CONCORRENZA. Gli ordini professionali in Italia resistono alle liberalizzazioni. Indagine Antitrust

Gli ordini professionali in Italia tendono a conservarsi o comunque a non aprirsi alle spinte innovative. Dall’indagine conoscitiva sui codici deontologici di 13 ordini professionali del nostro Paese, avviata dall’Antitrust a gennaio 2007, è emersa proprio la scarsa propensione delle categorie ad aprirsi ai principi concorrenziali. In particolare, l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha riscontrato una diffusa resistenza ai principi di liberalizzazione introdotti dalla legge Bersani.

Prima di tutto l’Antitrust precisa che gli ordini sono stati agevolati dalla legge di conversione del decreto Bersani che invece di introdurre il divieto delle tariffe minime e fisse, ne ha introdotta la non obbligatorietà. Dunque quasi tutte le categorie le hanno lasciate come riferimento o orientamento dei prezzi. Molte resistenze si sono rifatte al rispetto del "decoro" della professione che imporrebbe la parcella. Per l’Autorità, "la nozione di decoro dovrebbe essere inserita, invece, nei codici di autoregolamentazione esclusivamente come elemento che incentivi la concorrenza tra professionisti e rafforzi i doveri di correttezza professionale nei confronti della clientela e non per guidare i comportamenti economici dei professionisti".

Per quanto riguarda l’accesso alle professioni, l’Antitrust ha auspicato l’istituzione di corsi universitari che consentano di conseguire direttamente l’abilitazione all’esercizio della professione. Il tirocinio dovrebbe poi essere proporzionato alle esigenze di apprendimento pratico e dovrebbe essere svolto durante i corsi di studio.

Sarebbe, inoltre, opportuno, secondo l’Autorità, che gli organi di Governo degli ordini non siano più espressione esclusiva degli appartenenti, ma siano composti anche da soggetti estranei agli ordini stessi.

In materia di pubblicità, quasi tutti i codici deontologici esaminati, non hanno recepito i principi concorrenziali previsti dall’Antitrust, come la diffusione di messaggi pubblicitari comparativi o l’eliminazione dei limiti relativi ai mezzi di diffusione o al contenuto delle pubblicità. Soltanto alcune categorie, quali i geometri, i periti industriali e i farmacisti, hanno adeguato i propri codici di condotta. Gli avvocati e i notai vietano ai propri iscritti di pubblicizzare i compensi, i geologi non permettono di utilizzare determinati mezzi di diffusione. Alcuni ordini prevedono un potere di controllo autorizzatorio e preventivo mentre la legge Bersani si limita a prevedere una verifica successiva alla diffusione del messaggio pubblicitario. In alcuni codici è stata infine prevista la facoltà o l’obbligo di trasmissione della pubblicità, contestuale o successiva alla diffusione, all’organismo di controllo deontologico (farmacisti, psicologi, geologi, avvocati per i messaggi diffusi sul web).

Le conclusioni dell’Antitrust sono dunque verso:

  • l’abolizione delle tariffe minime o fisse;
  • l’abrogazione del potere di verifica della trasparenza e veridicità della pubblicità esercitabile dagli ordini;
  • l’istituzione di lauree abilitanti che includono lo svolgimento del tirocinio;
  • la presenza di soggetti terzi negli organi di Governo degli ordini.

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