BANCHE. Mario Draghi vicino alla presidenza della BCE

Mario Draghi ha ottenuto il via libera dalla commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento Europeo alla sua nomina a Presidente della Banca Centrale Europea. Oggi, infatti, hanno votato a favore della sua nomina 33 membri della commissione, e soltanto 2 hanno votato contro. Il parere della commissione dovrà essere confermato dall’Aula del Parlamento Europeo il prossimo 23 giugno.

Nella giornata di ieri Mario Draghi ha tenuto un’audizione al Parlamento, nella quale ha ribadito che la BCE non deve allontanarsi dal suo obiettivo primario di stabilità dei prezzi. Draghi ha ripetutamente difeso la linea dura della BCE per quanto riguarda l’inflazione, sottolineando che nulla – nemmeno una crisi del debito sovrano – dovrebbe distogliere l’attenzione da questo obiettivo. D’altra parte il ruolo della BCE nella valutazione del rischio e nella partecipazione alla politica monetaria è aumentato.

Alle domande degli europarlamentari sul ruolo della Banca Centrale, Draghi ha insistito sul fatto che la banca non deve perdere la sua indipendenza, e neanche oltrepassare il suo mandato, a condizione che non si addentri nel campo della politica. Ha anche ricordato che, essendo italiano, nel corso degli anni ’70 ha vissuto in prima persona gli anni dell’inflazione a due cifre e dei conti pubblici fuori controllo e, per tale motivo, sostiene pienamente la riforma fiscale e la lotta all’inflazione.

Molte domande degli eurodeputati si sono concentrate sulla situazione della Grecia. Pur attenendosi alla posizione di "no default" sostenuta da Trichet (attuale Presidente della BCE), Draghi ha detto che gli investitori privati potrebbero essere inseriti nel quadro di una soluzione per la Grecia, a condizione che ciò avvenga su base "interamente volontaria", come già accaduto nel 2009 per alcuni paesi dell’Europa centrale e orientale. Secondo Draghi la BCE non è troppo esposta al debito greco e Atene può essere salvata, come è già successo per l’Italia negli anni ’90 in circostanze più avverse.

Sulla governance economica, Draghi ha chiesto uno sforzo per consolidare e costruire su quanto già esiste piuttosto che guardare troppo avanti. "Il pacchetto legislativo sulla governance economica può essere più ambizioso. Abbiamo bisogno di maggiori automatismi e più sanzioni, come giustamente chiesto dal Parlamento europeo". Rispondendo a una domanda su un possibile ministro delle Finanze dell’Unione europea, Draghi ha replicato che l’UE non è pronta a questo passo. Per lo stesso motivo, ha anche detto che gli Eurobond rappresenterebbero al momento "un passo troppo lungo".

 

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