CONSUMI. Acqua: se ne perde quasi un terzo

Focus sull’acqua: la spesa media annua per utenza domestica, per un consumo di 200 mc, è pari a 255,4 euro nel 2006. Dieci anni fa era di poco più di 158 euro: fra il 1996 e il 2006 il totale degli aumenti è pari a poco più di 97 euro (oltre il 61%). In generale nelle città dove il costo dell’acqua è più alto il consumo risulta più basso. E gli acquedotti necessitano di una più efficace gestione sul versante dell’efficienza: in media oltre il 29% di acqua potabile va persa (ma ci sono città dove il dato supera il 50%). Sono i dati che emergono dalla VI Indagine nazionale sul servizio idrico, tariffe e qualità dell’acqua, realizzata dall’Osservatorio nazionale tariffe e servizi della Federconsumatori nazionale e presentata oggi a Roma. La situazione idrica del nostro Paese richiede infatti interventi strutturali sul versante degli investimenti nel servizio idrico integrato ma anche una modifica dei comportamenti tesi a valorizzare la risorsa idrica. L’indagine ha preso in esame un campione di 46 città italiane a livello nazionale ed è stata effettuata sull’elaborazione dei dati rilevati fra novembre 2004 e giugno 2006.

Emerge, in generale, che nelle città dove il costo dell’acqua è più alto – rileva Federconsumatori – il consumo è più basso. Così anche in presenza di situazioni idrogeologiche abbastanza simili, o magari di città la cui gestione del servizio idrico è affidato alla stessa azienda (come nel caso di Piacenza, Parma e Reggio Emilia), ma con tariffe sensibilmente diversificate, i consumi decrescono al crescere delle tariffe. Quindi – conclude la ricerca – il costo diventa uno strumento che influisce sui comportamenti dei cittadini consumatori relativi al risparmio. La ricerca evidenzia che gli acquedotti italiani hanno bisogno di una gestione più efficace sul versante dell’efficienza delle reti: servono investimenti per ridurre le perdite di acqua potabile che dall’indagine si attesta come dato medio nazionale al 29,4%. Ma in alcuni casi oltre il 50% dell’acqua immessa in rete va in perdita: fra i casi più eclatanti ci sono Campobasso, Latina, Bari, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto.

L’indagine stima la spesa annua di una famiglia con diversi ipotesi di consumo a seconda delle diverse città. Le famiglie poco numerose (una o due persone) che hanno un consumo di acqua modesto spendono di più se abitano a Asti, Arezzo, Teramo, Ferrara o Livorno e spendono meno se abitano a Benevento o Piacenza. La famiglia più numerosa che consuma sui 200 mc/anno spende di più se abita a Asti, Arezzo e Livorno mentre spende meno se abita a Milano, Benevento o Gorizia. E si sono evidenziati incrementi percentuali di tariffa per famiglia media, adottati nel 2005 rispetto al 2004, spesso non modesti: a Modena del 29%, a Parma del 13%, a Siena del 12% per un consumo medio di 200 mc annui per utenza domestica.

Delle 46 città capoluogo delle quali sono stati esaminati i servizi idrici, 41 appartengono a un territorio nel quale sono stati costituiti gli Ambiti Territoriali Ottimali, in 35 sono stati approvati i Piani d’Ambito e in 33 sono stati approvati i Piani Tariffari. La ricerca evidenzia "l’infinità di diversificazioni esistenti fra le tariffe applicate nelle varie città sia come valore economico e soprattutto come metodo tariffario". Si avverte, rileva Federconsumatori, la necessità di una Autorità che operi a livello nazionale, che disciplini la metodologia e i criteri di calcolo delle tariffe idriche. Delle 46 città dell’indagine, 15 hanno tariffe suddivise in 3 scaglioni, in 31 città viene applicato un quarto scaglione e di queste 16 hanno anche un quinto scaglione. Nello scaglione definito a "tariffa agevolata" le città dove l’acqua costa più cara sono Ferrara, Ravenna, Teramo (oltre 60 centesimi di euro al metro cubo) e le città dove l’acqua è più economica sono Milano, Piacenza e Venezia (meno di 10 centesimi di euro al metro cubo). Nello scaglione a "tariffa base", le città dove l’acqua è più cara sono Forlì, Teramo e Livorno (oltre 90 eurocents/mc). Le città dove si rischia di pagare l’acqua più cara, nello scaglione di massima eccedenza, sono Siena e Arezzo. Delle 46 città esaminate, in 29 non sono previste agevolazioni tariffarie per fasce sociali deboli e in 17 sono previste. Fra le proposte di Federconsumatori, c’è dunque la necessità di "istituire un’Authority per il servizio idrico integrato nell’ambito del processo di riordino delle Authority di settore" e quello di "uniformare il sistema tariffario, renderlo più comprensibile per gli utenti e capace di ‘premiare’ le utenze che usano la risorsa acqua con oculatezza e risparmio".

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