BANCHE. Faissola (Abi): “Il 2009 non ha avuto gli effetti drammatici presagiti”

ROMA – "Tutti gli anni vengono definiti anni difficili e tutto lasciava presagire un 2009 particolarmente difficile e impegnativo. Oggi possiamo dire con moderatissima soddisfazione che il 2009 è stato un anno molto difficile, ma che non è stato un anno drammatico". Lo ha detto Corrado Faissola, Presidente dell’Abi, aprendo la conferenza stampa di fine anno.

"La crisi che ha colpito il mondo prima dal punto di vista finanziario e poi da quello dell’economia reale lasciava presagire, sia a livello delle imprese sia a livello di difficoltà delle banche, effetti più gravi di quelli che abbiamo avuto. Che questa crisi sia stata tenuta, sia pure a fatica, lo si vede dall’azione che nel nostro Paese è stata condotta dal Governo e dalle associazioni imprenditoriali delle diverse categorie, tra cui naturalmente anche l’Abi, che ha avuto sempre di mira un unico obiettivo: quello di permettere ai nostri risparmiatori e alle imprese, soprattutto a quelle medio-piccole, di superare la fase più acuta della crisi. Oggi stiamo progettando già obiettivi che guardano al futuro".

"Se ripercorro quest’anno, da gennaio ad oggi – ha detto Faissola – si sono verificate tutta una serie di circostanze che non hanno assunto una drammaticità grazie all’impegno di tutti. Noi siamo orgogliosi che le nostre banche abbiano partecipato a questa attiva collaborazione con tutti gli altri soggetti, con impegno che non è stato secondo a nessuno. Ma nessuno è perfetto, quindi anche le banche avranno fatto qualche errore, ma lo spirito con il quale hanno agito è stato sempre improntato all’interesse del nostro Paese."

Faissola ha fatto il punto sulla situazione delle banche italiane. "Le nostre banche hanno dimostrato di non avere difficoltà particolari anche in settori che non sono loro congeniali, perché il 60% delle nostre attività sono concentrate sui finanziamenti alle imprese. Le banche italiane sono doverosamente preoccupate per l’andamento dei crediti all’economia perché sono banche che fanno credito all’economia reale. Oggi quindi è più critica la situazione di banche che hanno finanziato le imprese rispetto a quelle che invece hanno ripreso a fare operazioni finanziarie utilizzando l’abbondante liquidità a bassissimo costo che le stesse autorità istituzionali mettono loro a disposizione. Il costo del denaro così basso su breve termine, non ha alcun effetto positivo sul sistema bancario italiano. Non abbiamo problemi di liquidità, ma abbiamo bisogno di una buona domanda di credito, di una ripresa dell’economia che la giustifichi e di un trattamento omogeneo a quello che hanno gli altri paesi.

E la moratoria dei mutui a che punto è?

Proprio oggi abbiamo approvato definitivamente il Piano Famiglie. Il Piano si prefigge tre obiettivi fondamentali: innalzare la sostenibilità finanziaria delle operazioni di credito alle famiglie adottando una misura generalizzata di sospensione dei rimborsi dei finanziamenti in essere, la sospensione per 12 mesi delle rate di rimborso dei mutui fino a 150mila euro dell’abitazione principale per coloro i quali hanno subito gravi perdite a causa della crisi. Il Comitato esecutivo oggi ha preso atto dei passi avanti che abbiamo fatto in questo mese e venerdì ci sarà l’incontro con le 13 Associazioni dei consumatori che hanno sostenuto l’accordo. In sintesi, l’Accordo prevede la sospensione del rimborso dei mutui per almeno 12 mesi, anche nei confronti dei clienti con ritardi nei pagamenti fino a 180 giorni consecutivi. I beneficiari di tale accordo saranno i clienti con un reddito imponibile fino a 40.000 euro annui, coloro i quali hanno subito o subiscono nel biennio 2009 e 2010 eventi particolarmente negativi (morte, perdita dell’occupazione, insorgenza di condizioni di non autosufficienza, ingresso in cassa integrazione). L’Accordo partirà il 1° febbraio 2010 e sarà la misura minima cui le banche associate sono invitate ad aderire; ciascun istituto ha poi la libertà di offrire al cliente in sede di adesione al Piano condizioni migliori rispetto a quanto previsto dall’Accordo.

di Antonella Giordano

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