BANCHE. Tarantola (Bankitalia): “Rigore e prudenza per una finanza al servizio dell’economia”

La finanza non deve essere fine a se stessa, bensì uno strumento al servizio della crescita. Per questo servono regole chiare e comportamenti corretti; i secondi sono anche più importanti delle prime. Perché la grave crisi economica, che dura ormai da 3 anni, è stata causata da una serie di comportamenti poco prudenti degli operatori: uno su tutti la trasformazione dei prestiti bancari in strumenti finanziari utilizzati per trasferire i rischi ad altri operatori. Le autorità di vigilanza non sempre si sono dimostrate severe e rigorose e questo ha contribuito a destabilizzare i mercati.

Dalla crisi è emersa la necessità di integrare le norme vigenti e di coordinare meglio la regolamentazione prudenziale e l’azione di supervisione con le politiche macroeconomiche di stabilizzazione. Inoltre, si è dimostrato con quanta rapidità ed intensità il rischio di liquidità si manifesta sui mercati finanziari e sull’intero sistema.

Sono queste, in sintesi, le cause della crisi finanziaria, elencate dal Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola, nel suo intervento all’inaugurazione del "Master in Finanza avanzata" della Scuola di Alta Formazione dell’I.P.E. a Napoli.

Qual è stata la risposta delle autorità alla crisi? "Sin dalle prime settimane della crisi è delineata un’azione per rafforzare la regolamentazione e la supervisione – si legge nell’intervento di Tarantola – Alcune importanti iniziative possono dirsi sostanzialmente definite, altre sono tutt’ora in corso". Sicuramente l’intervento di maggiore portata è stato la revisione del framework prudenziale per le banche, da parte del Comitato di Basilea (Basilea 3). "Essa tocca tutti i principali tasselli della regolamentazione finanziaria: il capitale, la leva finanziaria, l’operatività nella finanza strutturata, il rischio di liquidità e l’interazione tra regole prudenziali e ciclo economico. Le nuove regole sono state pubblicate in via definitiva lo scorso dicembre ed entreranno in vigore all’inizio del 2013". "Dal 2018 sarà introdotto anche un livello massimo di leva finanziaria con cui le banche potranno operare in modo da contenere l’indebitamento complessivo; sono state previste, inoltre, regole in materia di liquidità volte a garantire un equilibrio strutturale del bilancio bancario e a incentivare il ricorso a fonti di finanziamento stabili".

Ma gli interventi regolamentari in risposta alla crisi non possono e non devono esaurirsi con le regole di Basilea 3. Diversi sono i temi che la crisi ha aperto e sui quali ci si sta confrontando a livello mondiale: dalla gestione dei rischi posti alla stabilità complessiva dagli intermediari finanziari alla scelta dei requisiti aggiuntivi rispetto agli standard previsti da Basilea 3, dall’operato delle agenzie di rating alla sorveglianza sugli intermediari finanziari non bancari.

Concludendo il suo intervento il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia ha precisato che si sta delineando un quadro regolamentare che mira a rafforzare la capacità di tenuta del sistema finanziario globale; in un contesto di forte integrazione, infatti, non è più sufficiente essere rigorosi a livello nazionale poiché si è comunque soggetti al contagio da parte di operatori di altri paesi. "Una forte convergenza dei modelli di vigilanza e delle prassi applicative è un obiettivo imprescindibile, specie in Europa. E’ già nei progetti comunitari la realizzazione di un single rulebook e il rafforzamento del ruolo dei collegi; sarà necessario anche attivare un serio e credibile meccanismo di confronto del concreto operare delle diverse autorità di vigilanza (peer review)".

E le banche italiane che sono già caratterizzate da un modello tradizionale di intermediazione, dovranno migliorare ulteriormente la propria capacità di selezionare i prenditori e i progetti più meritevoli, di rafforzare il legame con i propri clienti offrendo prodotti sempre più rispondenti alle loro esigenze. Ne risulterà rafforzato il rapporto con la clientela, che è da sempre un fattore di successo per le banche italiane, anche nei momenti di maggiore tensione. Rigore e prudenza non devono spaventare ma diventare il nuovo paradigma di riferimento per una finanza al servizio dell’economia.

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