BIO. Il biologico europeo compie 20 anni e l’Aiab festeggia con convegno e aperitivo bio a Roma

Il biologico europeo compie 20 anni e l’Aiab, Associazione italiana per l’agricoltura biologica, festeggia la ricorrenza con iniziative in tutta Italia. L’evento principale si svolge oggi a Roma, alla Città dell’Altra Economia, dove dalle 17 avrà inizio un convegno cui prenderanno parte varie personalità: sarà un momento di riflessione collettiva per raccontare la storia, le buone pratiche e le eccellenze del settore, nonché per raccogliere le sfide per il futuro. Ma sarà anche un momento di festa: al termine del convegno ci sarà un aperitivo rigorosamente bio per brindare ai primi 20 anni di storia del biologico europeo.

Il 22 luglio 1991, venne pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Regolamento CEE 2092/91 relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e all’indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari che, primo al mondo, disciplinava il biologico: descriveva il metodo, dava le regole per l’etichettatura dei prodotti e le modalità di certificazione a garanzia di tutto il sistema. Assolutamente pioniere di tutti gli schemi di qualità che successivamente l’UE avrebbe redatto.

Con 20 anni di storia alle spalle, oltre 9 milioni di ettari convertiti al metodo biologico ed oltre 200.000 operatori certificati nel mondo, il biologico è un settore che oggi vale circa 20 miliardi di euro in Europa e più di 3 con oltre 130.000 occupati nella sola Italia. Questi numeri dimostrano la fattibilità economica della produzione biologica e sono confermati anche dalla maggiore redditività raggiunta in agricoltura dalle aziende bio. Proprio le aziende biologiche, prima di tutti, hanno creduto nella multifunzionalità, e si sono inventate nuovi modelli di distribuzioni che le rendessero più indipendenti da un filiera tradizionale che ha concentrato tutto il reddito nella parte distributiva.

L’innegabile successo dato dai milioni di cittadini europei che quotidianamente consumano prodotti biologici senza distinzione di censo (il bio si trova ovunque e per tutte le tasche) non deve far credere che il solo mercato possa retribuire gli sforzi incredibili che gli operatori del bio si stanno sobbarcando per salvaguardare la biodiversità, la fertilità dei suoli, il paesaggio e nello stesso tempo garantire la più alta sicurezza alimentare. Ci sono tante sfide da affrontare, come il sistema di certificazione che va rivisto: è nato per un settore piccolo fatto da pochi attori, ma non ha avuto la capacità di aggiornarsi per rispondere alle sfide che vengono dalle importazioni extra UE sempre più massicce e di trovare risposte adeguate alle richieste delle agricolture europee (dalle micro aziende in vendita diretta alla certificazione di interi territori).

 

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