CONCORRENZA. Catricalà (Antitrust): “Non abbasseremo la guardia”

ROMA. HC ha intervistato il presidente dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato Antonio Catricalà: il bilancio di un anno di attività, l’impegno in favore dei consumatori, le proposte per aumentare la tutela dei consumatori. E l’impegno per il 2010: "La crisi è ancora in corso, non abbasseremo la guardia nei settori più delicati per la vita dei consumatori".

Può tracciare un bilancio di fine anno dell’attività svolta dall’Autorità Antitrust: quali sono le azioni principali che hanno caratterizzato l’azione Antitrust del 2009?

E’ stato un anno difficile perché la crisi economica ha ampliato gli effetti dei comportamenti aziendali anti-concorrenziali o scorretti sulle tasche dei cittadini. Per questo abbiamo posto particolare attenzione ai settori che impattano direttamente sulla vita quotidiana dei consumatori. Due esempi: nell’anno che sta per chiudersi abbiamo terminato l’istruttoria nei confronti delle aziende produttrici di pasta, accertando l’esistenza di un’intesa sui prezzi. Il Tar ha confermato le sanzioni e, soprattutto, ha confermato che gli accordi a danno dei consumatori non erano una nostra fantasia ma la realtà. Abbiamo inoltre sanzionato per pratiche commerciali scorrette le aziende elettriche che si sono contese il mercato a danno degli utenti, pubblicizzando offerte diverse dalle condizioni realmente praticate o addirittura stipulando contratti all’insaputa dei consumatori. Si tratta di un fenomeno che conferma come, anche nei settori liberalizzati, l’Autorità abbia un ruolo fondamentale per evitare che la concorrenza venga fatta a danno dei cittadini.

L’Antitrust è molto attiva nel sanzionare pratiche commerciali scorrette e pubblicità ingannevoli: secondo lei, l’entità delle sanzioni e la tempestività con cui arrivano rappresentano un limite? E cosa farebbe al riguardo?

Il massimo edittale di 500mila euro previsto per le pratiche commerciali scorrette può essere scarsamente deterrente quando le pratiche vengono messe in atto da grandi aziende, sono particolarmente gravi e coinvolgono una moltitudine di consumatori mentre è sicuramente adeguato per le piccole e medie aziende. Tuttavia non credo che la sanzione sia l’unico strumento da attivare per tutelare al meglio i cittadini. Dobbiamo potere fare di più in termini di prevenzione: avevo avanzato l’idea di una sorta di ‘bollino blu’ per le pubblicità sottoposte a un parere preventivo dell’Autorità ma la mia proposta si è scontrata con le esigenze di velocità, pianificazione e programmazione degli spot o dei cartelli pubblicitari da parte delle aziende. Intendiamo sfruttare di più lo strumento della moral suasion: a volte è un’arma più utile della sanzione per evitare danni ai consumatori e indurre a comportamenti più corretti. Faccio un esempio che riguarda la vita di tutti i giorni: alcuni supermercati fanno pagare i sacchetti della spesa senza però pubblicizzare il prezzo. In questo modo si impedisce al consumatore di scegliere se portarsi il sacchetto da casa, riciclandolo, o invece pagare un sacchetto nuovo. E’ un comportamento sanzionabile ma forse, piuttosto che dare una multa al negozio, è preferibile convincerlo a mettere un cartello che avverta dei costi aggiuntivi.
Quanto alla tempestività, non credo si possa imputare nulla alla nostra struttura: spesso sono le parti a chiedere una proroga a difesa e non possiamo negarla perché nel nostro Paese esiste, fortunatamente, il diritto al contraddittorio.
Piuttosto ritengo che si potrebbero trovare ulteriori strumenti per rendere il nostro intervento maggiormente tempestivo: se ad esempio una campagna pubblicitaria è appena iniziata e l’Antitrust avvia una procedura, l’azienda deve avere la possibilità di ritirarla volontariamente ottenendo così la chiusura dell’istruttoria senza sanzioni. Il nostro obiettivo non devono essere le multe ma la tutela dei consumatori.

Qual è il rapporto dell’Autorità con le associazioni dei consumatori?

Ottimo, sono i nostri principali alleati. Senza il loro aiuto non avremmo potuto avviare tante istruttorie fondamentali per i diritti dei cittadini. Come tutti i rapporti è però perfettibile: credo sia necessario moltiplicare i momenti di confronto perché lo scambio di esperienze e conoscenze ci consentirebbe di affilare le armi per tutelare meglio i consumatori.

Cosa farebbe per tutelare sempre di più i consumatori e per rendere più incisiva l’azione Antitrust anche ipotizzando provvedimenti eventualmente "impopolari"?

Se per "impopolari" si intendono provvedimenti shock, buoni solo per rafforzare l’immagine dell’Antitrust come paladino dei consumatori, rispondo di non essere interessato. So che a volte vengo criticato da alcune associazioni dei consumatori perché comminiamo sanzioni troppo basse. Dalle aziende ricevo critiche opposte perché se si va a vedere la somma delle sanzioni comminate è tutt’altro che irrisoria. Bisogna prevenire e sarebbe essenziale darci la possibilità di eliminare dai contratti di massa, come i biglietti per i mezzi di trasporto, le assicurazioni, i moduli per i finanziamenti, tutte le clausole vessatorie. Un’azione di questo genere taglierebbe l’erba sotto i piedi alle aziende che vogliono approfittare della loro forza contrattuale. Inoltre, se l’obiettivo è quello di tutelare davvero i consumatori, bisogna soprattutto cambiare la cultura aziendale e aumentare il livello di consapevolezza dei cittadini: siamo quotidianamente impegnati nelle scuole, nei convegni, nelle aule universitarie, per spiegare il valore della concorrenza e della correttezza commerciale. Senza questo salto culturale non c’è azione repressiva che basti.

Quali sono le linee d’azione future cui si ispirerà l’Antitrust nel 2010?

La crisi è ancora in corso, non abbasseremo la guardia nei settori più delicati per la vita dei consumatori. Dobbiamo concludere molte istruttorie avviate nel 2009 che possono avere impatto sui prezzi al consumo. Spiegare l’impatto di un’intesa sui prezzi della pasta è semplice, veicolare quello di un possibile accordo nel settore del trasporto delle merci è più difficile. Ma alla fine il conto lo pagano sempre i cittadini. Noi lavoriamo per ridurlo.

 

a cura di Sabrina Bergamini

Comments are closed.