CONCORRENZA. Antitrust: troppi intrecci personali e azionari nel settore finanziario italiano

Nel settore finanziario italiano ci sono intrecci personali e azionari fra concorrenti che non hanno riscontri in Europa. L’80% dei gruppi esaminati presenta, nei propri organismi di governance, soggetti con incarichi in gruppi concorrenti. Si tratta di "un azionariato, anche per le società quotate, spesso concentrato in capo a pochi soggetti e legato da patti, nonché una gestione caratterizzata da incarichi personali doppi o addirittura multipli in società concorrenti e da intrecci del tutto peculiari rispetto al resto d’Europa". È quanto ha rilevato l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato tracciando il quadro del settore finanziario italiano attraverso l’indagine conoscitiva sui rapporti tra concorrenza e corporate governance: l’indagine riguarda il quadro aggiornato degli assetti di governo societario di banche, compagnie assicurative e società di gestione del risparmio, quotate e non quotate, in Italia, evidenzia i punti di forza e i punti di debolezza del settore e suggerisce, anche alla luce dell’attuale crisi, i necessari interventi.

Secondo l’Autorità, informa una nota, la situazione attuale impone un’attenzione alta sulla corporate governance: occorre, infatti, esaminare criticamente i rischi impliciti che il fenomeno dei legami azionari e di incroci personali possono produrre. Secondo l’Antitrust serve un nuovo processo di regolazione, autoregolazione e modifiche statutarie che rappresentino innovazioni "sotto il profilo della trasparenza nei processi decisionali, della chiarezza nella attribuzione delle funzioni e responsabilità dei vari organi/comitati, nella eliminazione dei cumuli di ruoli e incarichi tra concorrenti, nonché nella definizione più puntuale dei requisiti per figure rilevanti come gli amministratori indipendenti".

Secondo l’Autorità è necessaria una completa informazione sull’assetto dell’azionariato dove caratterizzato da partecipazione tra concorrenti. "Per aumentare il livello di trasparenza, necessario per restituire fiducia nel sistema, occorre maggiore chiarezza – scrive l’Autorità in una nota – nella modalità di azione delle società nei processi di nomina, stesura dei bilanci, scelte di investimento da parte di azionisti essenziali quali le fondazioni".

L’Antitrust chiede modelli di governance più trasparenti anche perchè "il grado di concentrazione dell’azionariato spesso ravvisabile in capo ad un nucleo circoscritto di soci, talvolta legati da patti, appare molto alto anche per le società quotate". Le banche, scrive l’Autorità, presentano modelli proprietari diversi ma in tutti i casi esaminati "è stato evidenziato un indice di concentrazione dell’azionariato piuttosto elevato che porta a constatare un assetto del settore in esame scarsamente aperto in termini di contendibilità; ciò, se da un lato può garantire una maggiore continuità negli assetti delle società, dall’altro riduce la possibilità che vi siano cambiamenti negli assetti di governance in grado di raggiungere una maggiore efficienza".

Emerge dunque la necessità di ridurre i legami personali: "l’analisi indica come l’80% dei gruppi esaminati (pari al 96% dell’attivo totale del campione) presentino nei propri organismi di governance soggetti con incarichi in concorrenti". E si tratta di una condizione che non riguarda uno o due esponenti della governance ma può arrivare a coinvolgere anche un numero notevole di individui, fino a 16. Rileva dunque l’Antitrust: "L’anomalia rilevata in termini di incroci di ruoli rappresenta una peculiarità tutta italiana: è inesistente per le imprese quotate sulla borsa spagnola e su Euronext-Amsterdam, interessa solo il 26,7% delle società quotate su Euronext-Parigi, il 43,8% di quelle su Deutsche Borse e il 47,1% di quelle su London Stock Exchange. Il corrispondente dato per le società italiane quotate su Borsa Italiana si attesta, come detto, intorno all’80%".

Sul tema è intervenuta l’Ania per la quale l’analisi Antitrust "contiene molti spunti interessanti, su cui occorrerà riflettere". Rileva l’Ania: "Ribadiamo però che, nell’attuale crisi, le assicurazioni italiane si stanno dimostrando fra le più solide al mondo. Non ci pare dunque condivisibile l’analisi dell’Autorità, laddove essa individua negli assetti del mercato assicurativo e finanziario italiano un fattore di fragilità. Occorre piuttosto prendere atto che in ben più gravi difficoltà sono oggi proprio le assicurazioni e le istituzioni finanziarie di paesi che l’Autorità sembra indicare come riferimenti culturali cui ispirare la nostra azione e l’attività di regolazione".

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