BIO. Emilia Romagna: Bioregione 2006. Classifica Aiab

E’ l’Emilia Romagna la regione più ‘bio’ d’Italia, seguita a ruota da Toscana e Marche. A stilare la classifica del biologico e a presentarne ieri i risultati è stata l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab). ‘Bioregione 2006’, questo il nome dello
studio sulle regioni italiane condotto dall’Aiab, ha come obiettivo quello di fotografare la situazione dell’agricoltura biologica in Italia, con valutazioni quantitative e qualitative, frutto dell’incrocio di diversi fattori: la superficie coltivata a biologico, il numero di aziende agricole, di produttori e importatori presenti sul territorio regionale, il numero
delle mense biologiche, dei comuni ogm free, di agriturismi bio, di fiere e mercati tematici e misure e politiche a sostegno dell’agricoltura biologica.

La graduatoria del biologico pone dunque in testa alle regioni d’Italia l’Emilia Romagna, con un punteggio complessivo di 8,32 punti, prima per numero di aziende biologiche (il 3,8% sul totale delle aziende agricole) e per numero di prodotti Dop e Igp biologici (25 prodotti, vale a dire il 12% del totale della regione). A seguire, al secondo posto, c’é la Toscana che totalizza 8 punti ed è la prima per numero di agriturismi biologici e seconda, dopo la Valle d’Aosta, per la particolare attenzione alla presenza di mercati e fiere sul biologico. In terza posizione, l’Aiab colloca le Marche, con 6,86 punti, seconda per numero di aziende biologiche (il 3,35% del totale).

Fanalino di coda, la Campania, con solo 2,18 ‘punti Aiab‘ e ultima nel numero di aziende biologiche (lo 0,52% del totale delle aziende agricole). La classifica di Aiab parte dalla considerazione che l’Italia é il primo produttore di biologico in Europa e mette in mostra pregi e difetti delle regioni italiane, dimostrando che il Nord, per quanto riguarda, per
esempio, il numero di denominazioni d’origine (Dop e Igp) è più sensibile al richiamo del biologico, registrando il 46% nella ripartizione per aree geografiche delle denominazioni, seguito dal Sud (23%), dal Centro (22%) e dalle Isole (9%). "Da questa fotografia emerge con chiarezza il bisogno di un vero e proprio disegno strategico", sostiene l’Aiab, che auspica
l’applicazione di una specifica politica di sviluppo e obiettivi chiari per raggiungere il 25% della superficie bio, garantire l’esclusione degli Ogm dalle campagne e consolidare filiere di commercializzazione e certificazione del prodotto. "Tutto questo – afferma il presidente di Aiab, Andrea Ferrante – rientra nella più ampia sfida di una nuova governance dell’agricoltura dove il biologico dovrà giocare un ruolo essenziale; è un settore ormai uscito dalla nicchia".

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