CONCORRENZA. Autostrade, Commissione Ue avvia procedura di infrazione contro Italia

La Commissione europea ha dato il via libera alla procedura di infrazione contro l’Italia per violazione dei principi della libera circolazione dei capitali e della libertà di stabilimento in riferimento al nuovo regime delle concessioni autostradali. Il caso riguarda la fusione Autostrade-Abertis e le azioni messe in cantiere dal governo italiano. Qualora la Commissione non riceva una risposta soddisfacente alla lettera di messa in mora entro due mesi Bruxelles «può decidere di indirizzare all’Italia una richiesta formale di modifica della legislazione in questione (in forma di parere motivato, secondo stadio della procedura di infrazione). In particolare, la Commissione è «preoccupata che il nuovo sistema delle concessioni autostradali possa creare incertezza, scoraggiando così gli investitori».

«L’indeterminatezza – si legge nella lettera – degli obiettivi perseguiti con le disposizioni in questione e la mancanza di giustificazione delle misure adottate possono causare incertezze circa l’imminente rinegoziazione delle concessioni esistenti e pertanto il nuovo sistema può restringere abusivamente la libera circolazione dei capitali e il diritto di stabilimento sanciti dal trattato Ue (rispettivamente articoli 56 e 43)». Secondo Bruxelles «l’effetto restrittivo di queste disposizioni è rafforzato dalla minaccia di ritiro delle concessioni esistenti qualora non sia raggiunto un accordo tra le autorità italiane e i concessionari».

Nella lettera al governo italiano si passa in rassegna il caso della fusione Autostrade-Abertis. La normativa italiana in questione è il decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262 intitolato «Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria», e in particolare talune disposizioni dell’articolo 12 riguardante «la nuova disciplina relativa agli aggiornamenti tariffari del settore autostradale e il rafforzamento dei poteri regolamentari dell’Anas», l’autorità italiana di regolamentazione del settore autostradale. Riguardo al nuovo regime concessorio, «non vengono indicati né gli obiettivi perseguiti con le disposizioni in questione, né la giustificazione o eventuali motivi imperiosi di interesse pubblico che avrebbero determinato le misure adottate». Ciò, secondo Bruxelles, potrebbe ostacolare l’attuazione delle nuove disposizioni per la rinegoziazione delle concessioni esistenti.

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