CONCORRENZA. Appalti in concessione, segnalazione delle Autorità. Il commento dei consumatori

Le attuali normative in materia di affidamento dei lavori nell’ambito di concessioni pubbliche non favoriscono l’utilizzo di gare per l’assegnazione di appalti pubblici. I mercati mostrano un’oggettiva limitazione del numero e dell’importo dei lavori messi a gara, penalizzando così la concorrenza. Si registrano obiettivi squilibri sul piano concorrenziale, ai quali si ritiene che il legislatore debba porre opportuno rimedio. E’ quanto affermano l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e l’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici in una segnalazione inviata al Parlamento ed al Governo.

Secondo le Autorità la revisione della legge n. 109 del 1994 (Legge quadro in materia di lavori pubblici) dovrebbe avvenire quantomeno nel senso di imporre per qualsiasi fattispecie una percentuale minima di lavori da affidare a terzi a mezzo di procedure ad evidenza pubblica, ben più alta di quelle attuali. Indipendentemente da tale auspicata modifica normativa, le Autorità raccomandano in ogni caso e sin d’ora ai soggetti concessionari di ricorrere nella più alta misura possibile a procedure ad evidenza pubblica per l’affidamento di lavori, al fine di garantire un più ampio confronto concorrenziale.

Secondo il Portavoce Codacons Carlo Rienzi "La mancanza di concorrenza nel settore degli appalti produce evidenti danni ai consumatori Infatti tale squilibrio produce un aumento dei costi, aumento che inevitabilmente si riversa su prezzi e tariffe finali. E’ quanto mai necessario eliminare, anche dal punto di vista legislativo, le distorsioni che provocano tali squilibri. Solo aumentando la concorrenza in tutti i settori sarà infatti possibile arrivare una diminuzione di prezzi e tariffe, e a un reale vantaggio economico per la generalità dei consumatori".

 

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