BANCHE. Tassa sulle transazioni finanziarie? Sarebbe una buona tassa

Da qualche tempo si discute dell’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie come reazione alla crisi globale generata proprio dalle speculazioni della finanza. Con la tassa sulle transazioni finanziarie si vuole portare un’economia ormai volatile con i piedi per terra e, soprattutto, si vuol far pagare un piccolo prezzo a chi guadagna muovendo capitali come se fossero oggetti. Perché fin’ora a pagare il prezzo di questo grande "casinò finanziario" è stato solo il cittadino: la finanza specula e crea grandi falle tanto poi ci sono i soldi pubblici a tappare i buchi.

Dopo quest’ultima crisi, che è ancora in atto, ci si è posti delle domande partendo da un punto abbastanza comune: il capitalismo finanziario ha fallito. Perché ha fallito? Hanno cercato di spiegarlo professori universitari, banchieri, giornalisti esperti in economia e politici che oggi hanno preso parte al seminario "Una tassa sulle transazioni finanziarie?", organizzato a Roma da Econometica e dalla Campagna 005.

"Per prima cosa – ha spiegato Roberto Tamborini dell’Università di Trento – la finanza ha assunto troppi rischi e i prezzi di questi prodotti sono stati valutati male; questo ha fatto aumentare il volume degli scambi e il rischio si è praticamente annullato". Secondo Tamborini quindi alla base c’è uno sbaglio di valutazione ed a pagare le conseguenze di questo sbaglio sono soltanto alcune parti terze. E’ un meccanismo che nei manuali di economia viene presentato come un meccanismo che non funziona, paragonato ad un’azienda che produce troppo inquinamento e non riesce a smaltirlo. Uno dei modi per eliminare una parte di inquinamento è proprio quello di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie: così si va a correggere proprio la determinazione del prezzo e si riduce il volume degli scambi. Il mercato diventa quindi meno liquido e la industrial banking non viene soffocata dalla financial banking.

"Il capitalismo fordista – ha detto Massimo Mucchetti del Corriere della Sera – si basava sulla perfetta individuazione tra capitale e lavoro. Con il capitalismo finanziario non è più così ed una ruolo importante in questo lo hanno avuto le nuove tecnologie che riducono le distanze ed hanno cambiato il mondo. Il capitale oggi è diventato impalpabile, non è legato al territorio. E poi – ha concluso Mucchetti – l’investment banking serve sostanzialmente a chi fa questo come attività. Il capitalismo finanziario così ha un ruolo democratico e tende a colpire le istituzioni democratiche".

Queste sono alcune delle ragioni che hanno spinto 130 economisti a firmare l’appello per l’introduzione di una tassa dello 0,05% sul valore di ogni transazione finanziaria. L’appello, promosso dalla Campagna Zerozerocinque che fa parte di un’ampia coalizione internazionale e che in Italia è formata da tante organizzazioni della società civile, fa riferimento al position paper del Fondo Monetario Internazionale che documenta come la tassa sia praticabile, con costi inferiori a molte altre tasse tradizionali.

La tassa sarebbe un freno per la speculazione, creando maggiore giustizia tra chi specula e chi lavora Inoltre, introdurrebbe anche un maggior controllo della finanza e libererebbe cospicue risorse che possono essere reinvestite nell’economia reale. Infine la trasparenza: i flussi finanziari lascerebbero una traccia dei loro movimenti consentendo così i controlli in entrata e in uscita dai Paesi.

Germania, Francia e Spagna sono già impegnate in questa direzione: a settembre 2010 fu proprio Sarkosy a farsi promotore dell’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. E infatti a livello europeo una proposta c’è: si tratta di un rapporto di iniziativa parlamentare sulla finanza intelligente, approvato in Plenaria a Strasburgo l’8 marzo scorso. "La vera questione aperta in Europa – ha spiegato l’eurodeputato di S&D, Leonardo Domenici – è un’altra: si riuscirà ad introdurre una tassa sulla transazioni finanziarie almeno a livello dell’area euro? I Ministri dell’economia di Francia, Germania e Austria sono favorevoli, ma gli altri hanno espresso qualche perplessità o resistenza. Il 5 aprile scorso – ha aggiunto Domenici – abbiamo incontrato il Commissario europeo alla fiscalità Semeta, il quale non si è detto molto favorevole".

L’eurodeputato ha annunciato che in autunno potrebbe arrivare un regolamento della Commissione Europea, poiché un rapporto di iniziativa parlamentare obbliga la Commissione ad elaborare un regolamento o una direttiva. "Certo sarà difficile applicare una tassa sulle transazioni finanziarie a livello europeo – ha concluso Domenici – soprattutto perché, non essendoci Londra che è la piazza principale, si produrrebbe un indebolimento delle altre piazze. Ma sarebbe comunque un importante segnale politico e converrebbe anche al sistema bancario visto che la Commissione Europea sta pensando di introdurre una tassa su tutte le operazioni finanziarie. Di questo ne risentirebbe anche il ramo commerciale delle banche. Quindi l’Italia deve convincere il Ministro Tremonti che una tassa sulle transazioni finanziarie sia una buona tassa".

E cosa pensa il Ministro Tremonti? "All’inizio il Ministro non era proprio contrario, ma è bastato che Berlusconi la definisse ridicola, per fargli cambiare idea". Lo ha spiegato il deputato del Pd, Andrea Sarubbi che si è fatto promotore di un’iniziativa parlamentare, la 3740, per l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. La proposta è stata firmata da altri 17 deputati, di cui qualcuno del Pdl e dell’Udc. "L’Opposizione oggi è abbastanza compatta a favore di questa proposta – ha affermato Sarubbi – Futuro e libertà è diviso tra favorevoli e contrari, la Lega non la firma e nel Pdl ci sono opinioni diverse. Io penso che questa sarebbe davvero una bella tassa per i cittadini, anche perché l’abbiamo legata alla lotta alla povertà e agli obiettivi del millennio".

Secondo alcuni calcoli la tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe generare oltre 200 miliardi di euro nella sola Europa e circa 650 miliardi di dollari all’anno su scala globale. Soldi che potrebbero essere investiti in ricerca e istruzione, per dirne soltanto alcune: ad esempio, per assicurare l’istruzione primaria obbligatoria in tutto il mondo bastano 30 miliardi.

Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica ed Etica sgr, ha sottolineato che l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie sarebbe un primo passo verso la modernizzazione del sistema fiscale che ha ancora un impianto ottocentesco e tassa il lavoro e la produzione di beni e servizi, mentre sembra ancora ignorare le ricchezze finanziarie che pure oggi movimento un giro d’affari di molte volte superiore al PIL mondiale. Il portavoce della Campagna 005, Andrea Baranes, ha ribadito come "la tassa sulle transazioni finanziarie non sia di certo la panacea di tutti i mali del sistema finanziario, ma possa essere comunque un primo passo concerto e fattibile per andare verso la regolamentazione dei mercati finanziari, ampiamente annunciata e richiesta sin dallo scoppio della crisi, ma ancora non applicata. L’applicazione di una TTF su scala europea sarebbe inoltre un forte segnale politico di capacità di dare risposate a una società civile molto provata dalla crisi".

Certo, come si è detto più volte nel corso del seminario, non sarebbe una tassa del genere a tagliare le unghia alla finanza e, come ha sottolineato l’ex AD di Unicredit, Alessandro Profumo, ci sarebbero altre priorità, tra cui il rafforzamento della supervisione, ma sarebbe una buona tassa, di quelle che piacevano tanto all’ex Ministro dell’economia Padoa Schioppa.

di Antonella Giordano

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