CONCORRENZA. Microsoft verrà assistita dall’Ue nel modificare l’abuso di posizione dominante

La Commissione europea assisterà tecnicamente Microsoft, per assicurare che questa rispetti la decisione presa dall’Ue nel 2004 contro l’abuso di posizione dominante dell’azienda. Microsoft è tenuta a comunicare tutte le informazione che dimostrano il cambio di comportamento e la sua interoperabilità. Intanto sono già stati forniti una serie di dati e soggetti terzi sono già in grado di far valere i propri diritti davanti ai Tribunali nazionali.

Free Software Foundation Europe ha annunciato che supporterà l’indagine antitrust della Commissione Europea contro Microsoft e a questo fine ha richiesto formalmente di essere ammessa come terza parte interessata.

L’indagine è partita il 16 gennaio quando il DG alla Concorrenza della Commissione Europea ha comunicato di aver rilasciato una dichiarazione di opposizione in riferimento al mancato rispetto degli standard web da parte di Microsoft e all’unione di Internet Explorer (IE) con la
famiglia di prodotti del sistema operativo Windows. L’azione è basata su un reclamo, che FSFE ha sostenuto pubblicamente nel 2007, presentato da Opera, un’azienda europea impegnata nello sviluppo di browser web.

FSFE ritiene inaccettabile il comportamento anti-concorrenziale, sia che si esplichi nell’ "unione" di prodotti, o nell’aggiramento degli
standard e dell’equo accesso. FSFE cercherà di sostenere tutti i processi che garantiscono la concorrenza e favoriscono l’innovazione.

Il Presidente di FSFE Georg Greve ha commentato: "La legge antitrust deve intervenire quando si verifica un costante ed enorme abuso di una posizione dominante che sta danneggiando la concorrenza in altri settori. Nel caso specifico, Microsoft ha prima usato il monopolio sulla
piattaforma per creare un’artificiale ubiquità per Internet Explorer, e poi ha modificato gli standard col duplice obiettivo di distorcere la
compatibilità e la concorrenza."

"Le decisioni progettuali di dare a IE una migliore integrazione rispetto ai browser alternativi e di cambiare gli standard web in modi non documentati non erano giustificate da esigenze tecnologiche. Le conseguenze che hanno reso necessario l’intervento della Commissione
Europea erano programmate, non involontarie" ha concluso Greve.

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