CLASS ACTION. Approvare legge contro le pratiche commerciali scorrette. Il Forum di Adiconsum e CEC

Approvare una legge sull’azione collettiva e sul ricorso alla class action come strumento di contrasto alle pratiche commerciali scorrette: in Parlamento sono presenti diverse proposte di legge inclusa quella del Governo a firma Bersani, Padoa-Schioppa e Mastella. Per discutere delle proposte di legge, ma anche delle implicazioni che la riforma può avere nel sistema legislativo italiano, si è svolto oggi a Roma il forum "Le nuove sfide del mercato interno. Aspetti economici nella tutela del consumatore", organizzato dal Centro Europeo Consumatori Italia e da Adiconsum. "Facciamo la legge sapendo che buttiamo il cuore al di là dell’ostacolo, che non accetta questa forma di tutela. Non è maturo il momento ma va fatta. Anticipiamo il risultato culturale con lo strumento legislativo e facciamo capire che questo tipo di azione è utile e necessaria": è quanto ha affermato Antonio Catricalà, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, intervenuto al forum. Il presidente ha inoltre annunciato che l’Antitrust dovrebbe chiudere entro fine mese l’indagine sul calcio ed entro gennaio quella sui conti correnti bancari. Per quanto riguarda invece il dossier relativo alle tariffe minime dei professionisti, l’Autorità intende aspettare il primo gennaio: "Aspettiamo il primo gennaio – ha detto Catricalà – e speriamo che nel frattempo qualcosa si muova".

La class action è in vigore da anni negli Stati Uniti e anche altri paesi europei – come Germania, Francia, Spagna, Grecia, Inghilterra – hanno leggi sull’azione collettiva. "Oggi – ha detto Paolo Landi, segretario generale dell’Adiconsum – siamo disarmati contro le furbizie, i raggiri, le piccole truffe attuate nei confronti di migliaia di consumatori, attuate perché le imprese sanno di restare impunite". "Adiconsum considera la class action non solo come strumento di tutela dei consumatori – rende noto l’associazione – ma anche un deterrente per un corretto funzionamento del mercato e quindi di interesse anche per quelle imprese che si pongono nel rapporto con i consumatori in modo corretto e trasparente". Secondo l’associazione occorre discutere su chi deve avere la possibilità di attivare questo strumento, come liquidare i risarcimenti stabiliti dal giudice quando riguardano migliaia o milioni di consumatori e come definire una procedura che sia semplice e rapida, senza che si debbano attendere anni per un giudizio definitivo. E devono poter attivare questa procedura "le associazioni consumatori riconosciute dalla legge, le Camere di commercio e altri organismi istituzionali di rappresentanza dei consumatori, evitando la formula degli Stati Uniti in cui questa facoltà è riconosciuta a tutti gli avvocati".

"Sarebbe opportuno parlare di risarcimento del danno in forma collettiva": è quanto ha detto Cristiano Iurilli, responsabile del Centro giuridico Adiconsum, che ha presentato i punti considerati fondamentali per introdurre nell’ordinamento italiano l’azione di classe. Fra questi: "introduzione della nuova normativa all’interno del Codice del consumo"; "legittimazione ad agire limitata ad Enti esponenziali di categorie, magari prevedendo un minimo di iscritti al fine di garantire la rappresentatività"; prevedere la possibilità di pubblicizzare adeguatamente l’iniziativa processuale. Viene inoltre considerata importante una preventiva istanza volta a far valutare al Tribunale "l’esistenza degli elementi necessari a poter dar seguito alla procedura" e quindi la seguente ordinanza di ammissione e pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, cui far seguire eventualmente "anche l’interruzione di tutti i singoli processi in corso, vertenti sulla materia stessa". Secondo l’associazione andrebbero identificate in un apposito comma "le ipotesi di abuso nell’ambito dei servizi finanziari". E andrebbe prevista una sorta di "efficacia relativa del giudicato". A questo si dovrebbe aggiungere, per rafforzare l’efficacia dell’azione, la previsione di un termine di decadenza per proporre l’azione di classe, la previsione del danno punitivo e la previsione, fra l’altro, di "una sorta di nullità di protezione di tutti i contratti conclusi sulla base di un messaggio pubblicitario ingannevole". E proprio in tema di pubblicità ingannevole, questa "non è stata colta – ha commentato Catricalà – nella sua dannosità dal punto di vista sociale".

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