CONCORRENZA. Antitrust apre indagine sulla corporate governance di banche e assicurazioni

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di avviare un’indagine conoscitiva sulla corporate governance di banche e assicurazioni, al fine di analizzare il rapporto tra concorrenza e corporate governance attraverso la ricostruzione di un quadro aggiornato degli assetti del governo societario delle imprese bancarie ed assicurative. L’attenzione sarà concentrata su elementi, anche di origine regolamentare, che possono influenzare il grado di contendibilità delle imprese, la natura e composizione degli organi sociali, compresi i comitati a composizione ristretta con funzioni di gestione o consultive, e alcuni aspetti della finanza d’impresa.

Si tratta di elementi che possono avere un impatto significativo sull’efficienza e sulle condizioni di concorrenza nei mercati finanziari, incidendo negativamente sull’incentivo alla ricerca dell’efficienza produttiva e al trasferimento dei conseguenti benefici ai consumatori.
Secondo l’Antitrust il grado di contendibilità di banche e assicurazioni è minore rispetto a quello di imprese di altri settori, a causa degli assetti azionari, dell’esistenza di strutture piramidali e della presenza di una fitta rete di partecipazioni incrociate e circolari e di consolidati legami personali.
La ridotta contendibilità acquista poi natura strutturale nel caso del credito cooperativo (banche popolari e banche di credito cooperativo) e delle cooperative o mutue assicuratrici, vista la specifica normativa che ne disciplina la governance.

Queste problematiche concorrenziali possono avere effetti di rilievo sotto il profilo antitrust anche nel settore della finanza d’impresa oltre che sull’intero sistema economico, considerata la natura "bancocentrica" dell’economia italiana: i legami tra soggetto finanziatore ed impresa beneficiaria possono infatti configurare una situazione di controllo di fatto del finanziatore nei confronti dell’impresa beneficiaria o facilitare il raggiungimento di equilibri non concorrenziali nei mercati in cui operano le imprese finanziate. Il rischio può essere accentuato dal fatto che i soggetti finanziatori sono in numero ridotto, spesso operano in pool e risultano uniti da numerosi legami finanziari e personali.

Secondo l’Autorità può facilitare il coordinamento delle condotte tra imprese o ridurre gli incentivi a competere, rendendo più probabile il raggiungimento di equilibri di mercato non concorrenziali.

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