BANCHE. Transazioni finanziarie, proposta di legge per tassarle dello 0,05%

Proposta di legge bipartisan per una tassa dello 0,05%: è questa la percentuale dell’imposta sulle transazioni finanziarie prevista da una proposta firmata da quasi tutti i gruppi parlamentari, tranne la Lega Nord, che secondo i promotori permetterebbe di registrare solo in Europa un gettito compreso fra 163 e 400 miliardi di dollari annui, un paio in Italia, da destinare metà per i fondi alla cooperazione allo sviluppo e metà per il Fondo nazionale per le politiche sociali. Secondo la proposta, la tassa si applica a tutte le transazioni finanziarie dirette o indirette, e compiute attraverso qualunque strumento finanziario, effettuate in Italia o da soggetti che operano nel nostro Paese. Sono esclusi i titoli di Stato (Bot, Bpt, Cct, Ctz) e quelli emessi dagli Enti territoriali (buoni ordinari comunali, provinciali e regionali).

La proposta, presentata ieri, è stata accolta positivamente dalle Acli (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani) che "esprimono apprezzamento e assicurano sostegno all’iniziativa parlamentare per la tassazione delle transazioni finanziarie. La proposta di legge bipartisan, presentata oggi alla Camera dei deputati dall’on. Andrea Sarubbi, primo firmatario, prevede una tassa sulle transazioni finanziarie dello 0,05%, il cui gettito sarà destinato alla cooperazione internazione e al fondo nazionale per le politiche sociali".

"Salutiamo questa iniziativa con estremo favore – ha detto Alfredo Cucciniello, responsabile del dipartimento Pace e stili di vita delle Acli – Da tempo, come promotori della campagna Zerozerocinque, insieme a molti altri, chiediamo che si proceda in questa direzione. Una tassa di entità minima sulle transazioni finanziarie può essere sufficiente a generare misure di contrasto alla crisi economica mondiale e di sostegno alle politiche sociali. Il Consiglio dell’Unione Europea ed alcuni Governi europei si sono già dichiarati favorevoli a questa misura, che può oltretutto rappresentare uno strumento di regolamentazione del mercato e di controllo sulla sfera finanziaria; una tassa che non disincentiva chi investe e che costituisce invece un deterrente per gli speculatori, un argine al liberismo senza regole e quella "economia di carta" che ha determinato la crisi che stiamo tuttora vivendo".

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