Bankitalia invia relazione a Governo e Parlamento

Le banche italiane migliorano, la loro situazione finanziaria diventa più sana mentre aumenta la redditività e i casi di "anomalia finanziaria" sotto esame diminuiscono. E’ il profilo positivo del sistema di credito del Paese che emerge dalla prima relazione semestrale di Banca d’Italia consegnata al Governo e al Parlamento, come prescritto dalla nuova legge di tutela del risparmio per la trasparenza del sistema bancario.

CONTI CORRENTI. L’indagine avviata nel dicembre 2004 dalla banca d’Italia, coordinatasi con l’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato, diretta ad accertare costi e modalità operative per la chiusura dei principali servizi bancari e finanziari ha fatto emergere che "il costo di chiusura dei conto correnti è in media di 34 euro". Per quanto riguarda, invece, le spese di tenuta e gestione dei conti, l’indagine ha rilevato come "nel 46% dei rapporti non erano previsti costi per il cliente in relazione alle scritture contabili riguardanti le operazioni compiute – si legge nella prima relazione semestrale inviata dalla banca d’Italia al Parlamento ed al Governo -, a fronte di un canone periodico, al netto degli oneri fiscali e delle spese connesse con il rispetto alla normativa sulla trasparenza, ammontava in media a 76 euro all’anno, comprensivi del costo del Bancomat". "Per la restante parte dei rapporti si è rilevato un canone annuo, in media pari a 66 euro, a fronte di un numero limitato di scritture contabili gratuite; in particolare, per i conti osservati era prevista una franchigia media di 70 scritture contabili annue – riporta la relazione, inviata ieri ai presidente della camera e del Senato, al presidente del Consiglio ed al Ministro dell’Economia -. Per questi conti il costo annuo aggiuntivo di gestione dipende dal numero delle operazioni effettuate. Per entrambe le categorie di conto corrente vanno aggiunte le commissioni per specifici servizi, fra cui bonifici, prelievo Atm di altre banche ed addebiti preautorizzati; nell’ipotesi di un utilizzo di tali servizi pari a quello medio rilevato nel sistema, ne risulterebbe un’ulteriore spesa annua di circa 38 euro".

ISPEZIONI. Nel 2005 le ispezioni generali svolte dalla Banca d’Italia nei confronti delle banche italiane sono state 159: ne emerge una riduzione complessiva delle anomalie. Lo riporta Via Nazionale nella prima relazione semestrale inviata al Governo ed al Parlamento. In particolare, l’attività di analisi svolta nel 2005, sulla base dei dati relativi all’esercizio 2004 e delle informazioni disponibili per il primo semestre, Palazzo Koch segnala come "sono state attribuite valutazioni favorevoli a 294 banche; è aumentato a 335 il numero di aziende con valutazioni intermedie. Giudizi sfavorevoli sono stati assegnati ad 82 banche, alle quali fa capo il9,2% dei fondi intermediati; di esse – si legge nel documento – 28, con fondi intermediati pari complessivamente all’8,8% di quelli totali, appartengono a gruppi creditizi". Le valutazioni riflettono "essenzialmente i progressi registrati nell’adeguamento dei presidi organizzativi e nel rafforzamento dei mezzi patrimoniali; è positiva anche l’evoluzione della rischiosità, che resta comunque il profilo aziendale contrassegnato dalla più elevata frequenza di giudizi sfavorevoli", spiega la relazione, osservando come "la contrazione, nell’ultimo decennio, del numero delle banche caratterizzate da anomalie negli assetti tecnico-gestionali è significativa: nel 1995 le aziende con valutazione sfavorevole erano 158 e rappresentavano una quota dei fondi intermediati pari al 21%". Le valutazioni favorevoli e parzialmente favorevoli ammontano – aggiunge la relazione – nell’insieme all’87%; quelle sfavorevoli di riferiscono a 21 banche (13%) rappresentative del 2,4% dei fondi intermediati dal sistema (0,3 nel 2004). "Anche nei risultati ispettivi i giudizi negativi riflettono situazioni aziendali non equilibrate sotto il profilo economico-patrimoniale, causate da incoerenti strategie di sviluppo dimensionale, carenze nell’attività degli organi di governo, lacune nel sistema dei controlli interni", precisa il documento, evidenziando che "nella maggior parte di tali casi, politiche marcatamente espansive degli impieghi, perseguite in contesti poco dinamici ed in assenza dei necessari presidi organizzativi, hanno fatto emergere una strutturale incapacitàd elle banche ispezionate di allocare e gestire il credito. In talune situazioni, le condotte anomale dei vertici aziendali hanno messo in evidenza le vulnerabilità indotte dall’eccessivo accentramento dei poteri, che compromette la dialettica in seno agli organi e fra le varie funzioni aziendali".

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