CLASS ACTION. La Stampa: “Tutta da rifare”. Ma da Torino parte azione Adoc contro carolibri

"In Italia abbiamo copiato la class action solo a metà. Il legislatore ha introdotto vincoli tali che renderanno quasi impossibile l’utilizzo effettivo". Così, solo due giorni fa, l’avvocato Angelo Castelli, massimo esperto di cause finanziarie, denunciava limiti e difetti della legge sull’azione collettiva risarcitoria dalle colonne della Stampa, storico quotidiano di Torino. Eppure è proprio dal capoluogo piemontese che il 1° luglio, primo giorno utile per procedere in queste azioni legali, partiranno tre grosse cause di classe. A promuoverle è l’Adoc, in collaborazione con lo studio del professore e avvocato Marino Bin. "Stiamo preparando tre class action, tutte estese all’intero territorio italiano – spiega Silvia Cugini, presidente piemontese dell’associazione – una contro Trenitalia per i continui disservizi sui convogli dei pendolari, una contro Telecom per la fatturazione delle spese di spedizione ai clienti e una contro il carolibri e in particolare contro quelle case editrici che l’Antitrust aveva già denunciato per uno sleale accordo di cartello che portava aumenti costanti del 10% ad ogni lieve modifica contenutistica. In questi giorni ci stiamo concentrando soprattutto su quest’ultima, più urgente data l’imminente chiusura dell’anno scolastico".

"Agiamo con un approccio più pragmatico rispetto all’avvocato Castelli – aggiunge l’avvocato Fabrizio De Francesco che nello Studio Bin cura e coordina le azioni per Adoc – la legge ha molte lacune e solleva molti dubbi. Ma dal momento che c’è perché non provare ad usarla? D’altronde la maggior parte dei problemi che presenta sono di natura processuale e come spesso accade potranno essere colmati dalla giurisprudenza". Adoc, e i legali ai quali si appoggia, condivide insomma le negative osservazioni tecniche di molti esperti sulla class action all’italiana, ma non vuole rinunciare alla possibilità di dare giustizia ai consumatori.

"Il 1° luglio – continua l’avvocato De Francesco – citeremo nove case editrici e porteremo avanti una richiesta di risarcimento del 10-15% di ciò che ogni famiglia ha speso per i libri scolastici, rincarati con un accordo di cartello già accertato dall’Antitrust, negli ultimi cinque anni. Per una spesa annua di 500 Euro, moltiplicata per cinque anni, si può ipotizzare un rimborso medio di 250-300 euro a consumatore; ma è solo un’ipotesi: le condanne potrebbero essere anche superiori, se si ipotizza una spesa annua maggiore".

Rivolgendosi ad Adoc e certificando l’acquisto di volumi della Giuseppe Principato, De Agostini, Campitello, Le Monnier, Giunti, Bruno Mondadori, RCS, SEI e Zanichelli, i genitori piegati da anni di carolibri potranno finalmente cercare giustizia. "Il libro è uno strumento primario di apprendimento – conclude la Cugini – e noi ci teniamo a batterci affinché le famiglie siano tutelate nel suo acquisto".

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