BANCHE. Rapine in calo, rapinatori sempre meno professionisti

Le rapine in banca sono in calo ma sempre più spesso vengono compiute da rapinatori non professionisti, complice la crisi economica. E questi ultimi, non a caso, tendono a dirigersi verso esercizi commerciali meno controllati, come farmacie e tabaccherie. L’Italia conta il primato europeo nel numero di rapine in banca, che rappresenta quasi il 50% di tutte quelle avvenute in Europa (anche se incidono differenti valutazioni: in Francia, ad esempio, vengono conteggiate solo le rapine con armi da fuoco). Problema principale italiano: la diffusione del contante, cui gli italiani sono particolarmente affezionati, come testimonia una recente ricerca che evidenzia come, a fronte di un 70% di persone che possiede il bancomat, solo poco più della metà lo usa per prelevare o fare acquisti. Attenzione però, perché c’è anche il tema vasto del virtuale, dove l’incidenza delle frodi informatiche si mantiene contenuta mentre le frodi su carte di pagamento sono un fenomeno diffuso e complesso.

Il quadro emerge dalla due giorni organizzata dall’Associazione bancaria italiana "Banche e sicurezza 2011" che ha preso il via oggi a Roma con il rinnovo del protocollo d’intesa fra banche e Prefettura di Roma. Giuseppe Pecoraro, prefetto della Capitale, ha sottolineato che "la maggior parte dei rapinatori non sono rapinatori di professione, e questo a causa della crisi sociale" tanto che sempre più spesso si dirigono verso farmacie e tabaccherie. Il fenomeno è complicato da gestire, anche se "il 46% degli autori di rapine – ha detto Pecoraro – è stato individuato, grazie all’aiuto delle tecnologie. E una delle cause del maggior numero di rapine in Italia è la presenza del contante".

Un passo indietro sui numeri. Le rapine in banca segnano una costante diminuzione e segnali incoraggianti. Nel 2010 sono state 1423, con una flessione del 18,4% rispetto al 2009, che diventa meno 52% rispetto al 2007. In tre anni le rapine si sono più che dimezzate – ha detto il vice presidente Abi Giovanni Pirovano presentando i dati che hanno aperto la due giorni – e se ne contano 4,1 ogni 100 sportelli, il valore più basso degli ultimi 20 anni.

Il bottino medio per rapina è pari a 23,7 mila euro, con un aumento del 12,3% sul 2009 legato soprattutto a poche rapine particolarmente ingenti. In dieci anni il peso percentuale delle rapine sul totale delle rapine denunciate alle forze dell’ordine è diminuito: fatto che viene spiegato dall’Abi come spostamento dei rapinatori verso le farmacie e verso esercizi commerciali meno protetti. Il bottino complessivo è passato da 36,8 milioni di euro nel 2009 a 33,7 milioni nel 2010 (-8,4%). I dati vengono dall’indagine condotta da Ossif, il Centro di ricerca Abi in materia di sicurezza.

Sul capitolo delle frodi informatiche, per l’Abi "il numero di clienti che ha perso le credenziali di accesso al canale internet banking è pari a 6 casi ogni 10 mila conti. Diminuisce il numero assoluto di clienti che perdono denaro a seguito della sottrazione delle proprie credenziali, pari a 0,002% di clienti attivi nel 2010, 1 caso di perdita di denaro ogni 50 mila conti" a fronte dello 0,013% del 2009. Più complesso il fenomeno delle frodi sulle carte di pagamento, che si declinano nel 2010 nel 54% di carte contraffatte (erano il 70% nel 2009), nel 20% di carte smarrite (8% nel 2009), nell’11% di uso fraudolento della carta in Internet (7% nel 2009) e nel 9% di casi di furto della carta (10% nel 2009).

Uno dei temi che l’Abi considera centrale come causa delle rapine è nella "eccessiva presenza" e circolazione di contante in Italia: secondo Bankitalia, in Italia le banconote circolanti nel 2010 erano pari a 145 miliardi di euro, il 17,3% del totale Eurosistema, mentre le monete erano pari a 4 miliardi di euro, il 17,9% del totale Eurosistema. Risultato: il costo del contante è stimato in Italia a 150-200 euro annui a persona, 10 miliardi di euro l’anno complessivi.

L’evento ha rappresentato l’occasione per un focus sui problemi legati alla sicurezza dei dati nel mondo virtuale e nell’online. Cosimo Comella, dirigente informatico dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, ha sottolineato che "le informazioni trattate dalle banche sono percepite quali dati personali di particolare delicatezza. Il Garante ha tenuto attenzione costante verso il settore bancario". Dalle parole di Comella è emersa soprattutto l’esigenza di attenzione del settore bancario nei confronti delle attività di sicurezza nel virtuale, nella tutela dei dati personali che vengono trattati online e dematerializzati – "Riteniamo che in banca il danno a seguito di trattamento informatizzato non sia solo economico, ci possono essere danni di altro tipo" – e l’esigenza di trasparenza nei confronti di eventuali perdite di dati.

Il sistema italiano, ha detto Comella, è ai primi posti in Europa se si considerano le perdite di dati personali – perché ne vengono segnalate pochissime. A livello europeo, i Garanti si sono infatti interessati ai data breaches (incidenti di sicurezza in cui dati sensibili, protetti o confidenziali vengono copiati, trasmessi, visti, rubati o usati da personale non autorizzato) evidenziando come i paesi del Nord Europa primeggino per numeri di data breaches segnalati all’Autorità, in particolare in Gran Bretagna, Germania e Paesi scandinavi. Ha detto Comella: "In Italia le perdite di dati notificati alle autorità sono inferiori e si possono contare sulle dita di una mano. È impensabile che la realtà italiana sia così migliore rispetto a paesi avanzati dal punto di vista delle tecnologie: in quei paesi, gli utenti apprezzano la scelta di trasparenza nel dichiarare ciò che avviene nel mondo virtuale sulla perdita di dati, a prescindere dal livello di pericolosità".

Esigenza di trasparenza, afferma Comella, su un aspetto sottolineato in questo modo a livello europeo: "I consumatori premiano la trasparenza. Voi credereste a una banca che non subisce mai rapine?". Le banche dovrebbero dunque comunicare alla clientela i data breaches, le operazioni di trattamento illecito dei dati eventualmente effettuate. Naturalmente, ha sottolineato il dirigente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, c’è da considerare dall’altro lato il fenomeno del digital divide: in Italia interessa il 20% della popolazione, e se l’uso della carta di credito online è ancora ridotto questo deriva anche dalle persone escluse dall’accesso alla tecnologia perché in situazione di divario digitale.

di Sabrina Bergamini

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