CONCORRENZA. Caro biberon, Tar Lazio conferma multe Antitrust

Il Tar del Lazio ha confermato le multe dell’Antitrust inflitte ad alcune società produttrici di latte per l’infanzia. I ricorsi proposti da Milte Italia Humana Italia, Heinz Italia, Plada, Nutricia Italia e Nestlé Italiana sono stati così respinti. Le società contestavano le multe inflitte nell’ottobre scorso dall’autorità garante della concorrenza e del mercato che le ritenne responsabili di una intesa restrittiva della concorrenza con riferimento ai livelli di prezzi imposti. Complessivamente ammontarono a quasi 10 milioni di euro le sanzioni inflitte dall’antitrust. In particolare Heinz fu multata per 79 mila euro; Plada per 3 milioni e 22 mila euro; Nestlé per 3 milioni e 300 mila euro, Nutricia per 629 mila euro, Humana per 1 milioni e 377 mila euro, e Milte per 198 mila euro.

Per l’autorità, queste società avevano dato vita a "un’intesa restrittiva – si legge nel provvedimento – della concorrenza nel periodo 2000-2004, concordando il mantenimento di elevati livelli di prezzo per il latte per l’infanzia. Le accuse in questione si riferivano soprattutto all’alto prezzo di vendita, rispetto alla media europea, del latte definito "di partenza e di proseguimento". L’Antitrust sanzionò le società a conclusione di una istruttoria nata dopo varie segnalazioni di consumatori. In particolare fu rilevato che la differenza tra i prezzi italiani e i correlativi prezzi all’estero era per il latte di partenza e nella maggioranza dei casi, maggiore del 150% con punte di oltre il 300% nonché maggiore del 100% e con punte di oltre 200% per il latte di proseguimento.

Ieri Lega Consumatori Acli Toscana era intervenuta in difesa del provvedimento dell’Antitrust perché fosse confermata la multa nei confronti di chi ha posto in essere un cartello che ha portato le famiglie italiane a spendere per il latte in polvere fino al 300% in più rispetto ad altri paesi europei. "Accogliamo la decisione del Tar con viva soddisfazione – ha commentato Linda Grilli, responsabile di SOS Mamma di Lega Consumatori Acli Toscana – da anni denunciamo le pratiche commerciali scorrette delle multinazionali del latte in polvere. Già nel marzo del 2000 il Garante aveva multato le ditte produttrici di latte, colpevoli di aver stretto un accordo sui prezzi. La nostra indagine aveva evidenziato che poco o nulla era cambiato da allora. Adesso il Tar ci dà finalmente ragione."

Molto però resta ancora da fare, secondo l’associazione. "E’ necessario – si legge in una nota – che i ministri della Salute e delle Attività Produttive intervengano con una legge rigorosa, che possa evitare nuove speculazioni sulla salute dei più piccoli e sul portafogli dei loro genitori. La vera risposta al caro-biberon, infatti, va ricercata nella promozione, sostegno e protezione dell’allattamento materno: oltre il 95% delle donne, infatti, è in grado di allattare al seno i propri figli.

A giugno 2004 Lega Consumatori, insieme alle altre associazioni di tutela dei consumatori aderenti al CNCU, aveva chiesto l’applicazione del Codice Internazionale OMS/Unicef sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, un documento adottato dall’Italia nel 1981 allo scopo di proteggere la salute dell’infanzia, sanzionando la scorretta commercializzazione ed ogni forma di promozione dei sostituti del latte materno. "In realtà – prosegue Linda Grilli – il nuovo decreto sulla pubblicità dei latti artificiali, il DM 46/05 entrato in vigore lo scorso 20 aprile, non solo è lontano anni luce dal recepire le raccomandazioni del Codice, ma addirittura non apporta significativi cambiamenti nemmeno rispetto al precedente Decreto Ministeriale n. 500 del 6 aprile 1994.

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