Benzinai, linea dura contro Bersani

Va in fumo l’incontro di tra il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, e le organizzazioni dei gestori degli impianti di benzina, che confermano la serrata di quattro giorni di sciopero dal 27 febbraio al 2 marzo. E non solo. La categoria annuncia 8 giorni di fermo tra marzo e aprile. Il ministro ha ribadito, infatti, i contenuti e gli obiettivi delle disposizioni contenute nel disegno di legge sulle liberalizzazioni e relative al mercato della distribuzione dei carburanti. Bersani si è detto, comunque, disponibile al dialogo: "Pur nella differenza delle posizioni, esiste una possibilità di approfondimento comune che mi auguro possa suggerire alla categoria di evitare disagi immotivati ai cittadini".

Intanto, il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) ha preparato un esposto all’Autorità Garante del Mercato e della Concorrenza e alla Guardia di finanza, chiedendo di verificare se esistano accordi tra gestori che configurino o meno la fattispecie del "cartello". A preoccupare l’associazione sono state alcune dichiarazioni durante una trasmissione in onda su Rai Utile di Luca Squeri, presidente della FIGISC – ANISA (sindacato gestori carburanti della Confcommercio), che ha detto: "Abbiamo fatto diversi accordi tra noi gestori per contenere gli aumenti dei prezzi di carburante".

"Sembra improbabile – ha detto Antonio Longo, presidente di MDC – che si siano fatti accordi solo per contenere gli aumenti e non per contenere anche i ribassi. In ogni caso è inaccettabile che continui a scendere il costo del greggio a barile (da oltre 70 a 50 dollari, quasi il 30% in meno) mentre i prezzi restano sostanzialmente fermi e si differenziano tra loro solo di 3 centesimi al massimo".

L’associazione ricorda così le rilevazioni riportate sul sito dell’Osservatorio Prezzi del Ministero dello Sviluppo Economico (www.maposserva.it), dove si riscontra che il prezzo più basso consigliato al 29/12/2006 è di 1,232 €/Lt, così come indicato dalle compagnie ERG e TAMOIL, mentre il più alto è di 1,235 €/Lt, indicato da API, ESSO, IP, SHELL e TOTAL. "C’è il forte sospetto – conclude Longo – che ci sia un cartello sia a livello di compagnie che a livello di gestori".

Anche Paolo Landi, segretario generale Adiconsum ha aggiunto: "Chiedere di ritirare il decreto significa difendere l’attuale monopolio delle compagnie petrolifere nella distribuzione del carburante". L’associazione ha chiesto al Governo anche altri tre provvedimenti in merito ai carburanti:

1) l’eliminazione delle royalty che paghiamo ad ogni pieno di carburante in autostrada;

2) la definizione di criteri di trasparenza nell’adeguamento del prezzo dal greggio alla pompa per evitare le consuete speculazioni.

3) una riduzione del prezzo. Come ha dimostrato una recente ricerca di Adiconsum negli ultimi due anni i petrolieri hanno aumentato la quota a loro favore nella misura del 5% sulle benzine e del 10% sul gasolio. Le condizioni per una riduzione ci sono ed è su questo che ci può essere una convergenza con i gestori nei confronti delle compagnie. Nessuna convergenza invece sulla pretesa di restare in condizioni di monopolio.

 

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