BIO. Avvicendamenti colturali, AIAB sostiene decreto a garanzia dei consumatori

Nel Decreto Ministeriale recentemente approvato dalla Conferenza Stato Regioni è contenuta una specifica relativa alle rotazioni colturali, o meglio agli avvicendamenti. Secondo Andrea Ferrante, presidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica, "questa norma rende più semplice ed affidabili anche le operazioni di controllo: infatti l’avvicendamento colturale – spiega Ferrante – è facile da vedere in campo, mentre l’uso di fertilizzanti e fitofarmaci non ammessi ma necessari nei casi di cattiva gestione agronomica è tutt’altro che semplice".

Cristina Micheloni, Coordinatrice del comitato scientifico di Aiab, spiega: "Avvicendare le colture per gestire al meglio la fertilità del terreno, prevenire patogeni, parassiti ed infestanti nonché sostenere la diversità paesaggistica ed ecologica, senza sottovalutare l’impatto positivo nella gestione delle acque superficiali e la prevenzione dell’erosione è un caposaldo dell’agricoltura biologica. Lo sanno bene gli agricoltori biologici di esperienza che possono attestare come senza avvicendamenti diventa davvero difficile produrre buona quantità e qualità senza ricorrere a fertilizzanti esterni e senza trovarsi a fronteggiare serie difficoltà nel controllo di insetti, funghi ed erbe infestanti. Tale concetto è da sempre sottolineato anche nelle norme internazionali ed europee del biologico ma anche dell’agricoltura integrata".

Tuttavia, come troppo spesso accade, gli agricoltori si vedono "sorpassare a destra" da chi invece sceglie la scorciatoia, o qualcosa che sembra tale. Infatti si può by-passare l’applicazione degli avvicendamenti colturali appropriati ma a patto di utilizzare quantità elevate di fertilizzanti (organici ed ammessi in bio), ricorrere a frequenti trattamenti (seppur con sostanze ammesse) e lavorazioni. Tutto ciò può essere accettabile per l’attuale lettura italiana del regolamento ma non lo è nella logica del biologico e nemmeno dell’economia di medio-lungo periodo, ovvero per chi intende fare impresa con il biologico nei prossimi decenni e non solo per un paio d’anni.

"Infine, – aggiunge Andrea Ferrante – se può sembrare inappropriato un decreto ministeriale per definire le norme agronomiche, ci chiediamo dove altro ciò debba essere fatto. Il regolamento europeo, vista l’ampiezza e la diversità di contesti su cui agisce, non è di certo la cornice opportuna per andare oltre l’enunciazione del principio; il livello regionale rischia di creare difformità di interpretazione, mentre il livello nazionale ci pare il contesto più corretto. Inutile dire che per chi fa le cose seriamente, agricoltore o certificatore che sia, la norma è superflua giacchè intrinseca all’operare quotidiano, ma non è per loro che si scrivono le regole: è per quelli che il limite tentano in continuazione di valicarlo!"

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