CASA. In Piemonte quattordici famiglie tornano in possesso della loro abitazione

Oggi presso la Sala della Giunta Regionale piemontese, quattordici famiglie torinesi hanno apposto una firma che rappresenta la fine di un incubo, tornando ufficialmente in possesso delle loro abitazioni, dopo la vicenda del fallimento della Cooperativa Antonelliana, che aveva costruito la palazzina dove abitano, presso la ex Venchi Unica a Torino. Decisivo è stato l’intervento della Regione Piemonte, in collaborazione con altri organismi pubblici (Comune e Prefettura) ed enti Privati (il Collegio Notarile e l’Istituto Bancario San Paolo di Torino).

"Personalmente ritengo – afferma l’assessore alle Politiche territoriali, Sergio Conti – che la casa sia un diritto che va tutelato con forza, soprattutto nei confronti di chi ha speso buona parte o quasi tutti i propri risparmi per diventare proprietario dell’abitazione in cui vive. Il fatto che le famiglie fossero semplici creditori chirografari le metteva nella condizione di rischiare lo sfratto qualora la procedura fallimentare fosse stata quella ordinaria. Soltanto l’intervento congiunto delle istituzioni e di alcuni enti privati ha permesso una felice conclusione di questa vicenda".

La storia ha origine nel lontano novembre 1989, allorché il Consiglio regionale emette un bando per interventi integrati di recupero edilizio su aree comunali. Nel Comune di Torino viene individuata la zona Venchi Unica e tra gli operatori ammessi a finanziamento, con una delibera della Giunta regionale del dicembre 1995, c’è la Cooperativa Antonelliana, alla quale viene assegnato il settimo lotto. Viene costruita una palazzina con quattordici alloggi di media grandezza e sono stipulati i compromessi di vendita con altrettante famiglie.
La situazione finanziaria della Cooperativa, tuttavia non è rosea: il 12 aprile 2001 la Cooperativa è messa in liquidazione coatta amministrativa con decreto del Ministero delle attività produttive.

La terna dei Commissari liquidatori ammette le famiglie come creditori chirografari, cioè creditori semplici che, in caso di fallimento, sono gli ultimi a poter essere soddisfatti e la loro posizione diventa difficilissima: pur abitando già nelle case che sono state costruite, essi corrono il rischio, in caso di fallimento, di essere sfrattati dai creditori privilegiati. Le quattordici famiglie in quel momento hanno già pagato alla Cooperativa il 70% del valore pattuito dell’alloggio, mentre alla copertura del restante 30% avrebbero provveduto con mutuo. La situazione rischia di precipitare: Comune e Prefetto di Torino, insieme alla Regione, si attivano per aiutarle sostenendo, presso il Ministero competente alla liquidazione della Cooperativa, la centralità della questione sociale indotta dalla perdita della casa. Fondamentale è stato l’apporto dell’assessore all’Edilizia residenziale pubblica della Regione Piemonte che, sin dal 2003, segue da vicino tutti i fallimenti immobiliare, tenendo stretti contatti con i Tribunali e convocando tavoli di mediazione sociale tra famiglie coinvolte e liquidatori fallimentari.

Nel giugno 2006 il Ministero concede l’autorizzazione alla vendita degli appartamenti alle famiglie mediante trattativa privata. Le quattordici famiglie, con estremo sforzo, riescono a fare un’offerta pari alla perizia giurata di stima redatta da un professionista. L’Assessorato si adopera, quindi, per attivare la collaborazione del Collegio notarile di Torino – per un contenimento dei costi delle transazioni di vendita in relazione alla specificità del caso – e dell’Istituto bancario San Paolo di Torino per la rinegoziazione dei mutui. Il grande sforzo finanziario affrontato dalle famiglie da un lato, e il sostegno di Regione, Comune e Prefettura ed enti privati dall’altro, hanno portato il 9 ottobre alla vendita delle case alle vittime dell’insolvenza della cooperativa. Una storia lunga e difficile si conclude così con un lieto fine.

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