BIO. Al via campagna “Mangiasano”: iniziativa Cia, Vas, Aiab e Federconsumatori

Spaghetti con pomodori San Marzano, minestre e zuppe di farro, tortellini alla zucca mantovana, marmellate di mele cotogne e di ciliegie visciolone, piatti di carne guarniti con uva spina, dolci con manna delle Madonie. Fra non molto tempo saranno solo un bel ricordo. Sono, infatti, alcune delle varietà vegetali che rischiano di scomparire, portandosi con sé sapori ed odori legati al territorio, conoscenze locali e tradizionali. A lanciare l’allarme sono la Cia-Confederazione italiana agricoltori, i Vas (Verdi Ambiente e Società), l’Aiab (Associazione per l’agricoltura biologica) e la Federconsumatori che hanno deciso di promuovere per domenica prossima 21 maggio, in occasione della giornata mondiale della Biodiversità, la campagna nazionale "Mangiasano" per difendere varietà di vegetali storiche i cui semi rischiano di estinguersi.

Ci troviamo -è stato rilevato nella conferenza stampa che si è tenuta questa mattina – davanti ad una situazione paradossale: l’agrobiodiversità è in pericolo non perché c’è un disinteresse nei suoi confronti, ma perché ce n’è troppo! Il "nuovo oro verde" è diventato un "boccone" ambito dai colossi industriali. Già adesso, undici grandi multinazionali controllano un terzo del valore del mercato sementiero mondiale e le stesse hanno interessi anche nel settore chimico e biotecnologico con un giro d’affari di miliardi di euro. Chi controlla la biodiversità ha, quindi, il monopolio anche della vendita di pesticidi ed Ogm e può influenzare, grazie al suo "peso economico" e le potenti lobby di cui si serve, le politiche agricole e alimentari, la direzione della ricerca scientifica e lo sviluppo dei paesi del Sud del mondo.

Le multinazionali delle "scienze della vita", infatti, stanno colonizzando le ricchezze genetiche attraverso veri e propri atti di "biopirateria". Esse attingono gratuitamente all’enorme varietà genetica dei paesi poveri, la manipolano, la riproducono in laboratorio e la portano sui mercati reclamando il riconoscimento di un valore aggiunto dall’ingegno umano. In questo modo le popolazioni indigene vengono espropriate di quella biodiversità che avevano provveduto a conservare e migliorare e sono costrette ad "acquistarla" sul mercato, con gravi costi sociali, economici e ambientali.

E non dobbiamo dimenticare che la stessa omologazione delle varietà genetiche è il frutto di un sistema che premia i grandi gruppi industriali che monopolizzano il mercato globale: per questi è conveniente offrire una ristretta gamma di prodotti, uguali in tutto il mondo, piuttosto che differenziare la produzione in base alle esigenze specifiche dei territori, delle culture, dei cittadini.

Per questa ragione Cia, Vas, Aiab e Federconsumatori chiedono alle istituzioni europee di liberarsi dalle "maglie" degli interessi lobbistici industriali e di adempiere agli impegni assunti nei confronti dei cittadini quando è stata sottoscritta la Convenzione della Biodiversità. Chiedono, inoltre, al nuovo governo italiano di difendere con fermezza la nostra agricoltura e la sua ricchezza genetica, mantenendo il divieto di coltivare Ogm e consentendo alle comunità locali il controllo sulle proprie risorse e conoscenze.

La petizione che è stata presentata oggi per salvare i semi contadini dalla scomparsa rientra nella volontà di restituire spazio e diritti agli agricoltori cercando di limitare lo strapotere delle aziende sementiere. La parziale applicazione da parte dell’Italia della normativa europea -è stato detto- mette fuori legge ogni seme non iscritto ai registri ufficiali delle varietà, impendendo all’agricoltore di riseminare o di scambiare i semi autoprodotti. Questo determina che le varietà tradizionali italiane siano gradualmente cancellate dai registri e sostituite dai nuovi ibridi prodotti dai colossi dell’agroindustria internazionale.

Per questo Cia, Vas, Aiab e Federconsumatori, con la petizione, chiedono l’applicazione della direttiva Cee (98/95) finora disattesa dai governi e la creazione di una lista nazionale che raccolga le varietà locali o dei territori o contadine; l’iscrizione libera e gratuita su questa lista per le varietà di coloro che conservano, selezionano e diffondano questa biodiversità; che i criteri di iscrizione siano adattati alle particolarità di queste varietà locali, spesso non uniformi o stabili come quelle selezionate; uno spazio di libertà totale per scambi liberi di piante e sementi contadine (in quantità corrispondenti ai bisogni di una piccola fattoria), nel rispetto delle precauzioni fitosanitarie essenziali.

Nel corso della giornata nazionale "Mangiasano" si parlerà di tutto questo, ma non solo. Sono state programmate iniziative in tutta Italia con degustazione di prodotti tipici locali ed eventi culturali per sensibilizzare i cittadini sul problema dell’erosione della biodiversità agricola e sulla necessità di "liberare" l’agricoltura italiana dai pesticidi e dagli Ogm, favorendo metodi di coltivazione e allevamento biologici.

 

 

 

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