BULLISMO. Milano, processo contro Google. Difensore civico si costituisce parte civile

Ha cambiato improvvisamente direzione il processo iniziato il 3 febbraio scorso davanti al Tribunale di Milano in seguito alla denuncia dei genitori di un ragazzo disabile vittima di un episodio di "ordinario" bullismo da parte dei suoi compagni di scuola, che si erano divertiti a riprendere con una telecamera le offese subite dal giovane portatore di handicap.

Mentre la famiglia del ragazzo offeso dal video diffuso su YouTube ha ritirato la querela contro Google, il Comune di Milano e l’Associazione Vividown si sono costituiti invece parte civile.

Con questa inedita svolta presa dal processo, cambiano improvvisamente i protagonisti e con loro, anche parte dell’intero impianto accusatorio.

Per spiegare la scelta della famiglia, l’avvocato Michela Malerba ha dichiarato: "Il ragazzo e i suoi genitori hanno deciso di non costituirsi parte civile nel procedimento penale nei confronti dei responsabili di Google Italia, perché ciò non corrisponderebbe a un’effettiva tutela del giovane. Tutta questa triste vicenda – ha proseguito il legale – è stata spesso strumentalizzata per fini che nulla hanno a che vedere con la tutela della persona offesa. Basti pensare che il ragazzo, che frequenta regolarmente una scuola, legge i quotidiani, vede la televisione, si sente ulteriormente offeso e umiliato dai titoli e dalle immagini che lo vedono involontariamente protagonista».

«La decisione di rimettere la querela nel procedimento è motivata quindi dalla constatazione che i responsabili di Google, oltre ad aver espresso solidarietà per quanto accaduto, si sono impegnati con attenzione e sensibilità verso le problematiche delle persone diversamente abili e del grave fenomeno del bullismo», ha concluso l’avvocato Malerba.

Nonostante la decisione della famiglia di chiamarsi fuori nel nome della tutela del ragazzo, le associazioni e le Istituzioni cittadine hanno comunque deciso di continuare a combattere una battaglia di principio.

Il Tribunale di Milano ha accolto infatti la costituzione di parte civile dell’associazione Vividown – che invece continua a portare avanti una campagna accusatoria nei confronti di Google per aver contribuito alla diffusione del filmato tramite YouTube – e del Comune di Milano, nella persona del Difensore civico cittadino.

"La legittimazione del Difensore civico a costituirsi parte civile nei processi penali per i reati sopra indicati, è finalizzata alla tutela dei diritti delle persone più svantaggiate ed è uno strumento ad hoc, stabilito dal legislatore in modo autonomo e indipendente rispetto alla eventuale costituzione in giudizio per la tutela degli interessi dell’Amministrazione comunale", ha affermato il Difensore civico per spiegare la decisione di costituirsi parte civile nel processo a carico di quattro dirigenti di Google.

Lo scopo della costituzione del difensore civico è di rafforzare la richiesta di condanna che sarà formulata dal pm e di ottenere un congruo risarcimento economico, da utilizzare in attività a favore dei portatori di handicap trattandosi di reati (anche omissivi) consumati in Milano, che hanno frustrato e vanificato lo sforzo istituzionalmente profuso a tutela dei diritti delle persone diversamente abili.

"L’obiettivo è di realizzare attività correttive (campagne informative e di sensibilizzazione) rivolte in particolare ai giovani e al mondo della scuola", ha concluso il Difensore civico.

La prossima udienza, fissata per il giorno 17 marzo prossimo, si prevede possa essere inoltre l’occasione per discutere anche del difficile rapporto tra motori di ricerca e diritto all’oblìo dei cittadini-utenti. Il processo si arricchisce infatti di un ulteriore filone parallelo, rappresentato dalle accuse di una signora che avrebbe subito un episodio di offesa della privacy, poiché il suo nome non sarebbe stato eliminato dalla cache di Google.

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