COMUNICAZIONE. Annunciata la nascita di un Osservatorio TV sugli stereotipi di genere

E’ stata presentata ieri a Milano nel corso del convegno "Donne nei media e in pubblicità: per una diversa immagine delle donne in Italia", la nascita di un’iniziativa trasversale – non sessista e senza una particolare connotazione politica – voluta dall’associazione ‘Pari o Dispare’ (www.pariodispare.org), che ha promosso l’incontro che si è tenuto all’Università Statale.

Emma Bonino, vicepresidente del Senato, in qualità di presidente onorario di ‘Pari o Dispare’ ha annunciato la nascita di un ‘Osservatorio indipendente contro gli stereotipi di genere’ per monitorare e disciplinare la presenza nella TV pubblica della rappresentazione distorta della figura femminile, nell’obiettivo di mettere un freno a sguardi ammiccanti e balletti provocanti, nonché a glutei e seni in bella vista onnipresenti in gran parte delle trasmissioni televisive pubbliche e private e per cercare di restituire all’immagine della donna la dignità e lo spessore che le competono.

A fine maggio scorso è stato approvato infatti – con le firme di oltre 70 parlamentari di diverso schieramento politico (per lo più uomini, va precisato) – l’emendamento al contratto di servizio Rai, presentato alla Commissione Vigilanza da Emma Bonino per l’Istituzione dell’Osservatorio esterno ed indipendente nel servizio pubblico radiotelevisivo.

"Non bisogna più accettare – ha dichiarato Bonino – quella miscela esplosiva rappresentata dalla presenza quantitativamente irrisoria da un lato e qualitativamente umiliante dall’altro di donne sulle reti del servizio pubblico". Lo scopo dell’Osservatorio non sarà infatti di censurare, proibire o impedire la rappresentazione televisiva del modello ormai conosciuto con lo stereotipo di ‘donna-velina’, ma quello di ‘aggiungere’ e raggiungere una visione reale dell’universo femminile.

"E’ necessario imporre nell’agenda politica del nostro Paese un reale cambiamento, elaborando piattaforme ad hoc che implementino la percezione dell’emisfero femminile – ha spiegato Bonino – perché i diritti conquistati dalle donne sono come i fiori e se non li curi, scompaiono. I diritti delle donne sono valori che devono essere curati, perché, come spieghiamo in un video fatto dalla nostra associazione, ‘l’importante è pareggiare’, ma per farlo occorre un minimo di regolamentazione, un tavolo tecnico di confronto che, a partire dal governo, coinvolga tutte le istituzioni per capire quale codice di regole condivise adottare per arrivare all’idea di un Authority generale che monitori tutti i media. Quello che presentiamo oggi – ha detto ancora Bonino – è solo un primo passo, fino a poco tempo fa inimmaginabile, per impostare una nuova rappresentazione delle donne in TV e farlo non significa essere giurassiche, come dimostra la presenza di tante giovani donne in quest’aula universitaria".

Al fianco dell’associazione Pari o Dispare e del suo presidente si sono schierate personalità di spicco come Marco Beltrandi, Francesca Marinaro, Maria Ida Germontani, Vittoria Franco, Giovanna Melandri, Tiziana Ferrario, Myrta Merlino, Miriam Mafai, Mimosa Martini, Lorella Zanardo, oltre alle stesse donne impegnate nell’associazionismo femminile quali Gabriella Cims e Pina Nuzzo. La richiesta di un Osservatorio, precisano tutti, non è da interpretarsi come una presa di posizione bigotta e anacronistica, quanto come una volontà di regolarizzare la presenza di donne belle e appariscenti in TV, che non verrebbero eliminate o sostituite da intellettuali, quanto piuttosto affiancate da queste ultime per arrivare a una parità di presenze sugli schermi televisivi.

Per farne che, si chiederà qualcuno? A margine del convegno, Help Consumatori ha girato questa ed altre domande alla presidente Bonino.

"Intanto per sapere cosa succede dentro la televisione. E poi, sulla base dei dati raccolti, chiedere eventuali provvedimenti contro lo svilimento dell’immagine della donna come viene rappresentata dalla TV – ha puntualizzato Bonino – Ma sarebbe troppo facile ridurre il problema a un semplice fatto di culi e tette, che pure sono sovrabbondanti nei media in generale. Le donne in TV sono ridicolizzate (vedi la Pupa e il Secchione), umiliate (vedi le Veline e le vallette), mostrate per stereotipi (vedi la cuoca/casalinga nella cucina più amata dagli italiani che prepara il pranzo all’uomo che non deve chiedere mai)".

Secondo un’indagine del Censis condotta su 578 programmi nei sette canali nazionali, i temi a cui l’immagine della donna viene più spesso associata sono quelli di spettacolo e moda (31,5 %), violenza fisica (14,2%) e giustizia (12,4%), raramente alla politica (4,8 %), alla realizzazione professionale (2%) e all’impegno nel mondo della cultura (6,6%) e quel che è peggio è che a tutto ciò si è finito per fare talmente l’abitudine da non farci più nemmeno caso.

L’obiezione è però che l’istituzione di un Osservatorio possa diventare un posto dove si controllano gli spacchi delle gonne e i balletti Rai delle ragazze, una stanza dove giorno e notte osservatori severi e arcigni monitorano labbra a canotto, determinano la quantità massima esponibile delle diverse parti del corpo o la grandezza minima dei costumi indossati dalle concorrenti dell’Isola dei famosi: una rappresentazione quasi caricaturale della censura in voga agli albori della TV.

"Ragionamento legittimo ma non condivisibile, soprattutto perché quel modello visto nel piccolo schermo condiziona e plasma profondamente l’immaginario collettivo – obietta Bonino – È un discorso moralista, dirà qualcuno? Che provi a parlarne con gli educatori e i genitori alle prese con adolescenti che a questi modelli ispirano la propria estetica.
L’Osservatorio non servirà a niente? Vedremo, intanto cominciamo a monitorare quante sono le donne ospiti nei programmi di politica, compresi quelli di sinistra, come Annozero, Ballarò o Che tempo che fa, dove non si abbonda certo con presenze femminili di peso. Contiamole e scopriremo che l’80% delle donne che appaiono in TV sono casalinghe, veline o impersonano il modello trito e ritrito della ‘donna senza cervello’, muta e possibilmente senza vestiti. E’ questa è una giusta rappresentazione delle donne? Non siamo sempre al solito fastidioso stereotipo? Lo dico sperando di essere smentita", ha concluso Bonino.

Infine, a chiusura del convegno sono stati premiate le aziende e i personaggi che hanno contribuito a diffondere un’immagine della donna lontana dagli stereotipi obsoleti e offensivi. Nella categoria aziende, il riconoscimento è andato a Luxottica e Microsoft, come esempio di marketing evoluto, che rappresenta una donna moderna, che concilia con intelligenza i diversi ruoli. Tra i personaggi sono stati premiati invece Gad Lerner per le puntate della trasmissione ‘L’Infedele’ dedicate al tema della rappresentazione di genere. Stesse motivazioni anche per il premio attribuito a Raffaella Carretta, direttore del femminile ‘Gioia’ per "l’impronta diversa e variegata impressa al settimanale con la sua conduzione".

di Flora Cappelluti

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