BANCHE. Fusione Intesa-San Paolo. Adusbef: “Le aggregazioni non favoriscono i consumatori”

Le operazioni di fusioni ed aggregazioni bancarie, iniziate nei primi anni novanta, non sonofinora riuscite a ridurre gli elevatissimi costi dei servizi bancari, che restano tra i più elevati del mondo, né a produrre vantaggi per i consumatori. A dichiararlo è Adusbef, contraria alla fusione Intesa-San Paolo, secondo la quale le fusioni hanno portato in molti casi a un peggioramento della qualità dei servizi bancari offerti e a un aumento dei costi.

Adusbef ha elaborato i dati ufficiali elaborati, rilevando che nel 1994 (anno fatidico di fusioni e concentrazioni bancarie) un conto corrente non convenzionato con 11,5 operazioni mensili, costava 217,88 euro, le banche erano 1.037 con 22.133 sportelli bancari, mentre gli utili netti si attestavano a 7,8 mld di euro, conseguiti principalmente sulla forbice dei tassi di interesse a due cifre.

"Le operazioni di fusione e concentrazioni (ben 398 dal 1993 al 2005) – si legge nel comunicato di Adusbef – hanno sì ridotto il numero delle banche, da 1.037 a 778 (- 259), facendo aumentare il numero degli sportelli passati da 22.133 a 31.000 (+8.867); invece di far abbattere i costi dei conti correnti li hanno fatti aumentare del 155,39 %, mentre gli utili sono più che raddoppiati, passando da 7,8 mld di euro a 18,7 mld di euro: solo tra il 2003 ed il 2004 gli utili netti sono passati da 11,095 a 15,158 miliardi di euro (+52,36 per cento)".

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