BIO. Cia: niente crisi, più 6,9% di consumi nel 2009

Il biologico aggira la crisi e segna punti a suo favore. Le famiglie italiane infatti continuano ad acquistare bio: il settore nel 2009 segna infatti un aumento di vendite del 6,9% rispetto all’anno precedente, proseguendo un trend positivo che nel 2008 aveva segnato un più 5,2%. È quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori che domenica 18 aprile, insieme alla sua associazione per l’agricoltura biologica Anabio, parteciperà a "Le piazze del bio", l’iniziativa promossa dal Ministero delle politiche agricole insieme alle Regioni.

Nell’iniziativa, che si terrà in contemporanea in venti città italiane (Aosta, Ancona, Bari, Belluno, Bologna, Bolzano, Campobasso, Chieti, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Reggio Calabria, Roma, Sassari, Torino, Udine), dalle ore 10 alle ore 19, sono coinvolte oltre 47 mila aziende che producono biologico, per un totale di circa un milione di ettari. "I consumatori – sottolineano Cia e Anabio – avranno l’opportunità di partecipare a degustazioni, animazioni e approfondimenti sul tema del "bio". Ma soprattutto potranno apprezzare la sicurezza, la qualità e la tipicità dei prodotti biologici: olio e confetture, formaggi e miele, piante aromatiche e carni, frutta e ortaggi freschi, vino, pane, pasta, sciroppi e salumi".

L’associazione ricorda i dati evidenziati dall’Ismea: nel settore si registrano buone vendite per l’ortofrutta fresca e trasformata (più 26,6% l’incremento in valore su base annua) e per le uova (più 21,8%), mentre gli acquisti di bevande e pane crescono a ritmi più contenuti così come i prodotti lattiero-caseari. L’unico dato negativo di rilievo riguarda gli alimenti per l’infanzia che segnano un meno 15,7%. Nelle regioni settentrionali si concentra più del 70% degli acquisti nazionali, mentre il Centro, inclusa la Sardegna, e il Mezzogiorno rappresentano, rispettivamente, il 21,6% e il 7,5% del totale. "Un dato – rileva l’associazione – non influenzato solo dal maggior potere d’acquisto delle famiglie, ma da una diffusione più capillare del biologico nella rete distributiva che storicamente ha caratterizzato il Nord Italia rispetto al Sud".

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