CASA. Acqua: anche quest’anno bollette più care

In Italia le bollette dell’acqua sembrano un puzzle del quale è difficile ricomporre le tessere. E una volta ricomposte, viene fuori un quadro estremamente disomogeneo, perché l’acqua ha costi molto diversi da città a città: a Firenze costa quasi cinque volte più di Milano. Nel 2010, la bolletta media per consumi pari a 200 metri cubi (il consumo medio di una famiglia tipo) è aumentata in media del 6,85%, quasi 20 euro in più. E le stime di quest’anno parlano già di aumenti attestati intorno al 6,5%, che diventeranno circa il 10% se si guarda alla componente acquedotti della tariffa. Sono alcuni dei dati che emergono dalla IX Indagine sul servizio idrico integrato presentata oggi dal CREEF – Centro ricerche economiche, educazione e formazione di Federconsumatori.

L’analisi è stata condotta su 93 città capoluogo di provincia: per un consumo annuo di 200 m³ si paga in media 310,99 euro l’anno, il che significa che il servizio idrico integrato (l’insieme dei servizi di acquedotto, fognatura, depurazione più Iva) costa in media 1,55 euro per m³ di acqua misurata.

Ma le realtà locali sono molto diverse, tanto che il presidente di Federconsumatori RosarioTrefiletti commenta: "Trovo immorale che ci siano tariffe così differenziate fra le città. Un pensionato di Firenze non può pagare l’acqua cinque volte in più di una signora di via Montenapoleone": Milano infatti è la città meno cara d’Italia e la bolletta media è di 115,36 euro (pari a 0,58 euro a m³) mentre a Firenze per la stessa quantità d’acqua si spende 478,05 euro (come pure a Pistoia e Prato), quasi cinque volte in più. Fra le città più care si segnalano al quarto posto assoluto Agrigento, con una bolletta media di 478,05 euro. Seguono Arezzo (464,27 euro), Urbino, Grosseto, Siena e Livorno (tutte sopra i 440 euro) e Pisa (428 euro). Fra le città meno care, prima è Milano con 115,36 euro. Seguono Lecco (121,19 euro), Lodi, Varese, Udine, Teramo (tutte al di sotto di 200 euro), Cuneo, Imperia, Bolzano e Aosta (dove si va da 206 a 210 euro circa).

L’analisi svolta dal CREEF mette in evidenza anche i costi per consumi annui inferiori, pari a 100 m³ (quelli di un single o di una coppia di pensionati con consumo moderato): in questo caso, la bolletta media si attesta sui 137 euro annui, con il picco massimo di Agrigento a oltre 207 euro e quello minino ancora di Milano con poco meno di 60 euro.

Se gli aumenti medi del 2010 si sono attestati poco sotto il 7%, c’è da considerare anche la presenza in classifica di 15 città dove tali aumenti sono stati tutti superiori al 10%, con punte di oltre il 30% a Carrara, Massa e Rieti; a Sondrio l’aumento è stato pari a oltre il 23%; poi ci sono Macerata, Cuneo, Lucca, Novara, Caltanissetta, Cesena, Forlì, Rovigo, Venezia, Parma e Bergamo, dove l’aumento è compreso fra il 10 e il 12%.

Il costo medio della bolletta ha un andamento al rialzo che emerge con maggiore chiarezza se visto negli ultimi dieci anni: nel 2000 la bolletta media era di 190 euro, che sono diventati 253 nel 2005 e 311 nel 2010, con un aumento percentuale del 63%, tre volte circa l’aumento dell’inflazione.

L’associazione ha accolto con favore l’istituzione dell’Agenzia dell’acqua, anche se non condivide lo spirito con la quale è stata istituita, perché l’operazione "appare come un tentativo ad hoc per depotenziare il referendum" sull’acqua. Ha detto Mauro Zanini, vicepresidente nazionale Federconsumatori, presentando i dati della ricerca: "L’Agenzia nazionale per il servizio idrico va nella direzione che chiedevamo da otto anni. Peccato che sia stata fatta un mese prima del referendum, per depotenziarlo. Ora è basilare che sia autonoma e indipendente". L’associazione si dichiara pronta a presentare alcuni emendamenti. Ha poi aggiunto Zanini: "Solo il 54% degli investimenti previsti in bolletta sono stati realizzati. È inaccettabile che si continui con gli aumenti dove gli investimenti non vengono fatti. Importante è una omogeneità delle fasce di consumo. Il problema di questi anni è stata la scarsa trasparenza nei rapporti con i cittadini".

La presentazione dei dati arriva a pochi giorni dal referendum sull’acqua, per il quale Federconsumatori invita a votare un doppio sì. Sulla privatizzazione del servizio, il bilancio tracciato da Rosario Trefiletti è negativo: "L’esperienza ci dice che i processi di privatizzazione non solo non hanno dato risposta alla questione degli investimenti, ma sono stati assolutamente negativi dal punto di vista tariffario. Abbiamo sempre riscontrato aumenti considerevoli delle tariffe". Per Trefiletti l’acqua deve essere "un bene pubblico, gestita in maniera diversa, dove non vi siano speculazioni e dove non esista che una città paga 100 e una paga 500".

Da qui l’invito dell’associazione a votare un doppio sì ai referendum sull’acqua. "Il primo per abrogare la legge che obbliga la forzata privatizzazione delle aziende pubbliche di gestione del ciclo idrico, con il rischio di monopoli privati nelle mani di poche grandi aziende spesso estranee al territorio e con il rischio di politiche tariffarie ancora più elevate – dichiara Federconsumatori – Il secondo sì per abrogare la parte della legge 152/2006 che, nella determinazione della tariffa, riconosce la remunerazione del capitale investito". In questo caso, spiega l’associazione, "attualmente l’applicazione del metodo normalizzato risalente al 1996, quando il tasso di inflazione si attestò al 4%, e mai rivisto, riconosce una remunerazione del capitale investito del 7% con un forte impatto sui piani tariffari".

di Sabrina Bergamini

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