi – Non si auspicano privatizzazioni senza controllo, ma un sistema di concorrenza regolata, in cui il cliente, il cittadino sia più protetto. La sfida della crescita non può essere affrontata solo dalle imprese e dai lavoratori direttamente esposti alla competizione internazionale, mentre rendite e vantaggi monopolistici in altri settori deprimono l’occupazione e minano la competitività complessiva del Paese".

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