CITTADINI IN PARLAMENTO

Altri cinque provvedimenti rimasti in sospeso con la chiusura anticipata della legislatura, sotto la lente di Cittadini in Parlamento. Si tratta della delega al governo per il riordino dei servizi pubblici locali, delle misure per la razionalizzazione e l’ accelerazione del processo civile e di quelle per l’ accelerazione e la razionalizzazione del processo penale, della disciplina e riorganizzazione del servizio pubblico generale radiotelevisivo e delle disposizioni concernenti i delitti contro l’ambiente.

 

I provvedimenti

Delega al Governo per il riordino dei servizi pubblici locali

Obiettivo del disegno di legge: il riordino della normativa nazionale che disciplina l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali, al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale di rilevanza economica in ambito locale. Tra le finalità anche quella di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Il provvedimento, all’articolo 3, conteneva una delega per l’adozione di misure finalizzate alla tutela degli utenti dei servizi pubblici locali. Il cosiddetto ddl Lanzilotta è rimasto fermo al Senato in commissione Affari costituzionali.

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Disciplina e riorganizzazione del servizio pubblico generale radiotelevisivo

L’obiettivo della riforma era quello di mettere la RAI in condizione di competere nella televisione del futuro, recuperando autonomia e diversità dalla televisione commerciale, e offrendo pluralismo e qualità proprie del servizio pubblico. All’articolo 1 si definivano i compiti del servizio pubblico generale radiotelevisivo, sulla base dei seguenti principi: promozione della libera espressione delle opinioni e garanzia dell’accesso ai soggetti politici e sociali; diffusione dei principi costituzionali, consapevolezza dei diritti di cittadinanza e promozione della dignità delle persone; valorizzazione della lingua e della cultura italiana e promozione delle conoscenze; valorizzazione del ruolo delle regioni e della pluralità linguistica e culturale; crescita del senso di appartenenza dei cittadini italiani all’Unione europea; la produzione autonoma di contenuti, sviluppo della multimedialità, qualità tecnica dei servizi e un alto livello di audience. Anche questo provvedimento non è andato oltre la commissione di merito, la Lavori pubblici di Palazzo Madama.

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Disposizioni per la razionalizzazione e l’ accelerazione del processo civile

Il disegno di legge conteneva soluzioni su alcuni aspetti nevralgici del processo civile. Gli interventi proposti puntavano a ridurre la durata dei processi civili, nel rispetto del principio della ragionevole durata del processo, sancito dall’articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dalla Costituzione con la modifica dell’articolo 111. Il testo prevedeva: meccanismi di filtro per consentire di selezionare le cause che, per il loro basso grado di difficoltà, possono essere trattate mediante il ricorso a forme procedimentali semplificate, eventualmente avvalendosi dell’apporto della struttura dell’ufficio per il processo; l’istituzione dell’ufficio per il processo, ossia di una struttura di supporto, materiale e umano, per razionalizzare e di agevolare l’attività del magistrato e rendere più efficiente il servizio della giustizia; la razionalizzazione dei meccanismi di liquidazione delle spese processuali; la tendenziale unificazione dei riti. Il ddl è rimasto all’esame della commissione Giustizia, in sede di comitato ristretto.

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Disposizioni per l’ accelerazione e la razionalizzazione del processo penale, nonché in materia di prescrizione dei reati, recidiva e criteri di ragguaglio tra pene detentive e pene pecuniarie

Il provvedimento intendeva dare attuazione al canone costituzionale del cosiddetto "giusto processo" (sancito dall’articolo 111 della Costituzione, come novellato dalla legge costituzionale n. 2 del 1999), sotto il profilo della sua "ragionevole durata". Col testo si interveniva su vari istituti processuali in maniera da distribuire il "costo" del recupero della celerità del processo in modo equilibrato con riferimento alla posizione dei vari attori dello stesso: polizia giudiziaria, pubblico ministero, difensore, giudice e imputato. Il disegno di legge interessava in particolare i diversi punti focali del codice penale e del codice di procedura penale (disciplina della recidiva, delle sanzioni pecuniarie, della prescrizione del reato, dell’estinzione del reato per messa alla prova, competenza del giudice eccetera) ed effettuava il coordinamento della normativa di attuazione e complementare. Il provvedimento era stato assegnato alla commissione Giustizia della Camera, ma il gruppo di lavoro non ha mai cominciato l’esame.

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Disposizioni concernenti i delitti contro l’ ambiente. Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l’ integrazione della relativa disciplina

Col disegno di legge si intendeva dare attuazione alle indicazioni provenienti dalla normativa europea, volte all’introduzione di un sistema armonico di delitti contro l’ambiente. In particolare si propone va un intervento volto a inserire all’interno del codice penale una serie di delitti – previsti ordinariamente in forma dolosa e solo in taluni casi in forma colposa – in grado di fornire una risposta dell’ordinamento ai più gravi attentati al bene ambiente, nella sua più ampia accezione. Il provvedimento è rimasto fermo all’esame della commissione Giustizia di Montecitorio.

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