BANCHE. Parmalat, Confconsumatori: pignorato istituto inadempiente

Tre dei risparmiatori che nei mesi scorsi hanno ottenuto ragione dal Tribunale di Catania in seguito all’acquisto delle obbligazioni Parmalat hanno effettuato un pignoramento nei confronti della propria banca che si ostinava a non corrispondere quanto dovuto. E’ quanto si apprende da una nota di Confconsumaori, associazione a cui cittadini si erano rivolti.

La banca nonostante fosse stata condannata con sentenza immediatamente esecutiva, a pagare €. 52.000,00 oltre interessi e spese legali, ha ritenuto, fino ad oggi, di non adempiere a quanto stabilito nel provvedimento. E così i risparmiatori dopo aver invitato bonariamente, ma invano, la banca a corrispondere quanto dovuto, hanno intimato il pagamento della complessiva somma di €. 69.667,62 a mezzo atto di precetto. Ma anche il termine previsto di dieci giorni è trascorso infruttuosamente. A questo punto è stato richiesto il pignoramento e la banca, una volta che l’ufficiale giudiziario si è presentato alla sua porta, piuttosto che pagare ha preferito farsi eseguire il pignoramento. Sono state pignorate le corrispondenti somme, "prelevate" dall’ufficiale giudiziario attraverso l’emissione, da parte della banca – debitrice di tre assegni circolari.

I risparmiatori si erano rivolti, a suo tempo, alla Confconsumatori e, assistiti dagli avvocati hanno fatto causa, a conclusione della quale, il Tribunale di Catania, con sentenza dello scorso febbraio ha dichiarato la nullità del contratto per mancanza della forma scritta e condannato la banca alla restituzione delle somme investite per l’acquisto delle obbligazioni Parmalat.
Adesso sarà richiesta al Giudice dell’esecuzione l’assegnazione delle somme ai risparmiatori – creditori.

"Questi fatti – ha dichiarato l’avv. Carmelo Cali, Presidente di Confconsumatori Sicilia – danno il senso di quale sia la "filosofia" delle banche, che quando si tratta di "riscuotere" dai propri clienti non hanno nessuna clemenza e, senza attendere, pignorano immobili e stipendi. Quando invece devono pagare loro cercano di non farlo o di rinviare nel tempo i propri obblighi". " In questo caso poi – ha proseguito Calì – la banca ha ritenuto di non pagare, pur in presenza della sentenza a dei risparmiatori, che, nonostante quanto accaduto, in questi anni sono rimasti comunque sue clienti. Con l’aggravante che si tratta di persone anziane, che così devono ancora attendere i risparmi di una vita. E’ proprio vero che, quando le banche parlano di fidelizzazione della clientela, in testa hanno solo in marketing e non hanno la volontà di rispettare le persone."

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