BANCHE. Fondazione Rosselli e PattiChiari: educazione finanziaria, protagonisti banche e giovani

L’educazione finanziaria è un magma di iniziative diverse che ruota soprattutto intorno a due figure: le banche e i giovani. Sono soprattutto gli istituti bancari a promuovere interventi di educazione finanziaria e il target individuato è composto prevalentemente da un pubblico giovanile, da studenti di scuola superiore e media. L’obiettivo principale è colmare l’asimmetria informativa che si ha nei confronti della banca e questo si traduce nella divulgazione di nozioni finanziarie di base, di informazioni che dovrebbero aiutare ad agire e migliorare i comportamenti finanziari delle persone. La didattica è quella tradizionale, il web è poco presente, effettuare il monitoraggio dell’efficacia delle iniziative realizzate è oggettivamente difficile. Ma le iniziative sono appunto molteplici e gli spunti notevoli, anche se sullo sfondo rimane una domanda: cosa è e da chi deve essere veicolata l’educazione finanziaria. È quanto emerge da un seminario nel quale è stata presentata la ricerca "Le esperienze di educazione finanziaria. Indagine sulla realtà italiana nel contesto internazionale", realizzata dalla Fondazione Rosselli con il contributo del Consorzio PattiChiari.

La giornata ha rappresentato l’occasione per presentare i "numeri" della ricerca corredandoli dell’interpretazione del prof. Paolo Legrenzi e del presidente del Consorzio PattiChiari Filippo Cavazzuti. Intanto, i numeri: dall’indagine condotta su diversi enti emerge la prevalenza delle banche (87,5%) nello svolgimento di programmi di educazione finanziaria. La ricerca scatta una fotografia di diverse iniziative, fra le tante presenti in Italia. Sono stati coinvolti circa 85 mila studenti dal 2004 e più di 13 mila alunni, 41 banche, 58 città, 261 scuole solo nell’anno scolastico 2009/2010 per quanto riguarda i programmi realizzati e distribuiti da PattiChiari. Ci sono poi i risultati del programma "Guadagniamo il futuro/Open Mind" di UniCredit Banca insieme ad Adiconsum, Federconsumatori e Movimento Difesa del Cittadino, che ha coinvolto 2000 studenti, in 70 incontri, per 400 ore di formazione, in Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia.

Ancora: a partire dal 2008 il progetto "Cultura finanziaria a scuola: prepararsi a scegliere" di Intesa SanPaolo e Osservatorio Permanente dei Giovani Editori ha coinvolto 4 mila studenti e più di 1700 docenti. Sono circa 8500 gli studenti di più di 250 scuole rientrati nel programma "Educazione finanziaria: Conoscere per decidere" della Banca d’Italia insieme al Miur. E circa 13 mila i partecipanti fra 15 e over 75 anni, a partire dal 2009, coinvolti nel programma "EduCare" di BNL-BNP Paribas.

Oltre ai numeri, altre indicazioni su tali attività fanno emergere come i soggetti coinvolti siano soprattutto un pubblico di giovani e studenti di scuola superiore e media. I programmi di educazione finanziaria – rileva l’indagine – sono stati strutturati con l’obiettivo formativo di migliorare la capacità di attivarsi per risolvere i problemi (40%), la capacità di risparmiare (36%), la capacità di pianificazione a lungo termine (35%), meno la conoscenza delle principali forme e strumenti di risparmio (31%). Le iniziative portate avanti hanno ragionato soprattutto nei termini di "riduzione dell’asimmetria informativa", privilegiando dunque la diffusione di nozioni finanziarie di base (84%) e quella di strumenti per la migliore comprensione di servizi e prodotti finanziari (59%) piuttosto che la capacità di fornire indicazioni sui comportamenti di consumo per un’autonomia di azione in campo economico e finanziario. La didattica adottata è soprattutto tradizionale, con lezioni e incontri di persona e diffusione di materiale cartaceo, mentre l’uso delle nuove tecnologie è molto ridotto.

Ma "l’educazione finanziaria non è informazione finanziaria", ha rilevato il prof. Paolo Legrenzi analizzando il tema dal punto di vista psicologico e sottolineando che "la dispersione di iniziative deriva dal fatto che per educazione finanziaria si individuano cose diverse". Legrenzi ha ben focalizzato l’atteggiamento degli italiani: "L’italiano medio ha una opinione sospettosa e diffidente verso le banche. Invece è contento nel rapporto con la sua filiale di banca. Credo che questo stato di cose non si modificherà nei prossimi anni". L’approccio adottato permette a Legrenzi di rilevare che ci sono due componenti che una persona deve tenere presente nel settore economico-finanziario: "Deve sapere come funziona il mondo esterno e deve sapere come funziona la sua testa". Questo significa che l’educazione finanziaria si pone come "consapevolezza degli snodi della vita", come capacità di prendere decisioni adeguate. Per questo l’educazione nelle scuole "va data partendo dalle esperienze delle persone e motivando gli insegnanti a insegnare queste materie" legandole alle scelte di vita, facendole emergere dalle altre materie di insegnamento.

Una suggestione raccolta dal presidente di PattiChiari Filippo Cavazzuti, che ha riportato esempi di come "la grande letteratura dell’Ottocento spiegherebbe bene l’educazione finanziaria". Cavazzuti ha però spiegato: "Sottolineo che proprio perché le esperienze (di educazione finanziaria, ndr) sono diversificate, ci troviamo in una fase di start-up, non c’è un modello unico di educazione finanziaria, dunque mi auguro che siano mille i fiori a fiorire. Un elemento tende però a unificare i nostri discorsi: la finanza nasce per la gestione del rischio, e riuscire a portare i soggetti ad affrontare questo tema mi pare un elemento chiave". Non si vuole, dunque, nessun "manuale di educazione finanziaria", ma "qualche forma di coordinamento" per mettere in comune le esperienze effettuate.

 

di Sabrina Bergamini

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