Beuc, intervista al nuovo Presidente P. Martinello

Il 13 novembre 2008 il Beuc, Beureau Européen des Unions de Consommateurs, organismo europeo che riunisce 42 associazioni indipendenti di 31 Paesi, ha eletto il nuovo presidente: è Paolo Martinello, di Altroconsumo, che guiderà l’associazione per i prossimi due anni. Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo dal 1995, è dal 2000 membro dell’Esecutivo dell’organismo con sede a Bruxelles, e ne ha ricoperto la vicepresidenza dal 1996 al 1998. Help Consumatori lo ha intervistato.

Presidente ci può spiegare quali sono i compiti principali del Beuc e come lavora quest’organismo europeo?

Il Beuc esiste da svariati decenni ed è praticamente il coordinamento di tutte le associazioni dei consumatori nazionali a Bruxelles. Il compito principale del Beuc è quello di rappresentare presso le istituzioni comunitarie gli interessi dei consumatori; segue gli iter legislativi di tutte le direttive e di tutti i regolamenti comunitari cercando di far pesare quello che è il punto di vista dei consumatori secondo le richieste dei vari membri. Attualmente aderiscono al Beuc oltre 40 associazioni dei 27 paesi dell’Unione europea, più qualche paese non membro come la Svizzera e la Croazia. Il Beuc è dotato di uno staff di circa 35 persone, tutti tecnici, tra economisti, alimentaristi ecc; è governato da un esecutivo e da una presidenza composta da rappresentanti delle varie associazioni che ne fanno parte. L’esecutivo nomina un direttore generale che è a capo dello staff.

Potremmo quindi definire il Beuc la lobby dei consumatori a Bruxelles?

Esatto, l’attività di lobby, nel senso buono del termine, è proprio il suo compito principale. Ma il Beuc svolge anche altri compiti importanti come quello di aiutare i membri più deboli, cioè le neonate associazioni dei consumatori dei nuovi paesi membri del Centro-Est Europa, a crescere. Quindi il Beuc favorisce lo scambio di collaborazione tra le associazioni più anziane ed esperte con quelle più giovani, creando anche dei partenariati su varie tematiche.

A questo proposito, secondo lei, qual è il paese che ha una cultura consumerista più avanzata e viceversa, qual è quello in cui il consumerismo è più indietro?

C’è una differenza ancora abbastanza netta tra le associazioni dei paesi della vecchia Unione europea e quelli della nuova Ue. Il consumerismo è nato negli anni ’50 ’60 nei paesi del Centro-Nord Europa; a partire dagli anni ’90 è cresciuto nei paesi del Sud, compresa l’Italia. Anche se con caratteristiche diverse, però tutti i paesi dell’Europa dei 15 hanno ormai un consumerismo molto sviluppato, di notevole peso. Non ci sono più le differenze tra il Nord e il Sud dell’Europa, caso mai ora c’è un gap tra l’Europa occidentale e il Centro-Est dell’Ue, quindi gli ultimi 12 Stati membri che si trovano nelle condizioni in cui era il consumerismo nel Sud dell’Europa negli anni ’70. Possiamo definirlo un ciclo storico e io credo che la mia elezione a Presidente del Beuc rappresenta un po’ un riconoscimento della crescita che anche il consumerismo del Sud dell’Europa è riuscito ad avere negli ultimi decenni. Naturalmente adesso tutta l’attenzione del Beuc è rivolta verso la crescita del consumerismo dei nuovi Stati membri.

Cosa si può fare per accelerare lo sviluppo del consumerismo in questi paesi?

Molto può fare la Commissione europea, in collaborazione con il Beuc, nel favorire la formazione dei quadri. Il Beuc, ad esempio, gestisce anche dei progetti di formazione e di training di cui i nuovi Paesi dell’Ue stanno usufruendo; ci tengo a dire che molto è nelle loro mani visto che non è in un’ottica assistenzialistica che noi immaginiamo la crescita del consumerismo. E’ importante che anche loro sappiano fa tesoro dell’esperienza dei paesi del Nord e del Sud dell’Europa per capire l’importanza che può avere la nascita di associazioni forti. Il rischio che in questo momento c’è in questi paesi è che nasca un consumerismo un po’ troppo dipendente dallo Stato o addirittura che imprese di vari settori finanzino lo sviluppo di un falso consumerismo. Ecco perché il Beuc svolge un importante ruolo nel saper aiutare le nuove associazioni, spingendole nella direzione giusta per camminare sulle proprie gambe senza avere fretta e cercare scorciatoie. La differenza tra questa realtà e quella di vent’anni fa è che prima la domanda di "consumerismo" era molto bassa, oggi invece è molto forte per effetto anche della legislazione comunitaria. I nuovi Stati membri hanno importato, quasi a scatola chiusa, questa legislazione, senza dover affrontare tutti i processi politici o istituzionali che sono stati fatti nei nostri paesi; il rischio è che il bisogno di rappresentanza da parte dei consumatori venga risolto un po’ frettolosamente e quindi lo Stato piuttosto che le imprese, in mancanza di un’associazione indipendente, vogliano crearne una loro. Ma questa sarebbe una soluzione fasulla e il Beuc ha il compito di evitare che questo accada.

A questo punto mi direbbe, secondo lei, quali sono i pro e i contro del consumerismo italiano?

Mettendomi nei panni del Presidente del Beuc penso che il consumerismo italiano è cresciuto in modo forte e positivo ed esprime le particolarità del nostro Paese che sono quelle di essere molto radicato sul territorio, diversamente dal consumerismo nordico. E questa è sicuramente una ricchezza, quasi l’espressione di un consumerismo dalle radici sociali. L’aspetto negativo è l’altra faccia della medaglia di questa particolarità, cioè il fatto di aver, molto spesso, ceduto a tentazioni politiche che hanno compromesso l’immagine del consumerismo italiano in Europa. All’interno del Beuc uno dei diritti fondamentali delle associazioni dei consumatori è l’assoluta indipendenza e autonomia, sotto tutti i profili: finanziario, economico, ma anche politico. Cioè può definirsi un rappresentante di un’associazione dei consumatori solo colui che è in grado di non essere strumentalizzata da altri poteri o interessi, che possono essere quelli dei partiti politici, delle imprese, dei sindacati o dello Stato. Indubbiamente il consumerismo italiano, nelle sue commistioni con la politica, ha dato un’immagine di sé in qualche misura negativa che andrà rivista. Un altro aspetto di ritardo è, invece, il rapporto con l’Europa: Nonostante l’Ue sia ormai da decenni il luogo dove si fa la politica dei consumatori, dove si prendono decisioni importanti, continua ad essere vista da molte delle associazioni dei consumatori italiane come una cosa lontana. Se posso dirlo il consumerismo italiano è ancora un po’ provinciale: per troppo tempo le tematiche europee sono state trascurate, anche involontariamente. Spero che la mia presidenza al Beuc serva anche a favorire una maturazione e a costruire nuove forme di rapporti tra i consumatori italiani e l’Europa.

Quindi la sua ricetta per il futuro del consumerismo italiano è meno provincialismo e più indipendenza?

Le associazioni italiane devono conservare le caratteristiche fondamentali dell’indipendenza, della capacità di fare ricerca, cercando di avere uno standard europeo. Questo servirà anche per pesare di più in Europa e poter difendere in Europa i diritti dei consumatori italiani. Grazie alle battaglie che abbiamo fatto nel tempo nel nostro paese, ad esempio le liberalizzazioni dei decreti Bersani o gli interventi sul piano finanziario non siamo più il fanalino di coda ma arriviamo in Europa a testa alta. E questo impone anche la capacità di saper difendere queste conquiste; per decenni tutti gli interventi fatti in Europa sono stati per noi delle conquiste, oggi non è più così perché ci sono delle normative comunitarie che ci possono far fare dei passi indietro. Per evitare che questo succeda è importante che i consumatori italiani sappiano difendere quello che hanno conquistato in questi anni.

Quale sarà concretamente la prima cosa che cercherà di fare in qualità di Presidente del Beuc?

A livello europeo stiamo già lavorando per affrontare la crisi finanziaria, chiedendo agli Stati che non adottino scorciatoie nazionalistiche perché vogliamo che sia l’Europa a farsi carico di questo problema. Il Beuc avrà una posizione forte nell’interesse dei consumatori europei; ad esempio sulla questione delle garanzie dei conti correnti bancari, dei prestiti ipotecari i consumatori europei hanno molto da dire. Negli anni scorsi il Beuc ha già fatto delle proposte che non sono state accolte e che ora dovranno essere riconsiderate, ad esempio il credito responsabile, l’introduzione di una tutela per il credito al consumo e per il credito ipotecario. La crisi americana ci insegna che tante norme per la tutela dei consumatori non sono campate per aria ma servono a tutelare meglio il mercato e questo lo hanno detto gli stessi economisti. E’ assurdo che in Europa sia più tutelato chi chiede un prestito per comprare una lavatrice rispetto a chi lo chiede per comprare una casa; nella crisi americana c’è anche questa mancanza di regole e di trasparenza che invece l’Europa deve darsi. Non si tratta di inventare nulla di nuovo, ma di rilanciare delle richieste fatte qualche anno fa e rimaste inascoltate. Come Presidente del Beuc voglio dire alle associazioni italiane che spero che la mia presidenza serva a rafforzare e rendere più autorevole la presenza dei consumatori italiani a Bruxelles ed è quindi un’occasione per crescere e migliorare.

La class action europea la vede molto lontana?

Il tema delle azioni di gruppo è una delle priorità del Beuc per il 2009. Dallo scorso anno abbiamo già iniziato a sensibilizzare la Commissione europea; ci sano due Direzioni Generali, la DG Competizione e la DG Sanco che sono impegnate su questo tema. Aspettiamo a giorni la pubblicazione del Libro Verde della DG Sanco e siamo ottimisti perché abbiamo molte esperienze nazionali interessanti. Indubbiamente abbiamo bisogno di questo strumento, senza il quale abbiamo un handicap in tutti i settori poiché l’azione risarcitoria di gruppo è un tema trasversale.

di Antonella Giordano

 

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