BANCHE. Rapporto Ue, per l’Abi trascura caratteristiche dei singoli mercati

Il Rapporto della Commissione europea sul "retail banking" presentato oggi a Bruxelles bacchetta alcuni sistema bancari, tra cui quello italiano. E l’Abi si difende in una nota in cui afferma: "l ‘industria bancaria italiana risulta dal Rapporto in forte evoluzione e sta dimostrando tutto il suo dinamismo e competitività. Le banche italiane competono con successo sul mercato domestico, in Europa e nel mondo e lavorano per assicurare alti livelli di qualità dei servizi per i consumatori, famiglie e imprese.

L’associazione sottolinea come le banche italiane perseguono gli stessi obiettivi della Commissione Ue per la realizzazione di un mercato unico nel settore finanziario e hanno più volte segnalato l’esigenza di superare le frammentazioni regolamentari che impediscono tuttora l’effettivo funzionamento di un unico mercato europeo.

Per l’Italia – prosegue l’Abi – una lettura attenta del Rapporto evidenzia un’industria bancaria con livello di concentrazione adeguato; con redditività nel segmento della clientela retail tra i più bassi in Europa; con una mobilità della clientela da banca a banca in linea con la media, anzi sostenuta "da recenti modifiche della legislazione…e da diverse iniziative dell’industria bancaria per facilitare la mobilità dei clienti" – espressamente citate a pag.87 del Rapporto – che hanno accompagnato il trend verso la riduzione dei costi di gestione e chiusura conti che le banche già avevano avviato negli ultimi anni; con un’opera di autoregolamentazione avviata sul fronte della trasparenza e comparabilità dei prodotti con PattiChiari.

Le banche ritengono peraltro che alcuni passaggi del Rapporto non tengano conto sufficientemente della realtà e della domanda dei singoli Paesi – inclusa l’Italia – e di una serie di misure intraprese recentemente sia nel settore dei conti correnti, sia in quello delle carte di pagamento e di credito. L’aver presentato come paragonabili servizi molto diversi tra loro, come i conti correnti a pacchetto per l’Italia rispetto ai conti della grande maggioranza delle banche degli altri Paesi, che fatturano ad hoc un serie di servizi già invece inclusi nei conti a pacchetto in Italia è errato e fuorviante. Errato perché il raffronto tra prodotti così diversi è impraticabile; fuorviante perché induce a conclusioni infondate sul reale costo dei servizi. Come sottolineato dal Rapporto, in particolare il costo del conto corrente in Italia identificato in 90 euro riguarda non il solo servizio di gestione, ma pacchetti che contengono un’ampia gamma di servizi aggiuntivi quali carte di credito e debito, domiciliazione delle utenze, prelievi allo sportello bancomat, ecc.. Non ha dunque senso dedurre dal Rapporto che il conto corrente in Italia costi di più che negli altri Paesi.

Riguardo ai sistemi di pagamento, l’Abi invita a leggere con attenzione il passaggio sulle commissioni interbancarie, un importante strumento che anche a livello internazionale ha consentito di realizzare un’infrastruttura dei pagamenti senza ricadute in termini di costo sul cliente. Commissioni che – a quanto risulta dallo stesso Rapporto – in Italia sono sensibilmente inferiori rispetto alla media europea. Sullo stesso tema, Abi ricorda di aver presentato una proposta all’Antitrust italiana per ridurre considerevolmente la commissione interbancaria sui servizi prelievo bancomat, Riba e Rid, grazie ad una nuova metodologia di calcolo.

Un plauso, infine, proviene dal Rapporto per il servizio Pagobancomat italiano, considerato tra i sistemi di pagamento più efficienti e con i prezzi più bassi. Infine, sulla variabilità dei costi dei bonifici sottolineata nel Rapporto, Abi ricorda che questo è frutto delle politiche tariffarie delle banche, sempre più orientate, in tutto il mondo, ai canali telematici. Come si vede dalla banca dati di PattiChiari, i costi di un bonifico in un banca italiana si abbattono fino ad azzerarsi se l’operazione è effettuata via internet.

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