CLASS ACTION. Uno studio legale torinese si schiera contro, HC intervista l’avv. Commodo

Lo studio legale torinese Ambrosio & Commodo da anni difende i consumatori nelle loro battaglie non proponendo solo soluzioni ai problemi ma servizi completi di consulenza, anche attraverso la rete internazionale www.in-law.net che permette di operare in sinergia con studi in altri paesi. Attualmente è impegnato contro la class action in salsa italiana varata dal governo Prodi. Helpconsumatori ha incontrato uno dei fondatori, l’avvocato Stefano Commodo, per capire perché.

D. Avvocato Commodo, come si pone il vostro studio nei confronti della class action?

R. Nei confronti in generale dell’istituto della class action ci poniamo in modo molto positivo. Se ci riferiamo invece a come in concreto sia stato introdotto nel nostro ordinamento, in particolare con l’ultima Legge Finanziaria, il nostro giudizio è purtroppo fortemente negativo.
Questo capita perché si è voluto introdurre tale istituto senza un’adeguata riflessione sulla realtà culturale del nostro paese, operando invece sotto la spinta emotiva e producendo il classico "topolino" che ben poco potrà correggere le deviazioni del sistema e tutelare i consumatori.
Negli Stati Uniti la class action è indirettamente a tutela dei consumatori, ma sostanzialmente mira a correggere gli eccessi del sistema capitalistico: i danneggiati a volte di importi di scarsa rilevanza, ma di grande incidenza se moltiplicati per un’infinita serie di rapporti, come abitualmente avviene in una società capitalistica di massa, sono messi insomma in condizione di "correggere" il sistema.
Chi inizia una class action negli Stati Uniti, pertanto, a volte anche per questioni di principio, potrà senza rischio (no win/no fee) ottenere quanto gli spetta, vedendosi riconosciuto una cospicua voce risarcitoria a titolo di "danno punitivo". Tutto questo non è stato considerato dalla normativa italiana, che per di più limita il concreto utilizzo di questo istituto all’iniziativa di associazioni, mentre l’iniziativa dei cittadini dovrebbe essere libera.
A conferma della volontà di svolgere un ruolo attivo nel dibattito che si sta sviluppando intorno alle recenti novità legislative, gli avvocati del nostro studio Marco Bona e Paolo Buzzelli, insieme al prof. Claudio Consolo, stanno per pubblicare con l’editore Ipsoa "Obiettivo class action: l’azione collettiva risarcitoria" in cui viene proprio posto l’accento sui limiti dell’introduzione della class action nell’ordinamento italiano.

D. Oltre alla class action di che cosa si è occupato recentemente lo studio?

R. Gli ultimi e più significativi risultati li abbiamo avuti a favore di tanti clienti, soprattutto emofilici, in materia di danni da trasfusione e/o da farmaco. Tuttora assistiamo clienti contro strutture sanitarie e del Ministero della Salute. Tra le cause collettive più importanti ricordo quella di circa cinquecento emofilici italiani e familiari di emofilici in corso negli Stati Uniti (che nel complesso vede la partecipazione di quasi tremila persone da 25 Nazioni diverse del mondo) nei confronti di grandi case farmaceutiche (Bayer, Baxter, Aventis Behring, Alpha), accusate di aver messo in vendita, tra la fine degli anni ’70 e la fine degli anni ’80, prodotti infetti dai virus dell’HIV (AIDS) e dell’HCV (Epatite C). Ciò che ci ha dato più soddisfazione è che la massiccia iniziativa giudiziaria è stata una delle spinte per una legislazione più attenta nei confronti del paziente-consumatore e per il riconoscimento del livello sociale di tali danni diffusi, tanto da spingere il precedente e l’attuale governo ad inserire nelle finanziarie lo stanziamento di importanti fondi per le necessarie transazioni risarcitorie. Un altro campo cui recentemente abbiamo dedicato molta attenzione è stata la tutela del risparmio, traumatizzato dall’impatto sui mercati finanziari dell’11 settembre 2001 e mortificato dai grandi defaults come Enron, Argentina, Parmalat e Cirio. Queste drammatiche vicende ai danni dei risparmiatori hanno consentito la nascita di una nuova cultura giuridica, molto più attenta alla tutela del risparmiatore, come confermano le decisioni dei nostri tribunali tra il 2004 ed oggi.

D. Quali sono secondo voi attualmente i fronti più caldi del diritto consumeristico?

R. Quello della tutela del risparmio sarà senza dubbio uno dei "fronti caldi" della tutela del consumatore/risparmiatore e il nostro studio si è attrezzato per offrire un’adeguata consulenza che consentirà al risparmiatore-investitore di comprendere esattamente la portata e la natura delle diverse operazioni di investimento effettuate o ancora da eseguire. L’esperienza insegna infatti che molte volte l’intermediario finanziario parla al cliente di semplice "investimento", senza specificare le reali caratteristiche del prodotto proposto: le sorprese nascono quindi quando si tratta di andare a raccogliere i frutti, o meglio, come è successo a molti negli ultimi tempi, le perdite.
Ricorrendone le condizioni, lo studio ricerca e individua strategie utili a ridurre il danno attraverso azioni risarcitorie, sia stragiudiziali che contenziose, volte a garantire i diritti dei risparmiatori ed i loro risparmi, anche attraverso tavoli di trattative con l’intermediario finanziario stesso al fine di tutelare le legittime aspettative dei propri assistiti. In questa materia ci attendiamo un notevole aumento dei contenziosi relativi ai contratti con oggetto i cosiddetti "derivati" (pensiamo che solo Unicredit ha dichiarato di avere a bilancio crediti per tali contratti per un importo di un miliardo di euro!!), soprattutto sottoscritti da aziende "sollecitate" dagli istituti di credito e ignare del reale contenuto e del rischio finanziario di tali contratti, che ora si stanno dimostrando incredibilmente onerosi, anche per decine di migliaia di euro ogni anno. Ad aggravare la prospettiva va detto che tali contratti sono stati incredibilmente sottoscritti anche da Enti Locali, quali Regioni e Comuni, con un rischio finanziario che si scaricherà su tutti i cittadini nei prossimi anni.

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