CASA.Disagio abitativo: Italia ultima in Ue per risorse stanziate a fasce disagiate

Un miliardo di persone in tutto il mondo vive il disagio abitativo ed urbano. La precarietà della condizione abitativa ed il consequenziale degrado urbano, anziché diminuire, sono destinati ad una crescita esponenziale, crescita che investe in maniera preoccupante anche il nostro Paese. Appare quindi urgente e necessario che lo Stato attraverso la concertazione dei vari Ministeri, di tutte le Amministrazioni e degli Enti territoriali, affronti le problematiche in questione con una strategia condivisa.

La situazione è stata rilevata nel corso del convegno "Disagio sociale ed abitativo, degrado urbano e politiche energetiche" che si è tenuto oggi a Roma, organizzato dal ministero delle Infrastrutture, Federsanità, Anci, Ageing society-Osservatorio della Terza età (Ote) e TerrEmerse. In Italia, ha spiegato il presidente di Ageing society-Ote e componente del comitato scientifico Unesco Dess, Emilio Mortilla, sulla base dei dati Eurohouse, gli alloggi sociali in affitto sono il 4,3% del totale, e di questi il 23% sono a canone sociale, mentre nel Regno Unito sono rispettivamente il 21% e il 66%, in Olanda il 36% e il 75% e in Francia il 16% e il 41%. Negli ultimi dieci anni, ha spiegato Mortilla, c’é stata una riduzione di un milione di alloggi pubblici a costo sociale (fonte Istat-Banca d’Italia). Oggi lo Iacp ha 600mila domande di alloggio giacenti, con l’ultima cartolarizzazione sono state vendute 103mila case popolari, "favorendo i residenti più abbienti", ha osservato il presidente di Ageing Society, e ne sono state edificate solo alcune centinaia. Gli alloggi in affitto in Italia, secondo dati Istat-Banca d’Italia, sono 4.213.000, mentre quelli sfitti o le seconde case sono 5.200.000, pari al 20% del totale degli immobili. Vive in affitto il 36,6% dei cittadini residenti in aree metropolitane con oltre 500mila abitanti, e il 17,3% delle famiglie con un anziano capofamiglia, mentre il 35,4% degli anziani destina oltre il 40% del proprio reddito al pagamento dell’affitto. A fronte di questo, circa 2,4 milioni gli anziani che affermano di essere poco o nulla soddisfatti della funzionalità della propria abitazione: in caso di disabilità parziale o totale (secondo Istat-Bankitalia) il 5,6% delle case presenta barriere architettoniche, percentuale che sale al 7,6% nel caso di alloggi in affitto. Si stima che 1,2 milioni di nuclei familiari patisca il disagio abitativo a causa di barriere architettoniche domestiche o condominiali. Inoltre, sono cresciute sensibilmente le spese per la casa (affitto, utenze, manutenzione e condominio) dal 2000 al 2006. Secondo l’Istat, si è passati dal canone medio mensile di circa 500mila lire e da una rata media di mutuo/casa di 650mila lire del 2000 ad una spesa media mensile per la casa di 1.880 euro e una rata media di mutuo di 1.200 euro. "La Commissione Interministeriale attivata dal Dicastero delle Infrastrutture e da quello del Welfare – ha dichiarato il Direttore Generale per le Politiche Abitative, Michele Colistro che la presiede – si propone di rispondere proprio a questo tipo di obiettivo ed il Convegno è anche l’occasione per dibattere queste delicate tematiche.

"È questa, infatti, una emergenza abitativa e sociale – sottolinea Emilio Mortilla, Presidente dell’Osservatorio – che investe in maniera drammatica soprattutto giovani, anziani e disabili. Ed in tale contesto è prioritario individuare le soluzioni al disagio delle categorie più fragili del Paese mettendo in atto politiche urbane omogenee sul territorio nazionale, miranti a contrastare tale esclusione sociale".

"Il Convegno – dichiara Pier Natale Mengozzi, Presidente Federsanità-ANCI – è un’opportunità per capire come affrontare il progressivo invecchiamento della popolazione. Oggi gli anziani sono il 19% della popolazione italiana e tra 10 anni si stima raggiungeranno il 25% ma, nonostante questa imponente presenza che fa dell’Italia il Paese con il maggior numero di anziani in Europa, si registra anche il più basso indice di ricoveri in istituto. È questa scelta di autonomia che deve essere favorita e sostenuta perché risponde al desidero degli anziani di rimanere protagonisti della propria condizione esistenziale, ma anche perché è l’unica via che potrà garantire l’equilibrio economico del sistema".

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