CASA. Corte Costituzionale boccia la gradualità degli sfratti per i deboli. La reazione del Sicet

"Mentre una parte dell’Italia festeggia l’abolizione dell’ICI, la popolazione più povera aggiunge alla pesante instabilità abitativa l’ansia di poter trovare sull’uscio di casa Polizia e Carabinieri per metterla fuori". E’ quanto si legge in un comunicato del Sicet, il Sindacato inquilini casa e territorio della Cisl, che commenta la decisione presa dalla Corte Costituzionale di bocciare la graduazione nell’esecuzione degli sfratti per i soggetti più deboli. Una Legge, approvata dal Parlamento a febbraio 2007, favoriva il passaggio da casa a casa, dando ai Comuni la possibilità di costituire commissioni per valutare i requisiti delle famiglie interessate e graduare l’utilizzo della forza pubblica nell’esecuzione degli sfratti. Dalla Regione Lombardia, a nome del Governatore Formigoni, è arrivato un ricorso per l’abrogazione di alcune parti di questa norma che, secondo Formigoni, avrebbero violato "le competente esclusive delle Regioni in materia di assistenza sociale e politiche abitative". E la Corte Costituzionale ha deciso per "l’illegittimità costituzionale di quella parte della norma".

Il Segretario Generale del Sicet, Guido Piran, ritiene tale decisione "inaccettabile poiché lascia anziani, invalidi, famiglie numerose, con figli a carico, privi di ogni tutela in caso di sfratto". Nel proporre al Governo un provvedimento d’urgenza che assegni il compito di regolare questa situazione alle Regioni, Piran lancia un appello a tutte le forze sociali e politiche affinché sostengano questa richiesta e si impegnino a risolvere questo grave disagio sociale.

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