COMUNICAZIONE. Rapporto Censis/Ucsi: i giovani si informano anche su Facebook

I consumi mediatici diventano sempre più personali e autogestiti, costruiti su misura surfando fra i siti internet delle televisioni e YouTube. L’informazione è frutto di un mix di fonti che vede al suo interno certamente i telegiornali ma sempre più spesso i motori di ricerca e Facebook, specialmente fra i più giovani -che fanno volare l’uso degli smartphone a fronte di una riduzione dell’uso del telefono cellulare in generale e del passaggio dall’uso degli apparecchi basic a quelli più sofisticati. Finalmente gli utenti della Rete superano la soglia del 50% della popolazione italiana. I giornali sono in crisi e hanno perso il 7% di lettori in due anni. E si afferma sempre più il press divide, ovvero il divario fra quanti hanno nella propria "dieta mediatica" i media a stampa e quanti non li hanno ancora o li hanno abbandonati perché quello che leggono non è su carta.

È la fotografia scattata dal IX Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione, che segue l’evoluzione del consumo dei media in Italia. Le fonti d’informazione sono diventate sempre più fai da te, i consumi sono personali e autogestiti, e il cambiamento passa attraverso la pluralità delle fonti, i social network e i giovani, che per informarsi usano i tg (69,2%) tanto quanto Google (65,7%) e Facebook (61,5%), e guardano la tv su YouTube (47,6%).

Sul versante Internet, finalmente si supera la soglia del 50% di utenti. Rileva il Censis: "Cresce l’utenza di Internet, che nel 2011 sfonda finalmente la soglia del 50% della popolazione italiana, attestandosi per l’esattezza al 53,1% (+6,1% rispetto al 2009). Il dato complessivo si spacca tra l’87,4% dei giovani (14-29 anni) e il 15,1% degli anziani (65-80 anni), tra il 72,2% dei soggetti più istruiti e il 37,7% di quelli meno scolarizzati".

Prosegue la crisi della carta stampata. I quotidiani a pagamento hanno perso il 7% di lettori tra il 2009 e il 2011 (-19,2% rispetto al 2007). Resistono invece i periodici e i settimanali, letti però soprattutto dalle donne. Tengono i libri – con differenze fra chi legge e chi no – non decollano gli ebook e rimane stabile la lettura delle testate giornalistiche online, che però "non si possono più considerare le versioni esclusive del giornalismo sul web, perché i diversi portali Internet di informazione contano oggi un’utenza pari al 36,6% degli italiani".

Se si attenua il digital divide, si afferma il press divide. "Ancora una volta – rileva la ricerca – è la fotografia di un Paese diviso in due: da una parte, il 54,4% di italiani che si accostano ai mezzi a stampa, accompagnati o meno da altri media (ma erano di più, il 60,7%, nel 2009); dall’altra, il 45,6% estraneo a questi media (ma erano di meno, il 39,3%, due anni fa). Che si tratti di persone che guardano solo la televisione oppure di raffinati acrobati del surfing su Internet, se leggono qualcosa lo fanno solo attraverso lo schermo. I giovani (14-29 anni) vivono abitualmente in rete (l’84,6%), ma sono proprio loro, con una quota del 53,3%, ad abbandonare maggiormente la lettura di testi a stampa".

La molteplicità di mezzi a disposizione consente di costruire palinsesti personalizzati. "È l’utente a spostarsi all’interno dell’ampio e variegato sistema dei mezzi di comunicazione per scegliere il contenuto che più gli interessa secondo le modalità e i tempi che più gli sono consoni: ognuno si costruisce una nicchia di consumi mediatici a misura di se stesso. Indipendentemente dall’uso del televisore, il 12,3% della popolazione attinge ai siti Internet delle emittenti tv per seguire i programmi prescelti, il 22,7% utilizza YouTube, il 17,5% segue programmi scaricati tramite il web da altre persone".

L’informazione diventa frutto di un mix di fonti che non passano più solo attraverso la televisione e i telegiornali, specialmente fra i giovani. "Nel mondo dell’informazione, la centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l’80,9% degli italiani li utilizza come fonte – rileva il Censis – Tra i giovani, però, il dato scende al 69,2%, avvicinandosi molto al 65,7% raggiunto dai motori di ricerca su Internet e al 61,5% di Facebook. A livello generale, al secondo posto si collocano i giornali radio (56,4%), poi i quotidiani (47,7%) e i periodici (46,5%). Dopo il televideo (45%), ci sono i motori di ricerca come Google (41,4%), i siti web di informazione (29,5%), Facebook (26,8%), i quotidiani on line (21,8%)".

Si usa internet soprattutto per trovare strade e località e per ascoltare musica, non per sbrigare pratiche pubbliche o prenotare visite mediche. "Quotidianamente immersi nel web", afferma la ricerca, "la funzione di Internet maggiormente utilizzata nella vita quotidiana, direttamente o per interposta persona, è quella che permette di trovare strade e località: il 37,9% lo ha fatto almeno una volta nell’ultimo mese, grazie anche a smartphone e tablet, specie nelle grandi città. Al secondo posto, ascoltare musica (26,5%). Anche l’home banking sembra aver preso piede definitivamente nel nostro Paese: lo svolgimento di operazioni bancarie tramite il web si colloca al terzo posto tra le attività maggiormente svolte (22,5%)". Non sono ancora di massa attività quali fare acquisti (19,3%), prenotare un viaggio (18%), comprare un libro o un dvd (6,2%) mentre azioni quali sbrigare pratiche con uffici amministrativi (9,7%) o prenotare una visita medica (3,9%) appaiono decisamente meno scelte dagli internauti.

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