BIO. Lazio, appello dell’Aiab a Bonino e Polverini: una politica per il biologico nella Regione

Un piano d’azione locale per il biologico. E’ quanto chiede l’Aiab Lazio alle due candidate alla presidenza della Regione, Emma Bonino e Renata Polverini. "Lo sviluppo del biologico nella regione Lazio richiede delle scelte politiche che ben vadano oltre la sfera della politica agricola, che pure deve essere rilanciata e strategicamente orientata verso il biologico". Così inizia il documento che l’Associazione italiana agricoltura biologica ha inviato alle due candidate.

"Chiediamo – dice Adolfo Renzi, presidente di Aiab Lazio – la realizzazione di un vero e proprio piano di azione locale per il biologico che possa rappresentare una linea strategica su diversi punti". Perché il biologico garantisce cibo di qualità e può favorevolmente incidere sulla salute dei cittadini consumatori, dunque sulle politiche per la salute. Inoltre il maggiore ricorso a manodopera che il biologico richiede e le capacità di scelte etiche che le aziende biologiche portano avanti, consento di sperimentare e di rilanciare un nuovo modello di lavoro in agricoltura. Dunque il biologico ha effetti sulle politiche del lavoro e della formazione; e poi ancora ricerca e sperimentazione perché il biologico non è un ritorno al passato di tecniche già consolidate, ma ha bisogno di alta innovazione. È necessario rilanciare la ricerca in agricoltura in modo che possa fornire effettive risposte agli operatori del settore.

Secondo l’Aiab c’è necessità di puntare al biologico come reale modello di sviluppo agricolo e per far questo è necessario un maggiore sforzo di integrazione tra le diverse azioni di politica agricola. "Appare inoltre fondamentale – continua il documento – un impegno della Regione Lazio rispetto al divieto dell’introduzione delle colture Ogm, continuando sulla linea della "Regione Lazio libera da Ogm" anche favorendo le relazioni con le altre Regioni impegnate su tale fronte. Auspichiamo quindi un profilo ancora più elevato nell’ambito della compagine delle "Regioni europee Ogm free". In particolare si chiede di intervenire da subito sulla filiera mangimistica, per favorire una riconversione verso il biologico e verso produzioni ogm free delle filiere laziali.

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