Bordoni (Centromarca): prezzi, bisogna lavorare insieme

"Il nostro comparto è caratterizzato da forte concorrenza e questo certamente va a beneficio dei consumatori". È quanto afferma Luigi Bordoni, presidente di Centromarca, l’associazione italiana dell’industria di marca, che fa il punto sulla situazione dei prezzi al consumo e dell’inflazione. E spiega: "Se si vuol fare l’interesse dei consumatori bisogna porsi interessi comuni".

Ci sono segnali di ripresa dell’inflazione da diversi mesi. I consumatori sono molto preoccupati. Quali sono le valutazioni dell’industria di marca?

I segnali sono rilevanti ma le preoccupazioni vanno diversificate a seconda dei settori. Nei beni di consumo, e in particolare negli alimentari, gli anni che abbiamo alle spalle hanno registrato costantemente una tendenza deflazionistica.
Negli ultimi 10 anni i prezzi sono aumentati meno dell’inflazione e questo è stato particolarmente evidente nei prodotti di marca. Il nostro comparto è caratterizzato da forte concorrenza e questo certamente va a beneficio dei consumatori.
I servizi bancari e assicurativi, l’energia, le prestazioni professionali hanno registrato invece aumenti che vanno dal 18% al 38%, con una media del 23,5% nel periodo 2003-2009, mentre l’inflazione ufficiale, misurata dall’Istat per intenderci, è stata del 12,7%: ebbene i beni di largo consumo sempre nello stesso periodo hanno registrato solo il 6,5% di aumento.

Quando si parla di prezzi al consumo, si discute da tanto tempo sulla differenza tra inflazione reale e "inflazione percepita" . Quest’ultima allora è in qualche modo "distorta"? E da cosa?

Per quanto riguarda l’industria di marca i dati sono evidenti e indiscutibili. Non li misuriamo noi. Il reddito delle famiglie è sempre più utilizzato per quei servizi come banche, assicurazioni, professionisti che hanno poca concorrenza e quindi possono aumentare. In questi settori viene speso il 45% del reddito familiare, mentre il 25% va ai beni di consumo e il 20% agli alimentari. Negli ultimi 15 anni c’è stato un ribaltamento tra spesa alimentare e altre voci di spesa, a cui realmente va attribuita la perdita del potere di acquisto dei consumatori.

Di fatto comunque c’è una situazione che preoccupa le famiglie. E lo scorso anno ci sono stati confronti aspri, anche con pagine intere sui quotidiani con polemiche fra GDO e produttori a proposito dei listini…

Non ci devono essere scontri tra i soggetti protagonisti della filiera. Se si vuol fare l’interesse dei consumatori bisogna porsi interessi comuni. Si deve lavorare insieme, industria di marca, grande distribuzione, istituzioni e anche associazioni consumatori, dando informazioni corrette, educando ad una gestione responsabile del reddito e a scelte adeguate ai reali bisogni delle famiglie. Si deve continuare con le liberalizzazioni dei servizi, delle prestazioni professionali. Solo così ci possono essere minori costi anche per il consumatore finale, che deve essere l’interesse primario di tutti.

Che posizione avete rispetto ai saldi e alla eventuale liberalizzazione piena, chiesta dalle associazioni consumatori?

Ci toccano solo indirettamente e marginalmente. Ripeto comunque che siamo a favore della liberalizzazione, della concorrenza e quindi, posti questi principi di fondo, le scelte potranno essere diverse.

Un’ultima domanda sulla situazione che vede un confronto abbastanza duro con la Francia per alcuni grandi marchi anche dell’alimentare, anzitutto Parmalat. Cosa ne pensa?

Devono valere i criteri del libero mercato per tutti e pari condizioni per le imprese dei due Paesi. Detto questo in Italia abbiamo una polverizzazione della filiera alimentare, a parte alcuni grandi nomi come Ferrero, Barilla e Parmalat. La situazione in Francia per una storia industriale diversa è molto più strutturata con grandi aziende. Comunque alcune marche importanti come Motta e Alemagna sono tornate in Italia e questo è certamente un dato positivo. C’è uno scenario di movimento e sviluppo di imprese a livello europeo, che è molto interessante.

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