Benzina, prezzo continua a volare

Nuovo record per il prezzo della benzina. Stamattina a fare ritocchi all’insù è stata Tamoil che ha aumentato il prezzo alla pompa di 0,6 centesimi al litro portandosi su una media nazionale di 1,599 euro/litro. Ferme tutte le altre compagnie, (anche se l’Eni ha ritoccato i prezzi ieri). La media ponderata tra i diversi marchi, calcolata da Staffetta Quotidiana, e di 1,589 euro/litro per la benzina (1 millesimo in più) e di 1,495 euro/litro per il diesel.

I prezzi medi regionali restano sostanzialmente invariati con Piemonte e Veneto sempre a guidare la classifica con una media di 1,595 euro/litro sulla benzina e 1,496 euro/litro sul diesel. Valori massimi in Provincia autonoma di Bolzano con la verde a 1,632 euro/litro e il gasolio a 1,533 euro/litro. Nelle Regioni dove vige l’addizionale regionale (Abruzzo, Marche, Liguria, Campania, Molise, Calabria e Puglia) la media della benzina risulta più alta, con la Puglia a fare da battistrada a quota 1,643 euro/litro.

"Inaudita", secondo Federconsumatori e Adusbef, questa corsa del prezzo della benzina, nonostante il petrolio sia oggi in calo. "Neanche quando nel luglio 2008 il petrolio è schizzato a 148 dollari al barile la benzina ha mai raggiunto prezzi simili – scrivono le Associazioni in una nota – Allora, infatti, si attestava a 1.56 euro al litro. Dagli studi dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori è emerso che ci troviamo di fronte ad una situazione francamente insopportabile: tenendo conto del cambio euro-dollaro, allo stesso valore del prezzo del petrolio, il costo industriale della benzina era pari a ben 7 centesimi in meno rispetto a quello attuale. Un sovrapprezzo intollerabile che, vista l’enorme quantità di erogato, genera immensi guadagni spartiti tra la filiera petrolifera e l’erario, per via dell’aumento della tassazione".

"Rispettivamente, infatti – continuano le Associazioni – la filiera petrolifera guadagna 1 miliardo e 92 milioni di euro in più, mentre l’erario percepisce 468 milioni di euro annui in più. Questo solo per quanto riguarda la benzina. A fare le spese di questa situazione sono, ancora una volta, gli automobilisti che, rispetto allo scorso anno, hanno subito per i carburanti un aumento di 240 euro in più annui per i soli costi diretti, a cui si aggiungono ricadute di 170 euro per i costi indiretti, dovute al fatto che buona parte dei beni è trasportata su gomma. Per un totale di ben + 410 euro".

Federconsumatori e Adusbef accusano il Governo che, di fronte a questa gravissima situazione, è stato capace solo di aumentare l’accisa sui carburanti facendo crescere le ricadute fino a 268 euro annui per i costi diretti. Vi saranno ulteriori pesanti ricadute, inoltre, sul tasso di inflazione, dovute sempre al trasporto dei beni".

Rimangono bloccati, invece, i provvedimenti veramente necessari ed utili a migliorare la situazione:

  • la Commissione istituzionale sulla doppia velocità;
  • il blocco settimanale degli aumenti;
  • la razionalizzazione e completa liberalizzazione della rete anche attraverso l’apertura della vendita presso il canale della grande distribuzione.

Per il Codacons il caro carburanti graverà pesantemente sulle prossime vacanze degli italiani. "E’ in arrivo una vera e propria stangata – scrive il Codacons – I pacchetti turistici, infatti, anche se già acquistati dai consumatori rischiano di subire pesanti variazioni di prezzo per via dell’ adeguamento carburanti, una voce prevista dal contratto che consente ai tour operator di chiedere maggiorazioni di prezzo in conseguenza di variazioni del costo del trasporto e del carburante. Una stangata che, per le mete come Messico e Maldive, se la corsa al rialzo non sarà bloccata prima delle partenze, potrebbe arrivare anche a 180 euro a persona, 720 euro a famiglia. In media chi ha acquistato un pacchetto turistico potrebbe dover pagare una quota aggiuntiva di 90 euro a persona".

Il Codacons chiede al Governo di fare dietrofront, abbassando le accise, e di rivedere totalmente il decreto Sviluppo che sarà presentato giovedì in Consiglio dei ministri e che dovrebbe contenere la riforma della rete dei carburanti. "Un decreto controproducente, dato che, bloccando i prezzi per 7 giorni, favorirà gli accordi collusivi delle compagnie petrolifere e ridurrà la concorrenza".

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