BIO. Parlamento Ue chiede più garanzie per i prodotti importati. Soddisfatta Coldiretti

Il Parlamento Europeo ha chiesto un rafforzamento delle disposizioni transitorie sulle importazioni di prodotti biologici, soprattutto sul fronte dei controlli, per tutelare i produttori europei dalla concorrenza sleale e proteggere i consumatori. Sono stati infatti proposti una serie di emendamenti alla proposta di regolamento che, in attesa dell’entrata in vigore di un provvedimento legislativo completamente nuovo in materia di produzioni biologiche, mira a definire delle disposizioni transitorie in materia di importazioni, visto che parte di esse scadono il 31 dicembre 2006.

Soddisfazione è stata espressa da Coldiretti che segnala "il rischio che vengano "spacciati" come europei prodotti biologici provenienti da paesi extracomunitari e la risposta del Parlamento Europeo viene dopo l’annuncio dell’aumento di ben undici volte (+1057 per cento) della produzione biologica della Cina che ha conquistato il secondo posto a livello mondiale con una superficie coltivata bio di oltre tre volte superiore a quella in Italia, scalzata dal podio e scivolata al quarto posto. La scelta di investire sulle produzioni biologiche appare evidentemente motivata dalla volontà cinese di offrire un prodotto in grado di rispondere per caratteristiche qualitative alla domanda dei consumatori di Paesi ricchi al fine di invaderne i mercati e creare nuove occasioni di reddito".

Per gli agricoltori le norme proposte a livello europeo sono "particolarmente rilevanti per l’Italia che con un terzo delle imprese biologiche europee ed un quarto della superficie bio dell’Unione conferma la propria leadership nel vecchio continente ed aumenta del 12 per cento i terreni coltivati che superano il milione di ettari (1.067.101,66 ettari) e del 22 per cento il numero di imprese agricole coinvolte (44.733)".

In particolare, uno degli emendamenti proposti dal Parlamento prevede che per essere venduto nell’UE come biologico, un prodotto originario da un paese terzo deve essere conforme alle norme di produzione del regolamento comunitario, mentre gli importatori e i consumatori devono poter identificare facilmente il paese d’origine e controllare il rispetto delle condizioni UE. Gli operatori economici di paesi terzi che intervengono in tutte le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione del prodotto in questione, inoltre, devono aver notificato le loro attività all’autorità competente o all’organismo di controllo previste dallo stesso regolamento, se tale autorità od organismo effettua controlli nel paese terzo di produzione, oppure ad un organismo di controllo riconosciuto.

In merito all’elenco dei paesi terzi le cui norme di produzione e i cui regimi di controllo sono equivalenti a quelli europei, i deputati chiedono che esso sia pubblicato e periodicamente sottoposto a revisione. A loro parere, poi, i dati in esso contenuti dovrebbero essere verificati attraverso ispezioni periodiche in loco delle strutture di produzione e controlli delle norme di produzione e dei documenti pertinenti.

L’attuale normativa prevede un elenco di paesi terzi (Argentina, India, Australia, Svizzera e Israele) la cui legislazione in materia di coltivazione, certificazione e commercializzazione dei prodotti biologici è stata riconosciuta equivalente al regolamento dell’Unione europea. Tuttavia, il 70% delle importazioni di prodotti biologici avviene ancora in base alle cosiddette "autorizzazioni d’importazione", rilasciate dalle autorità competenti degli Stati membri seguendo procedure in parte diverse. Attualmente le autorizzazioni d’importazione hanno validità annuale e si riferiscono a un determinato volume di un prodotto specifico. Le autorità verificano il rispetto delle norme di produzione e dei volumi basandosi esclusivamente sulla documentazione, senza effettuare controlli a campione in loco. La procedura delle autorizzazioni d’importazione viene pertanto accusata di essere, da un lato, troppo burocratica e, dall’altro, assolutamente inefficace. Malgrado la densità relativamente alta dei controlli sulle merci importate, in passato si sono continuamente verificati casi di frode.

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