BIO. Piano sementiero nazionale: le varietà disponibili non coprono il fabbisogno nazionale

Le sementi biologiche disponibili sul mercato non sono sufficienti a soddisfare il fabbisogno. Insufficiente è anche il livello della ricerca, almeno per alcuni aspetti. Questo lo stato dell’arte del settore sementiero biologico secondo i primi risultati del Piano sementiero nazionale per l’agricoltura biologica promosso dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (Mipaaf) sotto il coordinamento dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran) e dell’Ente Nazionale delle Sementi Elette (Ense). Si tratta di un piano biennali che si concluderà a fine 2011 grazie a una dotazione finanziaria di 1,4 milioni di euro.

Come ha spiegato Pier Giacomo Bianche (Inran/Ense) "è stata effettuata una valutazione dello stato dell’arte sulle diverse iniziative sul tema, un’attività di natura sperimentale per l’identificazione e lo studio di varietà idonee all’impiego in agricoltura biologica e anche la messa a punto di linee guida e disciplinari per alcune varietà come il frumento duro, l’erba medica e le cipolle".

Dopo il primo anno di lavoro la conclusione a cui si è giunti è la verifica della "difficoltà di reperimento sul mercato di sementi biologiche e dell’insufficiente livello di ricerca", ha detto Romana Bravi dell’Inran di Battipaglia (SA). "Il problema – ha proseguito Bravi – è che la varietà di sementi bio disponibile con copre il fabbisogno. Sarebbe necessaria una più ampia e diversificata gamma di varietà da offrire ai produttori biologici. Inoltre, l’attività di sperimentazione e studio risulta ancora insufficiente per gli aspetti che riguardano la ricerca varietale e le tecniche di coltivazione". D’altra parte, ha precisato la Bravi "il mondo della ricerca scientifica ha cominciato solo recentemente ad occuparsi delle sementi biologiche".

Cosa ne pensano i produttori e i "consumatori di sementi"? Nell’ambito della prima azione del Piano sono state previste due indagini con interviste dirette condotte dall’Associazione Italiana Agricoltura Biologica (Aiab) e dalla Federazione Italiana Agricoltura Biologica (Federbio) e coordinate dall’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari. I risultati corrispondono con le criticità emerse della presentazione dei risultati della prima azione: le quantità di sementi bio non coprono la domanda. Solo per fare un esempio per la cipolla le quantità disponibili coprono solo il 4% del fabbisogno italiano mentre il fabbisogno dell’orzo è coperto solo per il 10%. Inoltre, spesso le varietà commercializzate non corrispondono a quanto richiesto dagli agricoltori bio: nel caso del pomodoro, del fagiolo, dello zucchino e delle brassicacee è dovuto alla preferenza a tipicità locali in rapporto ai marchi di qualità come DOP e IGP. L’unica via d’uscita per gli agricoltori sembra l’approvvigionamento presso altri agricoltori o l’autoprodotto, almeno da quanto dichiarato dal 50% degli intervistati.

A cura di Silvia Biasotto
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