CASA. CGIL: forte disagio abitativo, affitti e prezzi alle stelle in dieci anni

"Cresce un forte disagio abitativo". Bisogna ricominciare a parlare del problema della casa perché la questione abitativa è tornata centrale, nonostante in Italia ci siano più abitazioni (32 milioni) che famiglie (25 milioni), nonostante la produzione edilizia sostenuta degli ultimi dieci anni e nonostante la presenza stimata di 800 mila alloggi vuoti. Basti pensare che negli ultimi dieci anni (2000-2010) i contratti di affitto sono aumentati in media del 130% con punte del 145% nelle grandi città e i prezzi degli immobili sono cresciuti del 50%, che diventa 100% nei grandi centri urbani.

È quanto rileva l’indagine "Bisogni abitativi e housing sociale nella trasformazione urbana" presentata oggi dalla CGIL. Si legge nello studio: "È vero che il mercato immobiliare residenziale italiano sta conoscendo una fase di crisi che negli ultimi 25 anni non si era mai verificata, con una forte discesa in termini di volumi e prezzi di vendita che si sono abbassati, ma non nella stessa misura, e che comunque non incontrano la domanda. Negli ultimi dieci anni, però, l’innalzamento dei prezzi di vendita e dei canoni di affitto delle abitazioni è stato ampio e di gran lunga superiore alla crescita dei redditi delle famiglie. I canoni dei contratti rinnovati – prosegue lo studio – sono cresciuti nel periodo 2000-2010 mediamente del 130%, con punte del 145% nei grandi centri urbani. Nello stesso periodo il costo degli immobili è aumentato mediamente del +50%, del 100% nei grandi centri: l’alto livello dei canoni e la riduzione dei tassi bancari hanno spinto molte famiglie a comprare un’abitazione, indebitandosi per durate sempre più lunghe e per importi sempre crescenti, a volte al limite della sopportabilità economica. A questo deve aggiungersi un livello dei redditi sostanzialmente invariato, un livello di retribuzione diminuito e una forte discontinuità nel percepire il reddito. Se nel passato lavorare ha significato percepire un reddito sufficiente per vivere, oggi questo non è più automatico".

In una situazione di difficoltà economica, le spese per l’abitazione rappresentano una delle principali voci di uscita del bilancio familiare e "quasi 2,5 milioni di famiglie, pari al 10% del totale, si trovano in condizione di serio disagio nel pagare tali spese che pesano, di fatto, per oltre il 40% sul reddito". Le famiglie più in difficoltà sono quelle in affitto (31%), quelle con redditi più bassi, inferiori a 15 mila euro (27%), le famiglie monogenitori con figli minori (26%), le persone sole con meno di 35 anni (24%), "a conferma delle difficoltà che i giovani incontrano nel realizzare il progetto di uscita dalla famiglia di origine". Il 13,5% delle famiglie si è ritrovata nel 2008 in arretrato con il pagamento delle spese per la casa, il 12% con i pagamenti delle utenze domestiche, il 14% con l’affitto e l’8% con le rate del muto.

Le nuove famiglie, l’impoverimento generale, il peso delle spese della casa portano molti nuclei familiari fuori dalle grandi città, diretti verso l’esterno, con la creazione di "altre periferie" – scrive la CGIL – "costituite dai centri limitrofi lungo le principali direttrici di collegamento. Ne conseguono enormi problemi di mobilità e di traffico".

Non migliore è la situazione delle politiche abitative. Scrive la CGIL: "Il comparto pubblico ha visto nell’impegno per l’edilizia residenziale già esigua (il 4% dello stock abitativo contro una media europea del 20%), uno sostanziale "smantellamento" dell’intervento diretto. La produzione annua è passata dalle 34 mila abitazioni in edilizia sovvenzionata del 1984 alle circa 2 mila unità degli ultimi anni su un totale di circa 300 mila abitazioni costruite. Alla diminuzione della produzione si è accompagnato un progressivo aumento del fabbisogno stimabile in circa 600 mila domande di aventi diritto nelle graduatorie dei comuni".

Comments are closed.