Bankitalia, presentata relazione annuale 2005

"Tornare alla crescita" è la priorità assoluta della politica italiana. Lo afferma il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi nelle sue Considerazioni finali esposte oggi all’Assemblea Generale. "Questa priorità della politica economica italiana è proprio come lo fu dieci anni fa l’entrata nell’Unione monetaria – ha detto Draghi. – Preservando la stabilità a duro prezzo acquisita, si deve ritrovare la via dello sviluppo. Le azioni da intraprendere, incluse le misure per il risanamento della finanza pubblica, divenuto imperativo, devono essere vagliate in primo luogo sotto questo profilo. Il raggiungimento di questo obiettivo richiede consenso sul disegno del futuro, concordia sull’azione del presente. Ci sia di incoraggiamento la consapevolezza che il Paese nella sua storia ha saputo rispondere a sfide ben più drammatiche".

In Italia dalla metà degli anni Novanta il prodotto ottenibile da un’ora di lavoro è cresciuto, in media, un punto percentuale in meno ogni anno rispetto ai paesi dell’OCSE, ha continuato Draghi, e "a causa del ritardo nell’adeguamento della capacità tecnologico-organizzativa delle imprese e del sistema, la produttività totale dei fattori si è ridotta, caso unico fra i paesi industrializzati". "Quest’anno il tasso di incremento del prodotto potrebbe avvicinarsi all’1,5 per cento, grazie a un recupero delle esportazioni e degli investimenti – ha detto il Governatore – La ripresa congiunturale può facilitare le azioni volte a favorire l’adeguamento della struttura produttiva".

La politica monetaria comune ha assicurato "stabilità dei prezzi" e "protezione dall’erraticità dei mercati finanziari". "Ma i vantaggi della moneta unica per la finanza pubblica sono stati in gran parte dispersi – ha aggiunto Draghi – La tendenza al rialzo dei tassi rende ora urgente un’azione sulle determinanti strutturali della spesa. Il peso del debito pubblico deve tornare a diminuire". La sua incidenza sul prodotto, lo scorso anno, è aumentata di 2,5 punti, l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è salito al 4,1 per cento del prodotto, l’avanzo primario ha continuato a ridursi fino allo 0,4 per cento.

"Nel 2006 l’indebitamento netto rischia di superare di nuovo il 4 per cento del prodotto". "Alla luce delle attuali tendenze – ha detto dunque Draghi – per conseguire l’obiettivo di indebitamento netto indicato nei programmi governativi per il 2007, pari al 2,8 per cento del PIL, e riavviare il processo di riduzione dell’incidenza del debito sul PIL è necessaria una correzione dell’ordine di due punti percentuali del prodotto. Eventuali interventi di abbassamento della pressione fiscale o di rilancio degli investimenti pubblici richiederebbero il reperimento di risorse aggiuntive".

La spesa primaria corrente nell’ultimo decennio è cresciuta del 2,5 per cento all’anno e va frenata, commenta Draghi: "vi sono, accanto alla compressione delle spese di funzionamento dell’Amministrazione, due priorità ineludibili: affrontare il nodo dell’età media effettiva di pensionamento; responsabilizzare pienamente Regioni ed Enti locali nel controllo della spesa".

Secondo il Governatore di Bankitalia la concorrenza rappresenta "il miglior agente di giustizia sociale" in un’economia e in una società "nella cui storia – ha detto – è ricorrente il privilegio di pochi fondato sulla protezione dello Stato". Draghi ha affermato che "un livello eccessivo di cuneo fiscale e previdenziale distorce l’allocazione delle risorse, frena lo sviluppo" e spiegando però che "le compatibilità di bilancio lasciano margini stretti per il finanziamento di una riduzione", e che un eventuale "spostamento dell’imposizione dal lavoro ai consumi offre benefici allocativi e una copertura certa, ma induce effetti macroeconomici e distributivi da valutare attentamente, anche con le parti sociali".

"Se il mercato del lavoro è ben regolato, senza eccessi di rigidità nella componente tipica, i contratti atipici offrono un utile ventaglio di opzioni alle imprese e ai lavoratori – ha detto il Governatore – Se divengono un surrogato dell’ordinaria flessibilità dell’impiego, impediscono a molti giovani di pianificare il futuro, riducono gli incentivi dell’impresa a investire nella loro formazione, frenano la produttività del sistema". Secondo Draghi per far crescere la produttività occorrono "innovazione e investimenti in ricerca e in tecnologia; imprenditori che abbiano il coraggio e la lungimiranza di non essere passivi di fronte alle difficoltà e di cogliere il momento per cambiare il modo di operare delle proprie imprese".

Secondo il Governatore di Bankitalia i fondi pensione "hanno in Italia grandi potenzialità di espansione" e "il rapido sviluppo della previdenza complementare è essenziale per fornire redditi adeguati alle future generazioni di pensionati. Alle contribuzioni dei lavoratori si dovrà aggiungere l’utilizzo del flusso di risorse ora accantonate per il trattamento di fine rapporto (TFR), che per il settore privato ammonta a circa 1,5 punti percentuali del PIL all’anno".

"Il sistema bancario italiano è solido – ha affermato Draghi – Negli ultimi anni la qualità dei crediti è rimasta elevata, nonostante la debolezza dell’economia reale". Inoltre "la redditività dei gruppi bancari è migliorata". "La maggiore efficienza delle banche, l’innalzamento del grado di concorrenza non si sono ancora riflessi a sufficienza sui prezzi e sulla qualità di alcuni servizi bancari – ha sottolineato il Governatore – I costi applicati dalle banche per la chiusura dei conti hanno particolare rilievo perché possono limitare la mobilità della clientela ostacolando la concorrenza".

"Negli ultimi due anni – ha commentato – alcune banche hanno abolito le spese di chiusura dei conti. Nella maggior parte dei paesi europei le banche non possono richiedere commissioni per l’estinzione del rapporto; in alcuni, come Regno Unito e Francia, codici di autoregolamentazione definiscono anche standard per assicurare l’effettiva trasferibilità, in tempi certi, del rapporto e dei servizi ad esso associati". La crescita delle banche italiane ha ridotto la distanza con le banche europee ma "il divario non è scomparso; il processo deve continuare".

"La legge per la tutela del risparmio – ha aggiunto – approvata nel dicembre 2005 persegue l’obiettivo di rafforzare la protezione dei risparmiatori e di innalzare il grado di trasparenza dei mercati, con norme che incidono sulla disciplina degli operatori, sulle relazioni tra gli intermediari e la clientela, sull’assetto delle autorità di controllo". "La Banca d’Italia – ha aggiunto – aveva già raggiunto accordi con Isvap e Consob per la vigilanza sui conglomerati finanziari. È ora pronta a tutte le intese che si renderanno necessarie nel nuovo quadro normativo. Per le materie che interessano le competenze di più autorità, è auspicabile che si ponga mano alla semplificazione di alcune soluzioni tecniche individuate dalla legge, in particolare per quanto riguarda l’artificiosa riconduzione a un atto unico dei distinti provvedimenti autorizzativi in materia di concentrazioni bancarie".

All’inizio del suo intervento il governatore di Bankitalia Mario Draghi ha citato il suo predecessore Antonio Fazio: "il giudizio sul suo operato nello scorcio del suo ufficio è aperto. Gli rivolgo un riconoscimento non formale, per aver speso l’intera sua vita professionale al servizio di questa istituzione". "Con la fine dello scorso anno – ha detto in apertura di discorso – volgeva al termine un periodo convulso di scandali, di speculazioni, durante il quale era parso che il mercato, i risparmi degli italiani, il destino di società in settori rilevanti per l’economia nazionale fossero preda dell’arbitrio, dell’interesse, delle trame di pochi individui. L’iniziativa della magistratura impediva il compiersi di queste trame. Si attende l’esito dei procedimenti giudiziari in corso. La Banca d’Italia, pur salva nell’integrità istituzionale della struttura di vigilanza, ne usciva ferita. A me, cui il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, su proposta del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, faceva l’onore di conferire la carica di Governatore, stava, sta la responsabilità di accompagnarla nel ritorno al prestigio di cui ha sempre goduto; di guidarne il cambiamento in un contesto nazionale e internazionale profondamente diverso da quello che ha caratterizzato la sua storia".

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