Bruxelles vs la pubblicità ingannevole online

Il Parlamento Europeo vuole che la pubblicità online sia migliore: meno aggressiva e promotrice di modelli comportamentali positivi. L’Aula, infatti, ha appena approvato una risoluzione non legislativa preparata dal deputato popolare francese Philippe Juvin, che chiede che la pubblicità su internet punti ad informare meglio i consumatori e non sviluppi pratiche sempre più invadenti come la lettura del contenuto delle e-mail, l’utilizzo dei network sociali e della geolocalizzazione, per non parlare della ripetizione del bersagliamento pubblicitario. Tutte violazioni della vita privata dei consumatori, sottolineano i deputati che, per migliorare la trasparenza e l’informazione al consumatore, chiedono alla Commissione di introdurre un "sistema UE di etichettatura" dei siti, sul modello del progetto "Privacy Seal", per certificare la conformità alla normativa europea sulla protezione dei dati personali.

Il Parlamento, poi, esprime preoccupazione per la "banalizzazione della pubblicità comportamentale e lo sviluppo di pratiche pubblicitarie invadenti" e chiede pertanto alla Commissione di introdurre l’obbligo di inserire in modo chiaramente leggibile la dicitura "pubblicità comportamentale" nelle pubblicità online di questo tipo. Per i deputati, la pubblicità comportamentale rappresenta "una grave minaccia per la protezione della vita privata" poiché è basata sulla tracciatura degli individui (cookie, costituzione di profili) e non è stata oggetto di un consenso esplicito del consumatore. I deputati vogliono una pubblicità capace di promuovere "sani modelli di comportamento", che possono avere "un’influenza positiva sulla percezione di tematiche quali ruoli di genere, immagine del corpo umano e normalità".

Pertanto, invitano tutte le agenzie pubblicitarie e i professionisti dei media a "riconsiderare lo sviluppo di modelli (uomini o donne) estremamente magri, al fine di evitare la divulgazione di messaggi pericolosi sull’aspetto fisico, sulle imperfezioni del corpo, sull’età e sul peso, tenendo conto dell’influenza e dell’impatto della pubblicità sui bambini e sui giovani". La risoluzione chiede, infine, una maggior protezione per i consumatori vulnerabili.

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